{"id":1111,"date":"2010-09-09T02:02:21","date_gmt":"2010-09-09T00:02:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1111"},"modified":"2015-07-05T11:08:57","modified_gmt":"2015-07-05T09:08:57","slug":"scontro-finale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1111","title":{"rendered":"Scontro finale"},"content":{"rendered":"<h6><em>(lo striscione dei Milanisti solidali con gli ultr\u00e0 cosentini caricati dalla celere il 23 marzo del 2004 alla stazione di Paola mentre partivano per Roma dove protestarono contro l&#8217;esclusione del Cosenza dai campionati professionistici)<\/em><\/h6>\n<h5>Tra i credenti in un Dio, qualsiasi nonno condurrebbe la propria discendenza nel tempio. La chiesa di Elio Principato si chiama stadio \u201cSan Vito\u201d. \u00c8 un anziano tifoso verace, uno di quelli che portano l\u2019ugola in tribuna e proiettano il cuore in curva. Due settimane fa, con la nipotina di due mesi in braccio, s\u2019\u00e8 presentato al Cosenza Store per prenotare l\u2019abbonamento. Gli hanno detto che avrebbe dovuto tesserare anche la bimba. Pensava che scherzassero. Allora l\u2019addetto lo ha guardato stizzito negli occhi: \u201cSe vuole abbonare la bambina e portarla allo stadio, deve tesserarla davvero\u201d. Elio non l\u2019ha presa bene. Pochi minuti dopo \u00e8 arrivato al botteghino pure il presidente del Coordinamento Club, Alessio Tallarico, una persona perbene, un signore abituato a rispettare le regole. Gli hanno chiesto di mettersi al muro e lo hanno fotografato. Lui rispettoso come sempre, eppure incredulo: \u201cma allora i ragazzi avevano ragione. Mi state schedando sul serio?!?\u201d. Gi\u00e0, i \u201cragazzi\u201d, cio\u00e8 i discendenti di un\u2019antica trib\u00f9 che un bel giorno s\u2019appart\u00f2 dalle altre. Decisero di fumare il calumet durante la guerra e dissotterrare l\u2019ascia in tempo di pace. Capirono che per continuare a vibrare uniti, c\u2019era bisogno d\u2019una colonna sonora originale. Preferirono cantarsela da soli, ogni domenica, in coro, sui gradoni della curva, battendo le mani e suonando tamburi, avvolgendo di fumogeni e bandiere uno spettacolo che gi\u00e0 all\u2019epoca diveniva sempre pi\u00f9 appannato, scialbo, paonazzo. Non c\u2019\u00e8 nella storia italiana del \u2018900 un fenomeno giovanile di massa parimenti dotato di cotante originalit\u00e0, imprevedibilit\u00e0 e lunga durata. Negli stadi di calcio, luoghi concepiti per assorbire l\u2019energia umana e distrarne le potenzialit\u00e0 critiche, gli ultr\u00e0 hanno mescolato \u201cguerre in trappola\u201d a ribellione pura, resistendo per 40 anni alle ristrutturazioni dell\u2019industria del pallone. Illuminante, in proposito, la narrazione di Valerio Marchi: \u201cNoi siamo nati proprio dall\u2019idea che il gioco del calcio, e con esso l\u2019intera nostra esistenza, stesse prendendo una brutta piega, sempre pi\u00f9 affari e meno passione. E che non avevamo nessuna intenzione di star l\u00e0 a guardare, idealmente a bocca spalancata, mentre ci inculcavano la vita sotto ogni aspetto. Cos\u00ec ci siamo tenuti ben stretta l\u2019idea inglese del campionato parallelo, non abbiamo mai rinunciato alla baldoria e alla violenza, ma abbiamo irrorato la felicit\u00e0 del nostro teppismo con cisterne di rabbia sociale. Il nostro reciproco cercarci e trovarci in giro per gli stadi d\u2019Italia \u00e8 esploso in una pratica pi\u00f9 complessa, e pericolosa, che il semplice confrontarsi con avversari di turno. Pi\u00f9 complessa perch\u00e9 implica il ruolo di unica forma di resistenza alle trasformazioni affaristico-commerciali del sistema-calcio, pi\u00f9 pericoloso perch\u00e9 eleva a proprio primo e peggior nemico non pi\u00f9 l\u2019avversario ma appunto il sistema\u201d. E tale potenza s\u2019\u00e8 conservata intatta nel tempo. Non \u00e8 casuale che nell\u2019ultima annata soltanto due movimenti di massa siano riusciti a trovare i numeri e la forza per ostacolare dal basso le scelte governative pi\u00f9 neoliberiste e securitarie: la campagna contro la svendita dell\u2019acqua pubblica, e la lotta contro la tessera del tifoso. Adesso per\u00f2 siamo alla svolta decisiva. \u00c8 un doloroso mutamento di scena. E pur di chiudere il sipario, non \u00e8 detto che nella pancia pelosa dello Stato non si sia messo in conto un nuovo Gabriele Sandri. Sarebbe la settima vittima, dopo decenni di brutali operazioni di polizia dentro e fuori gli stadi di calcio. Cos\u00ec migliaia di colorati e vocianti pesci combattenti si preparano a tuffarsi liberi nel mare. Diventa carne viva la metafora di \u201cRumble Fish\u201d, film conosciuto in Italia con il