{"id":387,"date":"2005-03-11T19:34:18","date_gmt":"2005-03-11T18:34:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=387"},"modified":"2015-06-20T19:37:19","modified_gmt":"2015-06-20T17:37:19","slug":"i-decenni-di-marco-philopat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=387","title":{"rendered":"I decenni di Marco Philopat"},"content":{"rendered":"<h5>\u201cHo imparato a scrivere incontrando Primo Moroni, proprio mentre insieme a Nanni Balestrini stanno scrivendo \u201cL\u2019Orda d\u2019Oro\u201d.<\/h5>\n<h5>Io da punk non riuscivo ad andare a tempo e quindi ero cacciato via da tutti i gruppi musicali che tentavo di formare. Fondavo una band, ma poi scoprivo che questi qui sapevano suonare abbastanza bene, nonostante il punk non richiedesse n\u00e9 una grande tecnica concertistica, n\u00e9 la necessit\u00e0 di studiare gli spartiti. Chitarristi e batteristi mi dicevano: Philopat vai fuori tempo. Non \u00e8 per te\u201d.<\/h5>\n<h5>A parlare \u00e8 Marco Philopat, autore di un\u2019interessante trilogia di romanzi sui movimenti sociali e le culture sotterranee in Italia, pubblicati dalle edizioni Shake. Con \u201cCostretti a sanguinare (del 1997) ha raccontato gli anni ottanta, i primi centro sociali autogestiti e i punk italiani. Nel 2002 ha pubblicato \u201cLa banda Bellini\u201d, su una banda di quartiere milanese che si trasforma in un temuto servizio d\u2019ordine, nella Milano degli anni settanta. Da pochi mesi \u00e8 uscito \u201cI viaggi di Mel\u201d, sul movimento beat italiano degli anni sessanta.<\/h5>\n<h5><strong>E cos\u00ec, grazie a Primo Moroni, ti sei buttato nella scrittura&#8230;<\/strong><\/h5>\n<h5>Incomincio a scrivere perch\u00e9 anche le fanzine sono un mezzo di espressione del punk. Alla fine degli anni settanta, nascono i primi negozi di fotocopie e quindi risulta facile diventare redattore, distributore e anche scrittore. Uno degli slogan del punk \u00e8 \u201cFai da te, do it youself\u201d. Inizio a fare sperimentazioni letterarie a sedici, diciassette anni, grazie proprio al punk. Mi ci appassiono, fino a fondare la nostra prima casa editrice all\u2019interno del \u201cVirus\u201d, che si chiama \u201cAntiutopie edizioni\u201d. Facciamo riviste, che poi piano piano cominceremo a stampare in tipografia, raggiungendo anche le duemila copie.<\/h5>\n<h5><strong>Quanto \u00e8 stato importante Primo Moroni nella tua formazione?<\/strong><\/h5>\n<h5>Quando sgomberano il \u201cVirus\u201d nel 1984, conosco Primo Moroni. Capisco che c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di imparare ad intrecciare il racconto orale con la narrativa. Seguo per quasi tre anni Primo, tra la sua libreria e le tante conferenze che fa con il titolo \u201cLiberiamo gli anni settanta\u201d. Liberiamoli, cio\u00e8, dal baule di piombo, il metallo pi\u00f9 pesante che impediva il ragionamento e lo studio reale della storiografia, cosa che l\u2019Orda d\u2019Oro aveva fatto anche partendo dai discorsi orali di Primo stesso.<\/h5>\n<h5><strong>Qual \u00e8 la tua prima esperienza con il racconto orale?<\/strong><\/h5>\n<h5>Ho pensato di fare un libro autoregistrandomi. Cos\u00ec nasce \u201cCostretti a sanguinare\u201d sulla storia del punk che avevo vissuto sin dall\u2019inizio, appunto nel \u201cVirus\u201d che \u00e8 uno dei primi centri sociali come li conosciamo oggi. Lo scrivo ripescando anche gli insegnamenti di Nanni e Primo, recuperando quello che avevo imparato dalle fanzine, tentando di affinare una tecnica sperimentata con i primi computer. Quelle iniziali mailing list sono una sorta di palestra d\u2019allenamento.Tra l\u201985 e l\u201986 esce fuori una rivista: \u201cDecoder\u201d. Sar\u00e0 il nucleo fondativo dell\u2019Helter Skelter e della Shake, che ancora oggi pubblica i miei libri.<\/h5>\n<h5><strong>A cosa attribuisci il successo di \u201cCostretti a Sanguinare\u201d?