QUI LAUROPOLI. Io, prof nel paese senza un cinema

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Mi racconti com’è una tua giornata tipo a scuola?
Ho la fortuna di lavorare in una scuola meravigliosa. Non mancano i momenti difficili, come in tutti gli ambienti umani. Ma la nostra è davvero una scuola straordinaria nella sua normalità. Si respira un clima sereno. I genitori ci rispettano. Si sente spesso suonare e cantare, nei corridoi. Ed è frequente vedere i ragazzi che provano le scene per gli spettacoli teatrali preparati dalle colleghe e dai colleghi. C’è una tradizione tutta nostra di sensibilità per la musica e il teatro. Lo dobbiamo a un grande insegnante, il compianto collega Alfonso Curto, che a Lauropoli ha lasciato una traccia culturale indelebile. Sulla sua scia, curiamo molto l’insegnamento delle arti e della storia locale. Ho trovato dunque terreno favorevole. Ogni mattina entro in aula dalla finestra, come Robin Hood. È un’abitudine che ho preso negli anni della riforma Moratti, quando per aggirare il carico burocratico e il clima di spionaggio diffuso, tipici della scuola-azienda, preferivo entrare dalla finestra. Attraversando la porta principale, aggredito da adempimenti inutili e occhiate sospettose, in classe sarei arrivato avvelenato. Ed è importante svolgere questo lavoro senza tensione. Oggi continuo a farlo, più per veder sorridere i ragazzi che per necessità di resistenza. Sono fortunato perché mi assegnano sempre classi al piano terra. Appena mi vedono, i ragazzi si “scialano”. Sono i discendenti dei Sibariti, predisposti alla gioia. Ci divertiamo molto insieme. È uno studio ludico. Li porto spesso a studiare all’aperto. E loro sanno che a prescindere dal luogo in cui apriamo i libri, la lezione è un’attività da prendere sul serio. Comunque per me il giorno più bello dell’anno è il primo di aprile, quando mi diverto a fare il pesce d’aprile ai colleghi, alla preside e ai ragazzi. Scherzi bonari, ma diabolici!
Qual è il tuo ruolo e quello della scuola e cosa significa fare l’insegnante in posti difficili come Cassano?
Oggi rimane solo il mito negativo di Cassano che francamente non meriterebbe questo stigma. È più difficile lavorare nel centro di Cosenza dove hai davanti a te ragazzini spesso figli di famiglie tenute insieme con la saliva, formate da genitori cresciuti nell’edonismo degli anni ottanta, oggi depressi dal depauperamento. In realtà non è per niente difficile lavorare tra il Pollino e la Sibaritide, perlomeno non lo è più oggi. Quando 15 anni fa arrivai a Lauropoli, in questa grossa frazione di Cassano, sembrava la Chicago degli anni di piombo. C’era la guerra di mafia in corso. Carabinieri con i mitra spianati davanti la scuola, check point ovunque, lutti continui, situazioni drammatiche. Oggi il contesto è cambiato. Il quadro sociale rimane carico di contraddizioni. Ci sono tantissime famiglie sotto la soglia d’indigenza. Ma c’è anche tanta laboriosità. La quasi totalità della gente, qui, vive di attività onestissime. Non c’è un cinema, non esistono strutture pubbliche per l’aggregazione dei ragazzi. Le parrocchie fanno quel che possono. La scuola e poche associazioni sono gli unici presìdi democratici sul territorio. Ce ne accorgiamo perché i nostri ex alunni tornano da noi tutti i giorni. Provano nostalgia per il rapporto umano che hanno conosciuto tra le mura della nostra scuola, ma la loro è anche una mancanza di altri punti di riferimento.
Il ricordo di un momento difficile e di uno particolarmente emozionante nella tua carriera di prof.
Quando ho compiuto 40 anni, i ragazzi mi hanno preparato una festa a sorpresa. Insegnavo in una terza media. Quella mattina sono arrivato a scuola alla prima ora, faceva un freddo tremendo. Ho sempre vietato ai ragazzi di farmi dei regali. È illegale, immorale, inopportuno. Però quella era una mattinata eccezionale. Loro mi aspettavano all’ingresso con un regalo, ma prima di consegnarmelo, hanno preteso che io superassi delle prove iniziatiche, una specie di caccia al tesoro. M’è toccato andare su e giù per la scuola. Alla fine ho dovuto persino compiere diversi giri di corsa intorno all’edificio. Quello sì che è stato un “momento difficile”. Comunque ne valse la pena. Alla fine mi consegnarono il regalo: un album di fotografie, formato matrimonio, con le immagini delle giornate più belle trascorse insieme. A parte gli scherzi, sono andato in crisi tutte le volte che il sistema scolastico, in nome dell’ossessione normativa e del formalismo ipocrita, mi ha chiesto di andare contro i miei principi, nel rapporto coi ragazzi. Poche volte, per fortuna. Il momento più emozionante? Nel novembre 2002, quando sono tornato a scuola dopo l’arresto per l’operazione della procura di Cosenza contro il “sud ribelle”. Appena arrivai, uno dei miei alunni mi vide e corse ad avvisare tutti gli altri della mia presenza. Ci fu un boato, le porte delle aule si aprirono, i colleghi non riuscivano a fermarli: tutti i ragazzi uscirono nei corridoi urlando, mi abbracciarono come se avessimo segnato un gol. Mi misi a piangere.
Com’è la Calabria vista da Cassano?
Bella, bellissima, ma dannata e maledetta, come una prostituta che ama lasciarsi sottomettere ogni giorno e ogni notte, per tornare rassegnata a lamentarsi all’alba del giorno dopo, senza però ribellarsi al proprio padrone.
Cosa ti insegnano i tuoi studenti?
Da loro imparo a parlare con semplicità, a conservare la mia componente istintiva. Soprattutto mi costringono a mettermi ogni giorno in discussione. E grazie a loro coltivo l’attitudine al gioco.
Che risultati avete ottenuto sul piano della dispersione scolastica?
Eccellenti. Quindici anni fa, nella sola Timpone Rosso, 22 ragazzi disertavano le lezioni. Oggi frequentano tutti. Ci siamo riusciti col più potente degli strumenti: la parola. Siamo andati a casa, abbiamo parlato con i ragazzi e i loro genitori.
Quanto ti piace il tuo lavoro, vorresti cambiarlo?
Mi piace stare con i ragazzi, insegnare, imparare, giocare con loro. Adoro vivere momenti conviviali con i colleghi e il resto del personale della scuola. Detesto però il sistema scolastico. Se ci fosse dignità nel giornalismo, forse tornerei a fare questo lavoro. Ma di sicuro rimpiangerei la straordinaria carica umana che solo nella scuola si può trovare. Comunque mi sembra improbabile che ci sia un editore disposto a pagare per le cose che scrivo.
Ci sono insegnanti che da queste scuole scappano, altri che resistono gestendo lo stretto ordinario. Tu potresti andare via ma rimani. Perché?
Perché sono un ultrà, m’innamoro dei luoghi e dei contesti umani. Sono innamorato di Lauropoli e della Sibaritide. Perché sono orgoglioso di quel che, insieme ai colleghi e alla preside, abbiamo costruito in questi anni. Perché temo l’ambiente della mia città, non tanto i suoi quartieri popolari con cui vivo in grande empatia, ma la sua borghesia sì che la temo, anzi la detesto.
Come lo vedi il futuro di questi ragazzi?
Brutto, precario, complesso, carico di insidie. E per scongiurare il rischio che ne divengano vittime, hanno solo una possibilità: studiare. Quindi vivere con gioia, cercando una felicità che solo nei rapporti umani si può realizzare. E se vogliono evitare di emigrare o rassegnarsi, spero che si ribellino!
Benedetta Caira
Cronache delle Calabrie, 20 dicembre 2016
2 Comments
  • Giuseppe Peluso
    dicembre 21, 2016

