{"id":287,"date":"2014-12-20T09:45:39","date_gmt":"2014-12-20T08:45:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=287"},"modified":"2015-06-20T09:23:01","modified_gmt":"2015-06-20T07:23:01","slug":"107-morti-il-fatto-non-sussiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=287","title":{"rendered":"107 morti: \u201cIl fatto non sussiste\u201d"},"content":{"rendered":"<h5>\u201cIl fatto non sussiste\u201d. Nessuno \u00e8 colpevole della lenta carneficina che sarebbe avvenuta nella fabbrica tessile Marlane di Praia, in provincia di Cosenza. Non esiste un nesso di causa ed effetto tra le sostanze tossiche inalate e le decine di tumori contratti dai 107 operai che all\u2019interno della fabbrica hanno lavorato per anni. Non ci sono responsabilit\u00e0 tra quanti avrebbero dovuto vigilare e garantire minime condizioni di sicurezza.<\/h5>\n<h5>A stabilirlo, dopo un lungo e tormentato dibattimento e una camera di consiglio protrattasi fino a tarda sera, \u00e8 stato il tribunale di Paola che ieri ha assolto tutti gli imputati, tra cui il dirigente di fabbrica nonch\u00e9 gi\u00e0 sindaco di Praia a Mare, Carlo Lomonaco. Assolto anche il padrone dell\u2019azienda, il Conte Pietro Marzotto.<\/h5>\n<h5>Cadono dunque nel vuoto le denunce dei comitati ambientalisti del Tirreno cosentino e dei familiari delle vittime, a lungo ignorati dalle istituzioni preposte al controllo del territorio e dai sindacati confederali. Il processo di primo grado non ha accolto le richieste della pubblica accusa che aveva richiesto pene pesanti per 7 dirigenti e per il titolare della fabbrica, imputati a vario titolo dei reati di disastro ambientale, omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime.<\/h5>\n<h5>Lacrime di rabbia, urla di indignazione hanno attraversato le strade di Paola subito dopo la lettura della sentenza.<\/h5>\n<h5>Lunga e travagliata \u00e8 stata la vicenda Marlane. Durante tutto il processo, un presidio permanente ha stazionato nei pressi del tribunale, denunciando a gran voce il rischio che un\u2019eventuale prescrizione ponesse gli imputati al riparo da possibili condanne. La sentenza di ieri suona come un\u2019ulteriore beffa per quanti hanno perso la vita, la salute, gli affetti.<\/h5>\n<h5>Un anno fa Eni-Marzotto aveva raggiunto un accordo con i familiari degli operai deceduti, ottenendo la revoca delle costituzioni di parti civili. Circa sette milioni di euro sarebbero stati versati complessivamente ai congiunti delle vittime ed ai loro avvocati. Ciascuna parte civile ha ricevuto una somma oscillante tra le 20mila e le 30mila euro. Se sull\u2019entit\u00e0 del risarcimento si raggiunse un accordo, invece in merito alle responsabilit\u00e0 penali ovviamente il procedimento \u00e8 andato avanti, fino al verdetto di ieri. Per conoscere nel dettaglio le motivazioni che hanno spinto la corte ad assolvere gli imputati, bisogner\u00e0 attendere il deposito della sentenza. Nella requisitoria della pubblica accusa, l\u2019arco delle responsabilit\u00e0 si presentava ampio. A provocare danni irreversibili alla salute umana ed all\u2019ambiente, secondo il PM, sarebbe stato l\u2019uso di coloranti azoici nella fase di produzione. E, ancora, l\u2019amianto presente sui freni dei telai. Infine, da non sottovalutare la questione del presunto sversamento delle diverse tonnellate di rifiuti industriali mai smaltite, che a parere della pubblica accusa sarebbero state seppellite impunemente nella zona circostante, a poche decine di metri dal centro abitato e da uno dei tratti balneari pi\u00f9 rinomati della costa tirrenica calabrese, di fronte alla meravigliosa isola di Dino. I comitati per la difesa del territorio pongono da tempo il problema della bonifica dell\u2019intera area.<\/h5>\n<h5>Scoramento tra gli ambientalisti e tra i pochi sopravvissuti al cancro. La sentenza di ieri rappresenta una profonda delusione per operai coraggiosissimi come Luigi Pacchiano ed Alberto Cunto, ma soprattutto per gli attivisti della costa tirrenica cosentina. Anzitutto lo scrittore Francesco Cirillo che a questa vicenda ha dedicato accurate controinchieste, sfidando il clima di ostilit\u00e0 che si scatena ogni qual volta qualcuno denunci l\u2019impatto devastante dell\u2019industrializzazione nel sud Italia e in altre regioni del Paese.<\/h5>\n<h5>Vanificato anche il ruolo della procura di Paola. Negli uffici diretti dal procuratore Bruno Giordano, a partire dalla seconda met\u00e0 del decennio scorso, sono state avviate inchieste giudiziarie importanti su reati ambientali di enorme gravit\u00e0, come quelle sulle navi dei veleni, la cementificazione dei corsi d\u2019acqua, il mancato smaltimento dei fanghi da depurazione, l\u2019inquinamento di un mare che di fatto oggi non \u00e8 pi\u00f9 balneabile per decine di chilometri.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>il manifesto, 20 dicembre 2014<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl fatto non sussiste\u201d. 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