<\/strong><\/h5>\n<h5>Esce nel \u201997 in 1500 copie e piace soprattutto alla critica, misteriosamente. Sono chiamato in diversi centri sociali, in un sacco di posti, a presentare questa vicenda che nessuno conosceva. Il \u201cVirus\u201d \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 importanti nella storia del punk nel mondo. Nel frattempo muore Primo Moroni. Per noi \u00e8 lacerante, anche perch\u00e9 era stato uno che aveva costituito la base teorica ed amicale della nostra cooperativa. C\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di continuare tutto il lavoro che stava facendo, proprio a partire dalla questione degli anni settanta. In Calusca avevo conosciuto diverse persone che provenivano da quel movimento. Mi avevano appassionato. Decido cos\u00ec di raccontarli in una maniera particolare. La vicenda che scelgo, aveva incendiato gli animi dell\u2019immaginario dei ragazzi di allora. Ho pensato di telefonare ad Andrea Bellini, che dal \u201972 al \u201975 era uno dei leader di una banda di ragazzi di strada che veniva dal Casoretto, quartiere popolare d\u2019antica tradizione riottosa di Milano. La sua banda riusc\u00ec ad essere veramente autonoma, indomabile da qualsiasi tentativo di inquadramento di altri servizi d\u2019ordine pi\u00f9 stalinisti, come nel caso del movimento studentesco della Statale, ma anche di Lotta Continua e di Avanguardia Operaia. Riuscirono per una serie di motivi, primo fra tutti il fatto di essere amici, a diventare un servizio d\u2019ordine invincibile ed a sbaragliare eserciti di carabinieri e di polizia.<\/h5>\n<h5><strong>Perch\u00e9 proprio Bellini?<\/strong><\/h5>\n<h5>\u00c8 una persona che \u00e8 bellissimo ascoltare. Ha una capacit\u00e0 incredibile di descrivere quegli anni. Li racconta come fossero una grande avventura, quasi somigliante ad un film. Infatti proprio a \u201cIl mucchio Selvaggio\u201d \u00e8 dedicata la copertina. Al libro ho lavorato circa quattro anni, registrando il racconto orale di Andrea, incrociandolo con tutti i lavori che erano gi\u00e0 usciti. Quindi c\u2019\u00e8 una ricerca storiografica mescolata alla narrazione.<\/h5>\n<h5><strong>Come \u00e8 nato il terzo flashback? <\/strong><\/h5>\n<h5>Nel 1996 incontro Melchiorre Gerbino, il protagonista di questo mio ultimo libro \u201cI viaggi di Mel\u201d. Lo conosco da tempo, perch\u00e9 sulla nostra rivista Decoder alla met\u00e0 degli anni ottanta avevamo fatto delle ricerche su quello che c\u2019era alle spalle dell\u2019esperienza dalla quale noi della Shake provenivamo: il punk, i ragazzi del \u201977, gli indiani metropolitani, gli hippy. Insomma, la storia delle controculture. Avevamo gi\u00e0 stampato \u201cTaz\u201d di Hakim Bey, che poneva le basi per una convergenza dell\u2019ala pi\u00f9 politica del movimento con quella controculturale. Si decide di raccontare la storia della prima rivista underground uscita in Italia: \u201cMondo Beat\u201d. Quindi andiamo a cercare i vecchi militanti. Li intervistiamo. Raccontano di un ragazzo siciliano, Melchiorre Gerbino, che era il direttore della rivista. Un personaggio molto particolare, contraddittorio, ma nello stesso tempo pioniere di un mondo nuovo. Le pagine di \u201cMondo Beat\u201d ancora oggi appaiono sperimentali nel linguaggio e moderne nell\u2019impostazione grafica, ma furono soprattutto le provocatorie tematiche, una delle quali era legata alla sessualit\u00e0 e all\u2019amore libero, a far gridare allo scandalo l\u2019intera nazione. Alla fine di quell\u2019esperienza Melchiorre, detto Mel, il dinamitardo della natura umana, inizia a viaggiare per il mondo scegliendo la filosofia beat come perenne stile di vita, facendosi inesorabilmente travolgere da una societ\u00e0 profondamente mutata. Cos\u00ec\u2026 il capellone perse tutti i capelli\u2026<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5><strong>E l\u2019incontro con \u201cMel\u201d?<\/strong><\/h5>\n<h5>Una volta accendo la Tv e scopro che Gerbino \u00e8 presente in una trasmissione di Maurizio Costanzo. Rimango attonito. So chi sia, ma lui continua a parlare solo di viaggi. Tempo dopo, nel \u201996, durante una festa nel centro sociale \u201cConchetta\u201d dove la Calusca si era trasferita dal \u201993, ad un certo punto viene a trovarmi un amico e mi dice: \u201cDi l\u00e0 c\u2019\u00e8 il pelatone del Maurizio Costanzo Show\u201d. E l\u00ec decido di fare una lavoro su di lui\u2026 Mel \u00e8 un vero e proprio affabulatore, un affascinante cantastorie che si esprime in una maniera molto fisica. In decine e decine di sedute mi racconter\u00e0 la sua vita che ne vale almeno altre due.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>CARTA settimanale, n\u00b0 11 marzo 2005<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cHo imparato a scrivere incontrando Primo Moroni, proprio mentre insieme a Nanni Balestrini stanno scrivendo \u201cL\u2019Orda d\u2019Oro\u201d. Io da punk non riuscivo ad andare a tempo e quindi ero cacciato via da tutti i gruppi musicali che tentavo di formare. 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