{"id":1846,"date":"2016-04-18T14:17:56","date_gmt":"2016-04-18T12:17:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1846"},"modified":"2016-04-18T14:23:30","modified_gmt":"2016-04-18T12:23:30","slug":"persona-informata-sui-like","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=1846","title":{"rendered":"Persona informata sui like"},"content":{"rendered":"<h5>Condividere qualcosa significa \u201cessere d\u2019accordo\u201d oppure il semplice affermarlo implica la \u201ccorresponsabilit\u00e0\u201d di un contenuto e si rischia di doverne rispondere davanti a un giudice? E dichiarare che un oggetto \u201cmi piace\u201d, \u00e8 ancora un semplice atto di gradimento oppure si commette un reato? La procura della Repubblica di Cosenza, oggi come ieri, \u00e8 all\u2019avanguardia. In queste ore sta convocando telefonicamente decine di persone che hanno condiviso o dato il proprio \u201clike\u201d (\u201cmi piace\u201d) ad alcuni articoli pubblicati dal giornale on line iacchite\u2019. Sarebbe roba da non crederci, in un presunto Stato democratico, se questo tribunale non ci avesse gi\u00e0 abituato a certe modalit\u00e0 \u201cinvestigative\u201d. \u00c8 presumibile che gli inquirenti cosentini stiano cercando di applicare al web la legge sulla stampa che attribuisce al direttore di un giornale la responsabilit\u00e0 penale di un eventuale articolo oggetto di querela, perch\u00e9 ritenuto lesivo, anche se scritto e firmato da uno dei suoi cronisti. In sintesi, condividendo sul nostro profilo FB un articolo censurato dall&#8217;autorit\u00e0 giudiziaria, o attribuendo a esso un banale \u201cmi piace\u201d, rischieremmo pesanti sanzioni. Cos\u00ec siamo tutti responsabili, anche senza essere direttori.<\/h5>\n<h5>\u00c8 chiaro che, ancora una volta, sotto attacco \u00e8 la libert\u00e0 di pensiero e d\u2019espressione. Di anomalo e \u201cinnovativo\u201d, per\u00f2, in questo caso \u00e8 soprattutto la procedura adottata. Nella prassi abituale non si convocano gli \u201cattenzionati\u201d alzando la cornetta, bens\u00ec mediante regolare notifica, la famigerata letterina verde, recapitata dalla polizia giudiziaria. L\u2019uso del telefono allora non \u00e8 casuale. Di per s\u00e9 appare terroristico: \u201cPronto, deve venire in questura\u201d. Il ricevente avverte un brivido lungo la schiena. La convocazione come \u201cpersona informata sui fatti\u201d rappresenta un vero e proprio interrogatorio senza garanzie. E questo la procura di Cosenza lo sa bene, per aver spesso fatto ampio uso di tale strumento intimidatorio contro gli attivisti dei movimenti sociali. A differenza dell\u2019interrogatorio in qualit\u00e0 di indagato o imputato, quando si \u00e8 interpellati come \u201cpersona informata sui fatti\u201d bisogna presentarsi senza avvocato e si \u00e8 costretti a rispondere alle domande del PM o del delegato, pena la minaccia d\u2019incriminazione per favoreggiamento. Non ci si pu\u00f2 quindi avvalere della \u201cfacolt\u00e0 di non rispondere\u201d.<\/h5>\n<h5>Cos\u00ec gli inquirenti ottengono due risultati. Anzitutto prosciugano \u201cl\u2019acqua in cui nuotano i pesci\u201d, in base a una vecchia metodologia repressiva adottata in Italia negli anni settanta contro i movimenti rivoluzionari. In sostanza, dovrebbero spaventarsi tutti quelli che simpatizzano per iacchite\u2019 e collaborano con i suoi redattori. Inoltre si ripristina il delitto di lesa maest\u00e0, cio\u00e8 si vieta a chiunque di pronunciare i cognomi degli innominabili che a Cosenza detengono i poteri che contano.