{"id":1492,"date":"2011-04-05T16:41:01","date_gmt":"2011-04-05T14:41:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1492"},"modified":"2015-08-05T16:50:44","modified_gmt":"2015-08-05T14:50:44","slug":"angelo-pagliaro-e-claudio-dionesalvi-conversazione-sui-rom","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1492","title":{"rendered":"Angelo Pagliaro e Claudio Dionesalvi: conversazione sui Rom"},"content":{"rendered":"<h5>\u201cI rom sono gli addetti alla raccolta differenziata dei sentimenti. Selezionano amore e odio che produciamo da mattina a sera. Se li portano nella baracca, quasi fossero trofei. Li infilano sotto il cuscino prima di abbandonarsi a un sonno umido e imprevedibile. Cos\u00ec difendono i sogni loro, brandiscono i sentimenti nostri buoni e cattivi, agitandoli per distrarre spiriti maligni che attraversano l\u2019umana mente dormiente\u201d.<\/h5>\n<h5>C<strong>aro Claudio, questo \u00e8 uno dei passi pi\u00f9 significativi di un tuo recentissimo articolo, apparso sulla fanzine da te diretta \u201cTam Tam e Segnali di Fumo\u201d (speciale gennaio 2011) all\u2019indomani del lungo periodo di festivit\u00e0 natalizie nel quale metti a nudo le ipocrisie della societ\u00e0 ed evidenzi le barriere mentali\u2026<\/strong><\/h5>\n<h5>S\u00ec, avere un contatto quotidiano con il campo rom, aiuta a osservare la citt\u00e0 da un\u2019angolazione diversa. Ogni mattina, quando mi metto in macchina e oltrepasso gli incroci stradali, incontro molti degli amici rom che poi ritrovo nella baraccopoli sul fiume Crati. Mi raccontano la loro giornata. E ho notato che la quasi totalit\u00e0 dei miei concittadini ha sviluppato nei confronti degli zingari un duplice atteggiamento. C\u2019\u00e8 un po\u2019 d\u2019odio e un po\u2019 di compassione. Insomma, i sentimenti e i pregiudizi che l\u2019occidente da sempre nutre nei confronti dei gitani: superstizione, paura, disprezzo, o nella migliore delle ipotesi, piet\u00e0.<\/h5>\n<h5><strong>Dopo decenni di impegno civile delle associazioni e una serie di proposte da voi avanzate, cosa ha fatto il Comune di Cosenza per il campo nomadi di Vaglio Lise?<\/strong><\/h5>\n<h5>Niente. Assolutamente niente. Mai visti gli assistenti sociali nel campo di Vaglio Lise. Solo qualche convegno e un po\u2019 di bla bla bla sui giornali. Il sindaco Perugini ha confermato in questa vicenda il suo generale approccio alla citt\u00e0. Pur di mantenersi in sella per cinque anni, si \u00e8 rinchiuso nelle stanze dei partiti. Cos\u00ec si \u00e8 garantito la stabilit\u00e0 politica in giunta. Attraverso piaceri, pacche e clientele, ha messo la museruola a quei quattro pescecani in doppio petto che infestano il palazzo municipale. Ma si \u00e8 allontanato dalle associazioni, dai quartieri, dalla vita pubblica reale. Figuriamoci se ha tempo e voglia di dedicarsi alla questione rom!<\/h5>\n<h5><strong>Quando avete dato vita alla \u201cscuola del vento\u201d pensavate ad un progetto capace di contribuire a disegnare un futuro di speranza per i bimbi Rom?<\/strong><\/h5>\n<h5>Da due anni, noi della Coessenza e le altre associazioni impegnate a sostegno dei bambini rom, andiamo nella favela cosentina per un motivo solo: costruire autonomia. \u00c8 chiaro, si tratta di un cammino solidale. Ma non \u00e8 il solito, ipocrita, atto compassionevole per guadagnarci il paradiso. Pensiamo che un\u2019Altra Calabria si costruisca a partire da gesti concreti, realizzando pezzi di societ\u00e0 alternativa, praticando in rete azioni di ribellione al governo della paura. Il blocco delle ruspe, un anno fa, in occasione del tentativo di sgombero della baraccopoli, sta sullo stesso piano della Scuola Comune che andiamo praticando. Sono due differenti e complementari modi di urlare: mo\u2019 basta!<\/h5>\n<h5><strong>Da febbraio a ottobre 2010 \u00e8 stata una continua lotta per evitare gli sgomberi, gli allontanamenti, le deportazioni della comunit\u00e0 Rom di Cosenza. Qual \u00e8 oggi la situazione?