{"id":4158,"date":"2019-12-12T10:56:11","date_gmt":"2019-12-12T09:56:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=4158"},"modified":"2019-12-12T11:11:16","modified_gmt":"2019-12-12T10:11:16","slug":"quando-rischiai-di-non-laurearmi-per-aver-scritto-la-verita-su-piazza-fontana-e-pinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=4158","title":{"rendered":"Quando rischiai di non laurearmi per aver scritto la verit\u00e0 su piazza Fontana e Pinelli"},"content":{"rendered":"<h5>Cari ragazzi,<\/h5>\n<h5>vi racconto una storia che nessuno dei miei colleghi insegnanti di Storia forse mai vorr\u00e0 raccontarvi. Un po\u2019 perch\u00e9 non sono in tanti quelli che la conoscono, un po\u2019 perch\u00e9 imbarazza dover ammettere che viviamo in una finta democrazia e quelli che blaterano di \u201clegalit\u00e0\u201d sono tutti al servizio di uno Stato che pur di mantenere l\u2019ordine ha ucciso degli innocenti.<\/h5>\n<h5>\u00c8 la storia della strage di piazza Fontana, a Milano, dove i servizi segreti italiani, la Nato e i neofascisti fecero saltare in aria decine di persone in una banca, il 12 dicembre del 1969. Lo rifecero negli anni successivi, diverse volte. Come era accaduto gi\u00e0 negli anni venti, avevano paura che i movimenti operai, studenteschi, femministi e contadini facessero una rivoluzione. Cos\u00ec crearono un buco nero che risucchiasse tutto. E si sa che i buchi neri nascono da devastanti esplosioni. Gli stragisti sapevano che esistono almeno due tipi di caos. Ce n\u2019\u00e8 uno che genera libert\u00e0 e un altro l\u2019esatto contrario: l\u2019ordine! Con quella bomba, creando il caos, ottennero un triplice risultato. Criminalizzarono le persone che lottavano per una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, spinsero una parte di loro a entrare in clandestinit\u00e0, imbottirono di polizia un intero Paese.<\/h5>\n<h5>Potreste pensare che la mia versione dei fatti sia esagerata e faziosa. No, quel che vi sto raccontando \u00e8 stato confermato dai pochi uomini dello Stato disposti a dire la verit\u00e0, da una sentenza tardiva di un tribunale, da neofascisti pentiti e persino da autorevoli giornalisti di destra. Nessuno comunque pag\u00f2 per quella strage.<\/h5>\n<h5>La ferita rimane aperta, e non solo nella coscienza di chi stava dalla parte giusta. Me ne accorsi nel 1996, quasi 30 anni dopo l\u2019attentato, quando rischiai di non laurearmi, a causa di una frase che avevo scritto nella mia tesi. Era una tesi che parlava di tutt\u2019altro, ma nel ricostruire il contesto storico tra gli anni sessanta e settanta avevo osato scrivere: \u201c\u2026 l\u2019anarchico Pinelli, lanciato dal quarto piano della questura di Milano\u201d, dando per assodato che fosse stato ucciso e non che si suicid\u00f2, come vorrebbe la versione ufficiale. Dovete sapere che Giuseppe Pinelli fu uno dei tanti che in quei giorni finirono in questura, sospettati di essere gli artefici della strage. In Italia, ancora oggi, una persona pu\u00f2 essere trattenuta per tre giorni in questura o in caserma, senza che un magistrato autorizzi il fermo e senza che il fermato possa vedere un avvocato. Al culmine di quei tre giorni, Pinelli vol\u00f2 dalla finestra, si schiant\u00f2. Mor\u00ec. Non importa chi lo butt\u00f2 gi\u00f9. Se non altro, i vertici della polizia milanese ebbero la responsabilit\u00e0 \u201cprofessionale\u201d di quel delitto. Lo so bene, perch\u00e9 anch\u2019io oggi lavoro per lo Stato. E Sebbene tutte le volte che lascio l\u2019aula per due minuti, il tempo di espletare un bisogno fisiologico, io affidi la mia classe a un collaboratore scolastico, se in quei due minuti dovesse accadere qualcosa ai miei alunni e alunne, responsabile non sarebbe il collaboratore scolastico, ma lo sarei io. E ne risponderei moralmente e giuridicamente. Quindi se anche i vertici della polizia milanese, in quel maledetto 15 dicembre 1969, non fossero stati in quella stanza da cui precipit\u00f2 Pinelli, fu naturale puntare lo sguardo verso di loro. Punt\u00f2 su di loro la sua penna Pio Baldelli, all\u2019epoca direttore del giornale Lotta Continua. Per questo fu querelato. Due decenni dopo, nell\u2019universit\u00e0 di Firenze, Pio sarebbe diventato il mio professore, il docente relatore della mia tesi di laurea. Era gi\u00e0 anziano e malato quando si sedette al mio fianco in quel pomeriggio fiorentino. Ma quando la controrelatrice, una docente di Storia contemporanea di area PDS, contest\u00f2 con veemenza quella mia frase che raccontava la morte di Pinelli, Pio cambi\u00f2 colore in viso, mi fece cenno di tacere, balz\u00f2 in piedi e si mise a urlare difendendo il contenuto di quella mia affermazione. Ne nacque un litigio tra docenti, che aveva ben poco di accademico. Ricordo il volto pallido di mia madre che assisteva dal pubblico. Rischiai di non laurearmi. Poi mi diedero un voto basso, sebbene io avessi la media del 28. Ma per me\u00a0rappresent\u00f2 una delle pi\u00f9 grandi soddisfazioni di questa vita. Il mio mitico professore e io eravamo usciti a testa alta dalla gabbia dei leoni. \u00c8 chiaro che quello scontro verbale era il riflesso di antichi rancori e fantasmi. Sono gli stessi rancori e fantasmi sui quali si regge l\u2019Italia di oggi.<\/h5>\n<h5>Non ero ancora nato quando scoppi\u00f2 quella bomba. Pochi mesi dopo, i miei genitori mi avrebbero concepito. Mi piace viaggiare con la fantasia, immaginare le giornate vissute \u00a0dalla mia famiglia quando ancora non c\u2019ero. Mio fratello Franco era un ragazzino. Negli anni successivi sarebbe diventato un <em>indiano metropolitano<\/em>. Gi\u00e0 poeta in quel tempo, pregava i suoi genitori di dargli un fratellino o una sorellina. Dopo quella strage, come milioni di altri Italiani, loro avranno avuto tanta paura: \u201cCome facciamo a mettere al mondo un\u2019altra creatura, in questo mondo terribile?\u201d. Da qualche parte ho letto che a volte \u00e8 proprio la paura, oltre che a sprigionare odio, a spingerci a fare l\u2019amore e magari a farci concepire una nuova vita. Chiss\u00e0 se accadde lo stesso per i miei genitori. Ci\u00f2 mi fa avvertire inquietudine. In un certo senso, mi sento figlio di quella strage. Come l\u2019Italia di oggi.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<p><strong>(lettera ai miei alunni e alunne diciottenni, se io insegnassi (mai sia) in una scuola superiore)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari ragazzi, vi racconto una storia che nessuno dei miei colleghi insegnanti di Storia forse mai vorr\u00e0 raccontarvi. 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