Dionesalvi denuncia: una microspia in auto

“Truman show”, “grande fratello”, i luoghi comuni si sprecano quando Claudio Dionesalvi, giornalista, grande tifoso del Cosenza e da anni impegnato nelle realtà dei centri sociali, tira fuori un fagotto scuro dalla capiente tasca del cappotto. Dentro c’è un trasmettitore, una batteria, un’antenna e un microfono: è una microspia saltata fuori dal tettuccio della sua macchina. Claudio era spiato. Eppure, il Pm che mercoledì scorso lo aveva interrogato a proposito delle indagini che riguardano gli attentati verificatisi in città negli anni scorsi, a suo dire, lo aveva tranquillizzato. Claudio Dionesalvi racconta di essersi accorto di rumori strani provenienti dalla cassa sinistra dell’autoradio. Poi la luce interna comincia a fare i capricci.  Così va dal suo elettrauto di fiducia…«Non potete immaginare la sensazione che ho provato quando il tecnico – spiega Claudio nel corso di una improvvisata conferenza stampa alla Casa delle Culture – ha estratto dal lettuccio questo armamentario». «Io non sono più libero – ha aggiunto con amarezza – non ho intimità, devo stare attento a quello che dico perché anche una frase interpretata male mi potrebbe causare problemi. Ho paura… perché chi mi assicura che non sono sotto la sorveglianza di qualcuno al di fuori della magistratura? Al Pm io voglio credere. Ma allora, la microspia chi ce l’ha messa?». Di sicuro è un “lavoretto” da professionisti di intelligence. Hanno aperto l’auto, piazzato la microspia e lasciato tutto com’era: sportello chiuso, niente graffi, sicura abbassata, nessuno ha visto niente. I numerosi giornalisti e amici di Claudio presenti all’incontro si guardano sbigottiti: “saremo sotto controllo anche noi, allora?”. Chi può dire il contrario a questo punto? Qualcuno avanza la fantasiosa ipotesi dello zampino dei servizi segreti. Ci si interroga sulla legittimità di questi metodi, che magari saranno assolutamente legali, ma che di fatto “violano la libertà personale”. Alla conferenza stampa ci sono anche gli avvocati Giuseppe Mazzotta e Maurizio Nucci. Entrambi stigmatizzano l’episodio. Nucci annuncia che entro oggi la Procura sarà informata del caso.
Il Domani, 27 febbraio 2001

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