{"id":569,"date":"2010-04-11T08:48:22","date_gmt":"2010-04-11T06:48:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=569"},"modified":"2015-07-10T09:22:56","modified_gmt":"2015-07-10T07:22:56","slug":"inquino-e-poi-bonifico-gomorra-in-magna-grecia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=569","title":{"rendered":"Inquino e poi bonifico, Gomorra in Magna Grecia"},"content":{"rendered":"<h5>Ci sono nomi che a Crotone hanno imparato in fretta. Nomi di metalli e minerali. Tossici, maledettamente tossici. Arsenico, cadmio, nichel, germano, mercurio, zinco, si chiamano. Zinco, soprattutto. Ferriti di zinco, per esser precisi. Sono ovunque. Sotto scuole ed ospedali. Con esse si sono costruiti interi palazzi pubblici ed edifici privati. Sono le montagne nere- come l\u2019omonima indagine della Procura della Repubblica di Crotone- che ammorbano un\u2019intera popolazione. Gli inquirenti hanno disposto lo scorso 9 marzo il rinvio a giudizio per 45 persone, tra dirigenti, amministratori e prefetti, coinvolte nello smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola sud. Come ricostruito dall\u2019indagine, nel 1997 gli alti dirigenti della societ\u00e0 Pertusola sud, in odor di fallimento, avevano un problema enorme: liberarsi di 400mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico. Si trattava\u00a0 delle scorie di cubilot contenenti metalli altamente cancerogeni e per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche. Gli amministratori della societ\u00e0, poco propensi ad accollarsi i costi, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale di riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia. Meglio ancora se fossero state classificate come rifiuti non pericolosi. Da qui il pressing sul Ministero dell\u2019ambiente per far includere il cubilot nel decreto che il governo si apprestava ad emanare. Il 5 febbraio 1998 il decreto Ronchi classificava il cubilot \u201crifiuto non pericoloso\u201d.<\/h5>\n<h5>Fu allora che le scorie di cubilot finirono, insieme alla \u201cloppa di alto forno\u201d proveniente dall\u2019Ilva di Taranto in una miscela chiamata \u201cConglomerato idraulico catalizzato\u201d, il famigerato Cic, con il quale dal 1999 sono stati riempiti i piazzali della scuola elementare San Francesco, l\u2019Itc di Via Acquabona, ma anche centri commerciali, alloggi popolari e villette a schiera, strade e persino il Palazzo della Questura e la banchine del porto di Crotone. Per l\u2019esattezza 18 siti, messi sotto sequestro solo nel 2008. Ora, i 45 rinviati a giudizio dovranno comparire davanti al Gup il prossimo 11 maggio. Con un\u2019accusa pesante: disastro ambientale.<\/h5>\n<h5><strong>La bonifica del sito di interesse nazionale <\/strong><\/h5>\n<h5>Hanno un cattivo odore, le ferriti. E sono \u201cirritanti, nocive, tossiche, corrosive\u201d, come il decreto legislativo 22\/97 definisce questi particolari rifiuti derivanti dai processi idrometallurgici dello zinco. E viaggiavano parecchio. Nottetempo, lungo una direttrice ricca di storia e civilt\u00e0. Da Crotone a Cassano, lungo le strade della Magna Grecia. Crotone e Cassano accomunate da un passato illustre e da un presente inquinato. E, soprattutto, da una bonifica che tutti aspettano ma che nessuno vede<\/h5>\n<h5>La citt\u00e0 di Crotone, carica di suggestione e vestigia d\u2019altri tempi, simbolo di una Calabria avvelenata, anche se non arrendevole, paga lo scotto pesante di un trascorso industriale con esclusive logiche di profitto e malaffare. Le attivit\u00e0 industriali hanno lasciato un\u2019eredit\u00e0 inquinata anche alla luce dei gravi ritardi nella bonifica del sito di interesse nazionale di Crotone e Cassano- Cerchiara, in linea con gli altri 56 siti del programma nazionale di bonifica curato dal ministero dell\u2019Ambiente. Ad oggi, nonostante la contaminazione da metalli pesanti, accertata da numerosi studi e piani di caratterizzazione, nell\u2019area non sono stati fatti grandi passi