<\/h5>\n<h5>Consiste proprio in questo il grande merito di Gabriele Carchidi e Michele Santagata, redattori di iacchite\u2019: aver dimostrato che si pu\u00f2. \u00c8 possibile sbeffeggiare ed esporre al pubblico ludibrio, senza timore di rappresaglie, molti degli altolocati o dei malandrini che gestiscono la vita pubblica nella nostra citt\u00e0. E lo si pu\u00f2 fare senza avere alle spalle un fruttivendolo o un macellaio o un palazzinaro (con tutto il rispetto per le prime due di queste categorie commerciali) che si improvvisa editore e magari apre un giornale per esercitare pressioni sul potere politico. Michele e Gabriele non sono pagati da un finanziatore occulto. Lavorano incamerando i soldi degli sponsor assegnati da Google. Che come tutte le multinazionali, non prende neanche in considerazione le acrobatiche procedure repressive escogitate dal sistema poliziesco italiano. Ai siti internet il suo algoritmo elargisce soldi in proporzione ai click giornalieri. Beffa delle beffe: il neoliberismo scavalca e ignora gli stessi fedelissimi guardiani incaricati di difenderne gli interessi all\u2019interno degli uffici giudiziari.<\/h5>\n<h5>Certo, se dici la verit\u00e0 e sei vulnerabile, in questo Paese i poteri forti ti distruggono! Il lavoro che svolgono Michele e Gabriele lo si pu\u00f2 svolgere solo quando non si ha nulla da perdere e si \u00e8 nullatenenti. Eppure, si pu\u00f2 dissentire con iacchite\u2019 su alcune delle posizioni che assume, per\u00f2 bisogna essere stolti per non ammirare il coraggio di Michele e Gabriele. In quanto cittadini di Cosenza, dovremmo essere grati a iacchite\u2019. Se avessimo tutti questa loro determinazione, forse vivremmo in una terra un po\u2019 diversa. Iacchite\u2019 crede che nella procura di Cosenza operino solo soggetti in malafede. Pi\u00f9 che altro, taluni appaiono incapaci e a volte codardi di fronte ai loro compiti. Nella nostra citt\u00e0 i commercianti sono talmente abituati a versare mensilmente la tangente, che ormai lo fanno compiaciuti. I palazzinari operano in violazione di qualsiasi norma e non pagano le tasse. Ci sono pure onesti agenti al servizio dello Stato ridotti sull\u2019orlo di una crisi di nervi: ogni volta che si azzardano ad avviare accertamenti patrimoniali su certi intoccabili, pare che dall\u2019alto vengano bloccati e invitati a dirottare le attivit\u00e0 investigative su qualche ragazzotto che coltiva la sua bella piantina di marijuana. Esistono intere aree contaminate, come quelle dell\u2019ex Legnochimica e di Lattarico, sulle quali la procura di Cosenza non ha fatto niente di sostanziale per imporre il rispetto della legalit\u00e0. Qualcuno potrebbe replicare: non \u00e8 competente in materia! Intervenire spetterebbe all\u2019Antimafia, ai Sindaci, ai vigili urbani, ai pompieri, alle parrocchie, all\u2019accalappiacani. Insomma, a tutti tranne che alla procura di Cosenza.<\/h5>\n<h5>Ma allora l\u00ec dentro cosa ci stanno a fare? Solo per convocare la gente che mette \u201cmi piace\u201d su facebook?<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>PS &#8211; per amici e compagni che leggono su FB: se vi va, potete tranquillamente condividere questo articolo e\/o mettere \u201cmi piace\u201d. Ho gi\u00e0 consultato i miei avvocati che sono i migliori del mondo. Mi hanno detto che se la procura di Cosenza censura pure questo articolo, siamo legittimati a denunciarla alla corte di Strasburgo.<\/h5>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iacchite.com\/persona-informata-sui-like-di-claudio-dionesalvi\/\">iacchite&#8217;, 18 aprile 2016<\/a><\/p>\n<h5><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Condividere qualcosa significa \u201cessere d\u2019accordo\u201d oppure il semplice affermarlo implica la \u201ccorresponsabilit\u00e0\u201d di un contenuto e si rischia di doverne rispondere davanti a un giudice? E dichiarare che un oggetto \u201cmi piace\u201d, \u00e8 ancora un semplice atto di gradimento oppure si commette un reato? 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