Decine di morti e non è una faida

Riuscitissima presentazione al pubblico cosentino del volume “Al di là della Mala. Quando la ‘ndrangheta c’entra poco o niente” dei giornalisti Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti. Nel bastione della Casa delle Culture (esperimento di contaminazione e partecipazione associativa negli anni che furono e ora spazio da rivitalizzare urgentemente, nonostante la “normalizzazione” impostale), i due autori hanno spesso lasciato la parola alle concrete realtà territoriali che si battono contro gli illeciti riguardanti lo smaltimento dei rifiuti, la cervellotica pianificazione industriale, l’interramento dei veleni e l’entrata a gamba tesa delle grandi multinazionali, che prendono a “tre un soldo” i pezzi di un tessuto socioeconomico in ginocchio.
La misura della locandina spiega bene che cosa stia succedendo: decine di realtà territoriali che sul crinale dei beni comuni sanno creare mobilitazione locale, con una meditata tenacia che se ne infischia dell’indifferenza di potentati mediatici, economici e politici. Il punto nodale del libro è che non è la deprecatissima malavita calabrese a muovere i fili dei fatti e delle inchieste che gli autori propongono, ma operazioni commerciali sulla carta realizzate da imprenditori, da cartelli industriali, amministrazioni regolarmente elette -la misura di detta regolarità non ci soddisfa se ci basiamo sulle conseguenze pratiche del loro operato o sulle modalità di gestione o propaganda delle campagne elettorali a cui la nostra storia ci ha spesso abituato.
Dionesalvi unisce la caratteristica genuinità argomentativa e la freschezza che dona e gli torna in dono (d)all’affetto della sua città -quella in cammino, probabilmente meno quella in poltrona- con una sincera lucidità d’analisi e la rappresentazione attendibile delle vertenze sociali in atto. Frequenti i diffusi intermezzi di Messinetti, che peraltro ha modo di ringraziare la rivista (il Manifesto) per cui tutti i pezzi sono usciti negli anni -va da sè, però, che scorrerli uno via l’altro è discorso assai diverso. Ci permettiamo di suggerire una lettura itinerante del volume, per il lettore e per i suoi stessi autori. Volta per volta, nei luoghi presi in considerazione, con le popolazioni interessate (quelle che hanno scelto un profilo di partecipazione e quelle che hanno “snobbato” le istanze conflittuali delle diverse realtà).
Pronti a saggiare millimetro per millimetro se vi siano state migliorie oppure peggioramenti, speculazioni oppure “compensazioni”. E lasciando a casa il buonismo benecomunista, che riempie i palazzetti dello sport un giorno all’anno e lascia i tumori in metastasi i restanti 364. I due “cronisti” non ambiscono ad eguagliare, nella ricostruzione teorica, il Foucault de “La nascita della biopolitica” o, nell’esposizione giornalistica, il malinconico realismo della Rai che fu. Però fanno un lavoro denso, nutrito, che evidenzia temi. E, tacendo tutti gli altri, è già questo merito che va riconosciuto ad “AL DI LA’ DELLA MALA”. Il lato oscuro della Calabria predatoria. Riportato, finalmente e almeno, alla controluce di chi non si arrende.
Domenico Bilotti
approccicritici.blogspot.it  8 febbraio 2014

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