Analfabeti verso l’Europa

Nella Cosenza ambiziosa ed “europea” esistono ancora quasi settanta ragazzi che non sanno nemmeno cosa sia la scuola. È questo il dato inquietante emerso da una ricerca sul campo, effettuata dal professor Francesco Gaudio, impiegato della Biblioteca dei ragazzi e dalla signora Maria Cristina Mosciaro, operatrice della ludoteca “il mondo di OZ”. «Non si tratta di un lavoro statistico o sociologico – afferma il professor Gaudio –, abbiamo avviato questo studio nell’ottobre dello scorso anno. Ci siamo muniti della lista dei residenti a Cosenza, nati dal 1983 al 1991. Si tratta di circa 7mila persone. Poi abbiamo chiesto alle scuole cittadine gli elenchi degli iscritti. Appena ottenute affermazioni degli istituti scolastici sui casi di dispersione, abbiamo confrontato il numero dei residenti con quello degli iscritti. Infine, siamo andati porta per porta a contattare le famiglie dei ragazzi che hanno abbandonato gli studi prima dell’età di 14 anni, prevista dalla legge».
Ciccio Gaudio ha un passato da docente precario e ha maturato una forte sensibilità verso gli alunni provenienti dagli strati più deboli. L’impiegato maneggia in modo nervoso le cartelle della ricerca e dichiara con tono severo: «È un quadro allarmante. Questi ragazzi sono andati a scuola fino alla quinta elementare. Poi hanno rinunciato. Abbiamo provveduto a coprire con il più stretto segreto i nomi, ma provengono tutti da famiglie povere e disagiate. I loro padri sono disoccupati o in carcere. Hanno fratelli e sorelle tossicodipendenti. Dobbiamo verificare ancora una trentina di casi, ma siamo certi che il numero dei ragazzi che hanno rinunciato a frequentare la scuola in tenera età è destinato ad aumentare».
«Provengono da quartieri a rischio – aggiunge Maria Cristina Mosciaro –. Soprattutto da via Popilia e dal centro storico. Molti sono Rom. La dispersione aumenterebbe, se non ci fossero Case Famiglia come quelle di via Asmara, la Motta e Vergini, perché solo queste strutture provvedono a seguire i giovani indigenti nelle loro difficoltà quotidiane». «Abbiamo scoperto situazioni incredibili – ribadisce Gaudio – Mamme che ritirano le figlie dalla scuola, quando diventano “signorine”, cioè dopo il primo ciclo mestruale. Si tratta di una vecchia consuetudine che oggi diventa assurda. Tra i nati nel 1983 abbiamo trovato numerosi ragazzi che non si sono iscritti. Per esempio: Michele, abitante nel centro storico. Il padre è analfabeta e disoccupato. La madre non lavora e ha frequentato fino alla quinta elementare. Anche il primo fratello si è fermato al primo anno di scuola media. Gli altri due fratelli sono in grado di leggere e scrivere, ma non sono muniti di alcun titolo di studio. E non bisogna illudersi, perché non tutti quelli che hanno conseguito la licenza elementare si possono considerare alfabetizzati. Siamo riusciti ad eludere la diffidenza delle famiglie interpellate, garantendo che non avremmo consegnato i dati alle autorità competenti. In Italia, abbandonare la scuola è reato, ma non è giusto risolvere queste situazioni facendo intervenire i carabinieri».
Già i dati diffusi dal censimento Istat del lontano 1991 parlavano di 5567 analfabeti presenti a Cosenza, di cui 946 presidenti nel centro storico e 939 in Via Popilia. Nel ’96 Cosenza risultava tra le città più analfabete d’Italia. Su questo dato si scatenò una forte polemica. La ricerca svolta in questi giorni sarà presentata pubblicamente il prossimo 30 aprile. Alla conferenza parteciperà don Luigi Ciotti del “Gruppo Abele” di Torino, che vanta anni di esperienza nel fenomeno del disagio giovanile. Il dibattito si svolgerà nella Casa delle culture di corso Telesio. Ciccio Gaudio si sta già adoperando per interpellare tutte le figure del mondo della cooperazione sociale e le autorità scolastiche. L’impiegato non si lascia sfuggire l’occasione per lanciare una frecciata polemica contro l’ambiente accademico: «Io e la mia collega abbiamo condotto questo studio, lavorando tre mattine ogni settimana. Mi viene da piangere quando penso che c’è gente che ha il coraggio di pretendere 100 milioni per una ricerca sulla nuova povertà a Cosenza».
Claudio Dionesalvi
Il Domani, 27 marzo 1998

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