titolo di \u201cRusty il Selvaggio\u201d. Non ci sono pi\u00f9 compromessi possibili. Dentro o fuori! S\u2019\u00e8 detto con chiarezza nei numerosi raduni organizzati in giro per la penisola, durante gli ultimi mesi, nel tentativo di mantenere desta la mobilitazione contro il progetto maroniano di annientamento. Chi si tessera, si macchia d\u2019infamia. Perch\u00e9 la nuova normativa istituzionalizza il \u201ctu s\u00ec, tu no\u201d, divide le curve in buoni e cattivi, conferisce poteri illimitati alla digos. Che gi\u00e0, in omaggio alla tradizione delle leggi speciali, in ossequio all\u2019emergenza perpetua, in contrasto con i principi basilari del diritto, poteva arrestarti senza flagranza e costringerti a firmare in questura vita natural durante, senza passare da un magistrato. Adesso potr\u00e0 limitare persino la tua libert\u00e0 di consumo, cio\u00e8 di acquisto di un regolare biglietto, sulla base d\u2019una semplice antipatia. Sar\u00e0 come andare in discoteca, dove non puoi entrare se hai una faccia sgradita al primo buttafuori che incontri. E siccome in occasione di partite considerate \u201ca rischio\u201d l\u2019acquisto dei biglietti d\u2019accesso a determinati settori sar\u00e0 vietato ai non residenti, nemmeno immigrati, turisti e semplici tifosi fuori sede potranno accedere agli impianti sportivi. Se il ministro Brunetta ha individuato in \u201cinsegnanti e fannulloni\u201d i propri parafulmini ideali, l\u2019apparato propagandistico di Maroni ha scelto invece gli ultr\u00e0 come bamboline voodoo da inserire nella lista dei mali della Terra, a far da ponte simbolico tra migranti e \u2018ndranghetisti. Poco importa che i risultati delle politiche repressive neosabaude siano inesistenti sul piano sostanziale. Nella societ\u00e0 degli ominidi abituati a prendere cazzotti dall\u2019alto, il potere si preserva soprattutto mostrando il pugno duro nei confronti di chi sta sotto. Di fronte a cotanta \u201cfermezza\u201d, il mondo delle curve non ha scelta. Quella contro la tessera, \u00e8 una lotta condivisa, doverosa, ma destinata a infrangersi contro la potenza dei satelliti capaci di far male pi\u00f9 dei manganelli. I curvaioli possono abbandonare il paese dei Balocchi a due dimensioni, confezionato dalle telecamere di Berlusconi e Murdoch, per dedicarsi ai propri quartieri abbandonati ed esportare il conflitto sui marciapiedi liquidi delle metropoli e di tanti borghi periferici. Oppure resteranno ingabbiati per sempre nel teatrino di Roberto \u201cMangiafuoco\u201d Maroni, ridotti alla condizione di UGM: Ultras Geneticamente Modificati. Dopo un viaggio durato 40 anni, i ribelli del calcio sono al capolinea. In questo inedito riflusso, soprattutto in determinati contesti geografici, pu\u00f2 fare il pieno l\u2019estrema destra radicale. Intanto, dagli annunci roboanti si evince che il ministero degli Interni, l\u2019Osservatorio, gli italici apparati di spionaggio, i registi della macelleria genovese, si preparano allo scontro finale. Obiettivo: portare a compimento la normalizzazione delle cavee calcistiche, avviata oltre due decenni fa, quando sia i padroni del baraccone pallonaro sia i loro sbirri capirono che a tramutar gli attori in belve e i teatri in arene ci sarebbe stato solo da guadagnare. Si poteva far carriera. Infatti col passare degli anni, tanti funzionari statali deputati allo studio del fenomeno ultr\u00e0 si son fatti questori e pure prefetti. Gli stessi ometti in borghese, ricetrasmittente e manganello, che all\u2019inizio degli anni novanta vedevi avvolti in distinti impermeabili da detective, intenti a comandare cariche selvagge nelle stazioni pur di \u201criportare l\u2019ordine\u201d, adesso siedono dietro comode scrivanie. In fondo le curve sono state e saranno sempre luoghi di sperimentazione strategica. Sperimentazione militare e penale, in passato. Tecnologica oggi. Il collegamento diretto tra botteghini e questure istituisce il meccanismo del \u201cwarning\u201d, cio\u00e8 del diffidato a vita, gi\u00e0 adottato per il funzionamento delle black list nelle misure antiterrorismo operative negli aeroporti. Qualcosa di pi\u00f9, dunque, della solita \u201cstretta repressiva\u201d. Stiamo assistendo ad un nuovo passaggio di fase, dopo l\u2019avvento dell\u2019industria del calcio negli anni settanta, la successiva avanzata del calcio moderno, il neo calcio nel decennio successivo e l\u2019odierno post calcio. Tali mutazioni sono state ogni volta annunciate da provvedimenti restrittivi delle libert\u00e0 dei supporters, introdotte da cruente azioni provocatorie, incorniciate da episodi tragici, legittimate da ondate di panico. Basti