    Ciao prof.

    sono appena tornato a casa da Milano per le vacanze natalizie e dopo il pranzo di ben tornato mi imbatto in questa intervista bellissima al prof. Dionesalvo. Io nel 2002 ero tra i ragazzi che sono usciti dalle aule per venirti a salutare!

    Il tuo approccio alle cose della vita, in quella particolare fase e in quel momento storico così delicato, ha contribuito a lasciare un segno indelebile nelle vite di tutti.
    Ne approfitto per ringraziarti, ora, dopo quindici anni, per quello che sei stato e per ciò che sicuramente sarai per i ragazzi e il paese tutto.

    Grazie e buon lavoro.

    Con affetto,

    Giuseppe Peluso

  • Rocco Nicoletti
    maggio 17, 2017

    Ciao Claudio sono Rocco. ..volevo semplicemente farti i complimenti per l intervista appena letta…per quel poco che ti conosco tocco con mano la passione che metti in ogni passo che fai della tua giornata…durante la lettura dell’intervista non posso negare la nostalgia che ho avuto di Lauropoli …per pochi minuti mi hai catapultato in quel posto meraviglioso che pochi sanno riconoscere…ho rivisto tutti gli alunni i colleghi e la preside…le arance per strada raccolte fugacemente…la velocità sull’autostrada insomma un anno intero trascorso a Lauropoli…un forte abbraccio dai casali del manco
    e forza lupi.

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