Prima i medici a gettone e i professionisti cubani, adesso quelli in pensione. Oggi il consiglio regionale della Calabria è chiamato a votare la proposta “Disposizioni per garantire la continuità dei servizi sanitari regionali”, avanzata da sei esponenti della maggioranza di centrodestra. Il richiamo in servizio di medici già collocati in quiescenza si impone per «contrastare la grave carenza di personale medico – riconoscono gli stessi consiglieri che sostengono la giunta di Roberto Occhiuto (Fi) – che affligge le strutture sanitarie regionali, con particolare riguardo ai presidi situati nelle aree interne e nei reparti che presentano le maggiori criticità d’organico».
Gli anziani professionisti, assunti mediante contratti libero-professionali della durata massima di 12 mesi, lavorerebbero nelle strutture che svolgono prestazioni mediche di emergenza-urgenza e di supporto territoriale: Pronto Soccorso, Anestesia, Medicina Interna, Chirurgia Generale e Continuità Assistenziale. Non sono previsti fondi aggiuntivi. Le risorse saranno attinte dai bilanci delle singole Aziende del SSR, utilizzando quelle destinate alle spese di personale e alle prestazioni sanitarie.
I proponenti precisano: «L’intervento si rende necessario per garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e assicurare ai cittadini il diritto costituzionale alla salute, evitando l’interruzione di servizi pubblici essenziali». Il provvedimento in sede regionale è reso urgente dalla lunga tempistica dell’annunciato decreto Milleproroghe col quale sarebbe il governo centrale in futuro a consentire ai medici in pensione di continuare a svolgere il loro lavoro negli ospedali di Polistena, Locri e nel resto della regione Calabria.
In campagna elettorale, il rieletto presidente Occhiuto aveva promesso la fine del commissariamento della sanità in Calabria e l’immediata assunzione di nuovo personale. Al momento nulla di tutto ciò è avvenuto. Nell’ultimo mese, migliaia di persone sono tornate a manifestare a San Giovanni in Fiore, Polistena e Cariati per chiedere il ripristino dei servizi sanitari negati. A Castrovillari, una fiaccolata ha visto in prima fila il vescovo Francesco Savino e il consigliere regionale di minoranza Ferdinando Laghi. Secondo il Cimo (sindacato medici ospedalieri) sono circa 5mila i medici in pensione attualmente impiegati in tutto il Paese. Voteranno a favore della proposta di legge anche dai banchi dell’opposizione.
Claudio Dionesalvi
https://ilmanifesto.it/la-calabria-richiama-in-servizio-i-medici-in-pensione






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