<\/strong><\/h5>\n<h5>\u00c8 drammatica. Le presenze nel campo di Vaglio Lise aumentano ogni giorno. I conflitti interni tra i rom rischiano di degenerare. I bambini hanno i pidocchi. Qualche giorno fa ho visto uno di loro che palleggiava con la carogna di un grosso topo. E c\u2019\u00e8 il rischio serio che prima o poi alcuni abitanti di via Popilia si lascino rapire dalla xenofobia e passino all\u2019azione contro la baraccopoli. Sarebbero scene gi\u00e0 viste a Roma o a Napoli\u2026<\/h5>\n<table width=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"0\">\n<h5><\/h5>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"0\">\n<h5><\/h5>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<h5><strong>Integrazione, assimilazione, omologazione sono tutti termini, con significati diversi, di cui gli amministratori abusano quando parlano di Rom\u2026 esiste, secondo te, una strategia del linguaggio? <\/strong><\/h5>\n<h5>Certo! In una prospettiva di agire comunicativo, il linguaggio ha valore costituente. Ai termini come integrazione e assimilazione, preferisco \u201ccompatibilit\u00e0\u201d. Nell\u2019ultimo anno, questa rete informale di associazioni \u00e8 riuscita a incrementare il numero di bambini rom che frequentano le scuole italiane, ma anche a portarli fuori dal campo in cui sono stati confinati dopo lo sgombero del 2007. Tutto questo, senza chiedere un centesimo! Non mancano per\u00f2 i sindacalisti etnici, che conoscono bene le strade del finanziamento pubblico e clientelare. Quelli riescono sempre a farsi dare soldi dall\u2019amico politico. Soldi che poi spariscono. Riescono cio\u00e8 a lucrare sulla disperazione: la desperation economy.<\/h5>\n<h5><strong>Quale futuro si pu\u00f2 ipotizzare per i Rom di Cosenza se si dovesse continuare nelle politiche pubbliche schizofreniche che alternano assistenzialismo e repressione?<\/strong><\/h5>\n<h5>Il nuovo prefetto Cannizzaro \u00e8 stato mandato a Cosenza per risolvere due emergenze: i rifiuti e i rom. L\u2019accostamento, da parte dello Stato, non \u00e8 casuale. Quindi prevedo un\u2019imminente soluzione di forza, alla quale naturalmente noi ci opporremo con ogni mezzo necessario. Tale opzione poliziesca sarebbe stata gi\u00e0 messa in pratica, se quattro poveri bambini non fossero morti carbonizzati a Roma. \u00c8 incredibile come soltanto gli eventi pi\u00f9 atroci riescano a scuotere \u2013 seppur minimamente \u2013 le coscienze. Il sacrificio di quei bambini grida vendetta. Paradossalmente servir\u00e0 ad alleggerire la pressione sul mondo rom. Ma tutto questo durer\u00e0 poco. Qualche giorno prima del rogo, questura, procura e prefettura di Cosenza avevano gi\u00e0 iniziato a strappare dalle braccia delle rispettive madri, i bambini dediti all\u2019accattonaggio, affidandoli alle suore. \u00c8 una barbarie, soprattutto quando simili operazioni si effettuano senza aver prima provato a realizzare concrete politiche d\u2019accoglienza. Vorrei proprio vedere come si sentirebbero i genitori dei giovani disoccupati calabresi, se tra qualche mese, quando ricomincer\u00e0 la buffonata delle elezioni amministrative, la polizia sequestrasse i loro figli mentre sono in fila davanti le segreterie dei politici, col cappello in mano, alla disperata richiesta di un posto di lavoro. Non \u00e8 forse pure quello\u2026 accattonaggio?!?<\/h5>\n<h5><em>Angelo Pagliaro<\/em><em>,<\/em> Rivista anarchica n\u00b0361, aprile 2011<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cI rom sono gli addetti alla raccolta differenziata dei sentimenti. Selezionano amore e odio che produciamo da mattina a sera. Se li portano nella baracca, quasi fossero trofei. Li infilano sotto il cuscino prima di abbandonarsi a un sonno umido e imprevedibile. 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