dare un\u2019occhiata alla cronologia delle violenze negli stadi italiani degli ultimi quattro decenni. Ciascuna impennata nella qualit\u00e0 e quantit\u00e0 degli incidenti \u00e8 stata sempre preceduta da presunte leggi eccezionali finalizzate a contrastare il fenomeno. S\u2019\u00e8 trattato d\u2019una strategia della tensione lunga 40 anni. In principio dovevano dirottare la turbolenza giovanile. Cos\u00ec negli anni settanta sono stati ingabbiati gli stadi. Avevano poi l\u2019impellenza di papparsi centinaia di miliardi del denaro pubblico piovuto grazie ai mondiali di Italia \u201990, quindi hanno trasformato gli stadi in bunker. Trascorsa un\u2019altra decina d\u2019anni, c\u2019era da sperimentare i riot di polizia del modello Genova 2001; e gi\u00f9 decreti, de-cretini e tonnellate di gas CS contro ultr\u00e0 e pubblico \u201cnormale\u201d. In pieni anni zero bisognava completare l\u2019operazione PayTv: sublimare l\u2019evento fino a consegnarlo ai satelliti. \u00c8 scattata cos\u00ec la \u201csoluzione finale del problema ultras\u201d. Dunque non serve pi\u00f9 tenere il mostro in vetrina. Le strade ormai sono sature di paura. Tanto vale buttarlo fuori. L\u2019operazione \u00e8 stata agevolata dalla censura degli elementi coreografici e spettacolari. Il divieto di portare in curva tamburi, striscioni, fumogeni e bandieroni ha rappresentato un chiaro segnale della volont\u00e0 di sradicare la trib\u00f9. \u00c8 bastato dare una mortifera pennellata di grigio a un quadretto gi\u00e0 di per s\u00e9 sfocato. Come in ogni guerra che si rispetti, le tonalit\u00e0 cupe si prestano meglio all\u2019intervento militare. Peraltro gli ultr\u00e0 non possiedono pi\u00f9 armi culturali da contrapporre alla crociata purificatrice. Tanti errori sono stati commessi. Essendo una dimensione storicamente composta da avanguardie consapevoli ma anche da aggregati giovanili spontanei e, in quanto tali, votati all\u2019istintivit\u00e0, troppa importanza \u00e8 stata attribuita al mito ossessivo dello scontro con i rivali e con il restante contesto. Le conseguenze sono state tragiche. E a farne le spese, l\u2019anima sociale dei gruppi organizzati, quella che nel corso del tempo li aveva portati a realizzare significative azioni di solidariet\u00e0 concreta nei confronti dei pi\u00f9 deboli. In taluni casi poi, sono state proprio certe \u201cavanguardie\u201d a svendere baracca e burattini al miglior offerente, prestando il fianco alla commercializzazione. Enorme, inoltre, \u00e8 ormai la distanza simbolica che separa ciascuna curva dal resto della propria tifoseria. \u00c8 noto che il rapporto tra ultr\u00e0 e \u201cpubblico di merda\u201d non \u00e8 mai stato idilliaco. Ma \u00e8 anche vero che in passato il conflitto tra i due versanti si ricomponeva sempre in nome della fede comune. Oggi invece \u00e8 raro che il tifoso prenda le difese dell\u2019ultr\u00e0, nonostante il rifiuto nei confronti della tessera sia vastissimo anche all\u2019interno di ci\u00f2 che resta del popolo delle tribune. Il dato \u00e8 testimoniato dal calo vertiginoso degli abbonamenti. A questa forma di opposizione spontanea e diffusa si uniscono sofferte scelte di coerenza e qualche idea innovativa. Storici gruppi come gli Ultras del Catanzaro e della Ternana hanno annunciato lo scioglimento. A Venezia recuperano l\u2019interessante progetto della Public Company per aprire un varco nel muro che impedisce la partecipazione popolare alla gestione delle societ\u00e0 calcistiche. Fedeli alla linea e alla tradizione, gli Atalantini sono andati allo scontro frontale. Altri gruppi entrano in curva senza abbonamento per tifare 90 minuti contro la tessera, mentre si preparano tornei alternativi allo show business. Decisivo sar\u00e0 il comportamento delle curve metropolitane, soprattutto quelle che seguono squadre di serie A. Comunque vada, in migliaia sposeranno lo spirito del messaggio lanciato dagli Ultras ternani: \u201cTenetevi il vostro calcio marcio e corrotto, noi siamo ultras e continueremo ad esserlo anche fuori dagli stadi. Con le spalle rivolte al campo\u201d.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>CARTA settimanale, 3\/9 settembre 2010 n\u00b0 28<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(lo striscione dei Milanisti solidali con gli ultr\u00e0 cosentini caricati dalla celere il 23 marzo del 2004 alla stazione di Paola mentre partivano per Roma dove protestarono contro l&#8217;esclusione del Cosenza dai campionati professionistici) Tra i credenti in un Dio, qualsiasi nonno condurrebbe la propria discendenza nel tempio. 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