È durata tre ore all’ospedale di Rossano l’autopsia sui corpi carbonizzati delle quattro vittime della strage in cui lunedì scorso, ad Amendolara, in provincia di Cosenza, hanno perso la vita quattro giovani braccianti agricoli: il pachistano Waseem Khan e gli afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad. Indagini ad ampio raggio sui due arrestati, Safeer Ahmed e Ali Raza, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.
STRAGE SU COMMISSIONE o eccidio dettato da folle odio improvviso e spontaneo? «Ho chiamato Ali per chiedergli se fosse a conoscenza di quanto accaduto ad Amendolara – ha dichiarato ai carabinieri un conoscente dei due indagati. – Ali mi ha risposto che la macchina bruciata era la sua, che la aveva messa a fuoco per ammazzare le persone al suo interno. Mi ha spiegato di averli uccisi perché, la mattina stessa, le vittime avevano avuto una discussione con suo fratello e un suo amico, arrivando ad aggredirli fisicamente». Le indagini si concentrano sui contatti e gli spostamenti dei due arrestati. L’orribile rogo è un avvertimento alle migliaia di lavoratori stagionali sfruttati nei campi agricoli tra Basilicata e Calabria o è maturato autonomamente, senza mandanti esterni, nel degrado dei ricatti e delle vessazioni attuate dai “coyote” del nuovo caporalato delocalizzato?
IERI SI È SVOLTO IN PREFETTURA a Reggio Calabria un vertice tra istituzioni e forze dell’ordine per analizzare il gravissimo episodio. Presenti la ministra del Lavoro, Marina Calderone, la sottosegretaria all’Interno, Wanda Ferro, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e altri rappresentanti istituzionali. È servita l’ennesima tragedia dello sfruttamento per smuovere qualcosa e convincere la ministra ad annunciare che da metà giugno sarà attuata una campagna di ispezioni aggiuntive su tutto il territorio nazionale, nel comparto agricolo. «Abbiamo aumentato – ha detto Calderone a margine dell’incontro – il numero degli ispettori e dei carabinieri del comando tutela Lavoro». Non ne è convinta la Fp Cgil: «Risulta dalle relazioni annuali della vigilanza dello stesso Inl come negli ultimi tre anni i controlli sul caporalato si siano progressivamente ridotti (3208 lavoratori tutelati nel 2023, 1226 nel 2024 e 895 nel 2025)».
INTANTO L’AVVOCATA Stella Arena annuncia che l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, e in particolare la sezione calabrese, seguirà le vicende giudiziarie e le loro evoluzioni. «Serve dare giustizia alle vittime, occorre stroncare una volta per tutte lo sfruttamento, colpendo i caporali e i datori di lavoro disonesti. Per questo motivo anticiperò la mia partenza dall’assemblea dell’Alleanza della sinistra europea in corso a Milano e sarò alla manifestazione. Perché è lì che bisogna essere: dalla parte della giustizia e della dignità», dice il leader di Avs Nicola Fratoianni che oggi sarà ad Amendolara insieme ad Elly Schlein e a Maurizio Landini per la manifestazione contro il caporalato, organizzata dalla Cgil. In piazza ci sarà anche il Movimento 5 Stelle, almeno quello calabrese, come annunciato dalla coordinatrice regionale Anna Laura Orrico: «È necessario manifestare per rilanciare un messaggio non solo di umana vicinanza rispetto alla tragedia di Amendolara ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e rivendicare la tutela ed il rispetto dei diritti collegati al lavoro sanciti dal nostro sistema normativo».
«DI FRONTE A QUESTA carneficina, l’estrema destra agita lo spettro della remigrazione. Invece di smantellare il sistema che produce schiavitù e morti, si alimenta la clandestinità che rende i lavoratori ricattabili, invisibili, eliminabili», sottolinea invece l’Usb. «Saremo lontani da chi si ricorda della Calabria solo quando ci sono passerelle da attraversare e da coloro che vorrebbero nascondere le proprie responsabilità politiche», annunciano le realtà antagoniste calabresi, che si ritroveranno nel luogo dell’eccidio e andranno in corteo verso il centro abitato di Amendolara.
Tutti comunque si ritroveranno oggi nella manifestazione di Amendolara.
Claudio Dionesalvi






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