{"id":1011,"date":"2013-04-15T14:35:34","date_gmt":"2013-04-15T12:35:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1011"},"modified":"2015-07-08T15:23:15","modified_gmt":"2015-07-08T13:23:15","slug":"un-romanzo-degli-anni-zero-per-capire-il-potere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1011","title":{"rendered":"Un &#8220;Romanzo degli Anni Zero&#8221; per capire il potere"},"content":{"rendered":"<h6><em>(estate 2013, presentazione di BDD a Bussoleno. Con Gioacchino Criaco e Serge Quadruppani)<\/em><\/h6>\n<h5>Capire il Mezzogiorno vuol dire capire l&#8217;Italia. Ed \u00e8 davvero una triste costatazione sapere che, durante tutta la campagna elettorale, la questione meridionale sia stato uno dei temi dei quali si \u00e8 parlato meno. Una grande dimenticanza della classe politica, soprattutto di sinistra, alla quale, come si \u00e8 visto col voto, si \u00e8 dovuto subito pagare dazio. Perch\u00e9 ci sono tanti fili sottili che legano il Mezzogiorno al resto del Paese e ancor pi\u00f9 al Nord. E non c&#8217;\u00e8 bisogno di scomodare Gramsci per vederlo, basterebbe leggere una bellissima lirica di Brecht: &#8220;Vi sono due lingue in alto e in basso\/e due misure per misurare,\/e chi ha viso umano\/pi\u00f9 non si riconosce.\/Ma chi \u00e8 in basso, in basso \u00e8 costretto\/perch\u00e9 chi \u00e8 in alto, in alto rimanga&#8221;.<\/h5>\n<h5>Quando la politica non arriva a comprendere l&#8217;impatto sociale dei fenomeni in corso, allora \u00e8 meglio affidarsi ad altri strumenti, come la letteratura che, se davvero \u00e8 tale, parla sempre della realt\u00e0. Per esempio, un libro che ci aiuta a cogliere uno spaccato politico, sociale ed economico del Mezzogiorno, \u00e8 il recente romanzo di Claudio Dionesalvi, intellettuale calabrese, da sempre impegnato nel sociale. Si chiama &#8220;B.D.D. Romanzo degli anni zero&#8221; (Coessenza, 2013, pp. 243) ed \u00e8 un avvincente noir che vede protagonista una comitiva di vecchi ultras del Cosenza Calcio che si ritrovano ad indagare su un delitto anomalo, senza sangue, senza nessun lenzuolo a coprire il cadavere, ma le cui conseguenze si rivelano pi\u00f9 pesanti di ogni strage. Un delitto sociale e antropologico cha ha lo scopo di perpetua il potere di chi lo ha commesso.<\/h5>\n<h5>Il romanzo, che attraverso piacevoli rimandi temporali viaggia tra presente, passato e futuro, ha come ambientazione proprio la citt\u00e0 di Cosenza, metafora delle tante provincie del meridione che seguono un orologio storico diverso da quello delle grandi citt\u00e0. Per questo motivo esse sono spesso difficili da comprendere, visto che appaiono in controtendenza rispetto al corso generale degli eventi.\u00a0\u00c8 quanto accadeva nella citt\u00e0 bruzia negli anni Ottanta. In quel decennio dominato dal riflusso, dal ritiro nel privato, dall&#8217;esaurimento dell&#8217;impegno collettivo, nasceva in quella realt\u00e0 una nuova forma di partecipazione e di protesta al cui centro c&#8217;era la squadra di calcio cittadina e i suoi tifosi che dietro gli striscioni della Curva Sud davano vita a nuovi fermenti nella citt\u00e0. L&#8217;obiettivo era quello di portare la curva fuori dagli stadi, creare coesione sociale utilizzando il tifo, dare identit\u00e0 e valori per eliminare le tremende forme di esclusione sociale tipiche del Mezzogiorno. I grandi politologi e sociologi americani che avevano osservato con attenzione il carattere civico del Sud d&#8217;Italia, da Banfield a Putnam, avevano colto nella scarsa presenza di capitale sociale uno dei vizi antichi di questo mondo che si traduceva nel &#8220;familismo amorale&#8221;. L&#8217;esperienza dei tifosi del Cosenza prov\u00f2 a sfatare questa lettura. Lo fece con la rabbia del punk, ma senza derive nichilistiche. Il suo obiettivo era costruire spazi politici e sociali, luoghi di critica e confronto, azioni di solidariet\u00e0 e protesta. E per una fase ci\u00f2 riusc\u00ec perch\u00e9 da quell&#8217;esperienza nacquero centri sociali, radio libere, luoghi di accoglienza per migranti ed emarginati, libri, riviste, idee. Il tifo era un valore aggregante che teneva unito l&#8217;avanzare di un movimento che aveva contagiato tutta la citt\u00e0. Fu una fase effervescente ma troppo breve. I protagonisti del romanzo, con alle spalle il fardello della delusione, ma fortemente uniti dai valori di un tempo, cercano di capire il perch\u00e9 della fine di quell&#8217;esperienza. La narrazione si dipana su trame che all&#8217;inizio si ingarbugliano in maniera fitta, tra inchieste della procura sepolte nella polvere, informazioni riservate di agenti corrotti, piste mafiose, pedinamenti. Il tutto da vita a una terribile ragnatela tessuta da organizzazioni criminali, magistrati e politici collusi, presunte logge massoniche, agenti deviati. Si entra col fiato sospeso in tunnel buio con la speranza di ritrovare al pi\u00f9 presto la luce. L&#8217;impatto con l&#8217;uscita, per\u00f2, \u00e8 beffardo: ci si ritrova nella stessa parte dalla quale si era entrati. La verit\u00e0 era l\u00ec fin dall&#8217;inizio, come si sapeva ma si \u00e8 sempre fatto finta di non sapere. Il potere, quando \u00e8 veramente tale, non \u00e8 mai occulto: \u00e8 trasparente. Si conoscono nomi e cognomi, interessi e ragioni. La realt\u00e0 \u00e8 l\u00ec, basta volerla capire. E&#8217; ci\u00f2 che spesso la politica, per incapacit\u00e0, ma anche per vilt\u00e0 o, peggio, per interesse, evita di fare.<\/h5>\n<h5>Ed \u00e8 proprio per questo che la lettura di Bdd \u00e8 un buon esercizio per chi vuole conoscere il potere e sapere che la posta in gioco nelle provincie del Sud \u00e8 pi\u00f9 grande delle piccole realt\u00e0 che lo compongono. Ma Bdd \u00e8 anche un voce che urla nell&#8217;orecchio dei &#8220;colpevoli&#8221; quella stessa frase disperata del Pasolini degli Scritti corsari: Io so i nomi dei responsabili. Una voce che grida giustizia.<\/h5>\n<h5>Francesco Marchian\u00f2<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/\">www.huffingtonpost.it<\/a>\u00a0 15 aprile 2013<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(estate 2013, presentazione di BDD a Bussoleno. Con Gioacchino Criaco e Serge Quadruppani) Capire il Mezzogiorno vuol dire capire l&#8217;Italia. 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