La caduta degli dei

Sui quotidiani nazionali si torna a parlare di Cosenza e degli scontri durissimi tra la sua amministrazione comunale e gli altri poteri della città. E così dopo i derby Mancini-pentiti, Mancini-magistratura e Mancini-Pds adesso lo scontro diretto si verifica tra il polo televisivo cittadino e… Mancini, naturalmente.
A differenza delle settimane passate, questa volta i giornali non si sono occupati spontaneamente delle vicende bruzie, ma qualcuno ha pagato fior di soldoni per aprire delle finestre sulla stampa che conta. Chi ha pagato? Noi… naturalmente. E quanto è costato? Si è parlato di ventuno milioni, ma c’è chi è pronto a giurare che la cifra supererebbe i trenta.
Quando la settimana scorsa “la Repubblica” ha ospitato su uno spazio a pagamento la disperata invocazione di soccorso, che un passionale Mancini ha inviato al garante per l’editoria, quei soldi li hanno spesi i contribuenti. E questo lo hanno detto anche le quattro televisioni recentemente acquistate da una misteriosa entità. Peccato che non si riesca ancora a capire che cosa si nasconda realmente dietro la Tv unica cosentina. Non lo ha capito neanche Mancini, che di dietrologia se ne intende. L’unica certezza è che i telegiornali delle quattro televisioni sono quasi interamente uguali (potrebbero farne uno solo a reti unificate) e pare addirittura che ogni giorno i contenuti del lavoro di redazione vengano comunicati ad un numero telefonico misterioso. Agli attacchi della giunta dai mille colori hanno risposto con vigore e passione i dipendenti delle televisioni unificate. Alcune delle loro ragioni sono indiscutibili: un uomo che trattava un’emittente privata, cioè TeleCosenza, come un cane da guardia, ha ancora il diritto di porre questioni etiche sull’informazione? Il bue può dare del cornuto all’asinello? Però alcuni argomenti restano risibili. Per esempio non si può affermare: “Queste televisioni hanno dato lavoro a tanti validi giovani cosentini” e montarci sopra le immagini di Ciccio Di Napoli che lavora in redazione. C’è gente preparata che lavora per le tv private, ma non bisogna esagerare con i trionfalismi.
Infine, due parole sull’ennesima puntata della telenovela “il brigante che divenne assessore”. Non stupisce che un gruppo di associazioni abbia partorito un documento a difesa di Franco Piperno, recentemente nominato assessore alla Cultura. Il professore di Arcavacata si è impegnato negli ultimi anni ad unificare le realtà culturali cittadine, che oggi ovviamente gli fanno l’occhiolino. Incuriosiscono i retroscena nella preparazione del documento diffuso dalle associazioni. Durante la riunione tenutasi nella sede di “Città Futura”, qualcuno ha tentato di inserire al termine del comunicato un riferimento agli anni ’70 e alla necessità di pervenire ad una soluzione politica per le persone ancora recluse nelle carceri italiane. Apriti cielo: gli esponenti dell’associazionismo di marca pidiessina, travolti dalla passione forcaiola, sono insorti contro i “terroristi” ed hanno diffidato i presenti dal tornare sull’argomento.
Claudio Dionesalvi
Il Taglierino, 18 maggio 1996

No Comments Yet.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *