{"id":1047,"date":"2014-01-19T15:50:49","date_gmt":"2014-01-19T14:50:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1047"},"modified":"2015-06-27T15:56:15","modified_gmt":"2015-06-27T13:56:15","slug":"le-calabre-terre-dei-fuochi-ma-saviano-e-lontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1047","title":{"rendered":"Le calabre terre dei fuochi, ma Saviano \u00e8 lontano"},"content":{"rendered":"<h5>Probabilmente nessuno dei due termini gradir\u00e0 la similitudine, ma tant\u2019\u00e8. Il recentissimo volume di Claudio Dionesalvi e Silvio Messinetti, \u201cAl di l\u00e0 della mala. Quando la \u2018ndrangheta c\u2019entra poco o niente\u201d (Coessenza), racconta del malaffare in Calabria con la stessa grazia lucida con cui Massimo Bordin, gi\u00e0 leader trotzkista e oggi giornalista di rango, parla del maxi-processo sulle presunte trattative tra Stato e mafia in efficacissimi riquadri su \u201cil Foglio\u201d -giornale che forse non avrebbe lo stesso seguito, da parte del sottoscritto, senza le pennellate di Bordin e le note sul carcere che spesso semina il \u201cpacato antagonismo\u201d di Adriano Sofri. Se Bordin smonta con sapienza il dogmatismo (tutto laico, ma tutto dogmatico, appunto) in nome del quale il \u201ctutti colpevoli\u201d corrisponde a \u201cnessun colpevole\u201d, Messinetti e Dionesalvi si cimentano con un luogo comune ancora pi\u00f9 grosso e viscido: il fatto che la Calabria sia esclusivamente afflitta dal morbo \u2018ndranghetista, essendo per il resto popolata da buoni amministratori, bravi e probi imprenditori e politici e sindacalisti integerrimi. La lotta alla retorica fabbricata dalle ideologie dominanti \u00e8 lotta di classe? Ai posteri l\u2019ardua sentenza, per il resto a noi non resta che goderci il buon giornalismo, laddove alberga, senza imporci di condividerlo o di sposarlo, ma continuando ad apprezzarlo per quello che \u00e8: ossia, \u201cmerce\u201d rarissima. I due autori procedono in modo abbastanza originale, ma che d\u00e0, in realt\u00e0, conto della bont\u00e0 delle loro intuizioni e della profondit\u00e0 della loro inchiesta: non un indice per capitoli o per \u201cnomi di colpevoli\u201d (manco si fosse sulle pagine di un mattinale di questura), bens\u00ec scandendo la cronaca sulla base del tipo di bene o di fase \u201cbiologica\u201d, volta per volta, aggredito dal malaffare. Una azzeccata battuta dell\u2019ultimo Michele Serra -e non \u00e8 facilissimo trovare battute memorabili nelle ultime cose di Serra (spostatosi su un giornalismo un po\u2019 pi\u00f9 spinoso, un po\u2019 pi\u00f9 \u201cdistante\u201d)- riguarderebbe il modo in cui vengono commentate alcune catastrofi naturali e altri cataclismi, in una non precisata trasmissione televisiva dell\u2019Italia degli anni Zero. Un giornalista parimenti non identificato sbotta con un mantra stranamente stizzito: tutta colpa dei Casalesi. I \u201ccasalesi\u201d della Calabria, capro espiatorio e panacea insieme, sarebbero costituiti dalla \u2018ndrangheta. Messinetti e Dionesalvi evitano di crearsi il loro personale \u201ccasalese\u201d su misura (nel caso di specie, le multinazionali), ma inevitabilmente vanno spesso a battere su questo nervo scoperto. Dietro l\u2019apparente esagerazione della scrittura -per qualcuno non proprio solo apparente-, c\u2019\u00e8 un dato di fatto che la migliore intellettualit\u00e0 dei nostri anni non riuscir\u00e0 mai a smentire con la stessa precisione: nella geografia del potere economico dell\u2019ultimo decennio, la Calabria \u00e8 una terra di sperimentalismo affaristico e di delocalizzazione, basata sulla costante svalutazione delle condizioni ambientali, dei lavoratori, dei luoghi e delle energie alternative, che si muovono fuori dai compromessi tra cordate. Quanto la Serbia, quanto la Moldavia e chiss\u00e0 chi altri\u2026 Bene fanno i due autori a riparlare di A3, senza i toni propagandistici della prevalente pubblicistica \u201cintelligente\u201d sul punto, e per\u00f2 non omettendo fonti, fatti e personaggi di uno sfruttamento sistematico che segna un modo vincente di strumentalizzazione del profitto commerciale nei rapporti di appalto e sub-appalto (specie quando uno dei soggetti contrattuali sia di natura pubblicistica). Non solo A3, comunque, ma una esposizione coraggiosa e non striminzita di altri episodi controversi, che riguardano l\u2019intervento a gamba tesa della multi-nazionalizzazione contro i beni comuni dei calabresi. Il \u201cbene comune\u201d come soggetto passivo dell\u2019approfittamento \u00e8 teoria particolarmente controversa e Dionesalvi e Messinetti sono sufficientemente svegli da saperlo: in un mondo che cerca bandierine per rimarcare gruppi contrapposti, l\u2019elogio inconcludente e astratto del \u201cbene comune\u201d \u00e8 pericoloso quanto il suo sfruttamento. Dalla scoperta dei \u201cbeni comuni\u201d ad oggi diventa tutto \u201cbene comune\u201d, secondo chi sia a parlare: meritocrazia bene comune, competitivit\u00e0 bene comune, schiavit\u00f9 salariale bene comune e via di questo passo\u2026 a voler essere gentili, fesserie. Cos\u00ec i due autori bene fanno ad adoperare una nozione genuinamente naturale di \u201cbene comune\u201d, per affrontare il disastro del mare e l\u2019inquinamento chimico, la filiera dei rifiuti, in permanente transito tra veleni e nascondigli, l\u2019affossamento di migliaia e migliaia di esistenze schiaffate, in condizioni proibitive, a badare all\u2019agricoltura locale, in condizioni da Medioevo fuori tempo massimo. Ci sarebbe piaciuto che \u201cAl di l\u00e0 della mala\u201d avesse potuto ospitare altre pagine, su altri temi che non fanno salva la \u201cmala\u201d (ed \u00e8 verosimile che non sia questa l\u2019intenzione del volume), e che in qualche modo stanno in questo rapporto strisciante e mai dichiarato tra privilegio economico, repressione e speculazione finanziaria, il \u201cdo ut des\u201d di un piccolo padronato locale servile a quello pi\u00f9 grande che sogna di imitare. Forse allargando il cerchio, le responsabilit\u00e0 ci apparirebbero diverse. Per intanto, si spera di aver fatto buon servizio alle sostanziali e documentate annotazioni del libro, senza abbandonarsi in elogi sperticati quanto settari. \u201cAl di l\u00e0 della mala\u201d non sembra essere stato scritto per concludersi nell\u2019osanna di una piccola cerchia, erudita e illuminata, ma per raccontare in modo crudo e sinceramente meticoloso chi, palmo a palmo, ruba l\u2019esistenza. Per essere discusso, portando a galla una tesi di cui gli autori ci paiono genuinamente convinti: i ladri peggiori, al sacco e alla benda, preferiscono, sin dalla culla, il doppiopetto, la carta di credito e\u2026 le campagne elettorali.<\/h5>\n<h5>Domenico Bilotti<\/h5>\n<h5><a href=\"http:\/\/www.newsdicalabria.com\/\">www.newsdicalabria.com<\/a>\u00a0 19 gennaio 2014<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Probabilmente nessuno dei due termini gradir\u00e0 la similitudine, ma tant\u2019\u00e8. 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