in avanti. La perimetrazione comprende, infatti, un\u2019area sottostimata rispetto alle reali dimensioni dell\u2019inquinamento, i continui passaggi di competenze hanno rinviato l\u2019attuazione dei progetti di bonifica e causato un grande sperpero di risorse economiche. Gli interventi finora conclusi riguardano esclusivamente opere di messa in sicurezza (cementificazione e isolamento delle discariche\u00a0 e dei rifiuti depositati), cosa ben diversa da interventi di bonifica che permettono la restituzione dei terreni integri e liberi da discariche. Aree finora precluse all\u2019accesso e alla possibilit\u00e0 di utilizzo da cui ripartire per rilanciare la rinascita ambientale, sociale, economica, di Crotone. Ai gravi problemi ambientali si aggiungono quelli sanitari. Si muore a Crotone e pi\u00f9 che altrove. Tutto probabilmente correlato alle attivit\u00e0 industriali dell\u2019area. Questo ha accertato la perizia, condotta su input della Procura, per verificare l\u2019incidenza sulla salute della contaminazione dei siti avvelenati dai materiali di scarto dell\u2019area industriale. A Crotone si sospetta che, persino, l\u2019acqua sia ammorbata dai metalli.<\/h5>\n<h5><strong>L\u2019antica Kroton<\/strong><\/h5>\n<h5>\u00c8 una bomba ecologica, quella della ex Pertusola. La fabbrica di rifiuti tossici conserva, tra lamiere e scheletri di ferro, circa un milione di tonnellate di scorie. Lo stabilimento della Pertusola Sud, progettato nel 1928 e attivo dagli anni \u201930, ha cessato la produzione nel 1999 e, ad oggi, il definitivo smantellamento non \u00e8 stato completato. Dell\u2019altro grande impianto del colosso dell\u2019industria chimica, gestita dall\u2019allora gruppo Montedison, e operante dagli anni \u201940 agli anni \u201980, \u00e8 rimasta solo in funzione la Sasol che produce zeoliti per la detergenza. Gli altri impianti, responsabili della produzione di fertilizzanti azotati e di fosforo, hanno imbevuto per anni il terreno di sostanze chimiche e ancora attendono gli interventi di bonifica.<\/h5>\n<h5>Sulla carta, la bonifica a Crotone l\u2019attendono dal 2001, anno in cui l\u2019area industriale della citt\u00e0 viene inserita tra i siti di interesse nazionale. Il progetto di bonifica comprende gli stabilimenti industriali Pertusola e Montedison, la discarica di Tufolo, la fascia costiera a ridosso della zona industriale e i comuni di Cassano allo Ionio e Cerchiara Calabra. La discarica di Tufolo copre una superficie di 7 ettari ed \u00e8 stata in attivit\u00e0 fino al 2000. I rifiuti (speciali, sanitari, urbani, quelli dell\u2019alluvione del 1996, i fanghi di depurazione civile) occupano un volume di 99mila metri cubi e risultano abbancati per oltre 20 metri e, come se non bastasse, la discarica non ha alcun presidio ambientale (barriere impermeabili di fondo, sistemi di smaltimento delle acque superficiali). La fascia costiera nei pressi dell\u2019area industriale \u00e8 interessata da discariche abusive di 300mila metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi in un\u2019area complessiva di 87mila metri quadri. Rientrano nella perimetrazione dell\u2019area anche i siti di\u00a0 Cassano allo Ionio e\u00a0 Cerchiara Calabra. Dove, fino al 1998, venivano smaltiti illegalmente le ferriti di zinco della Pertusola.<\/h5>\n<h5>Ma la vicenda pi\u00f9 grottesca, in questa Gomorra della Magna Grecia, riguarda l\u2019area archeologica. Quella dell\u2019antica Kroton. Un sesto del sito di interesse nazionale Crotone e Cassano- Cerchiara\u00a0 \u00e8, infatti, un\u2019area archeologica di inestimabile valore. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Archeologia industriale e archeologia di un\u2019antica civilt\u00e0. Sepolta da metalli velenosi e abbandonata a s\u00e9 stessa. L\u2019area archeologica, adiacente l\u2019ex Montedison, non presenta, infatti, alcuna recinzione ed \u00e8 possibile l\u2019accesso di chiunque. C\u2019e chi raccoglie funghi, chi cicoria, chi olive. E ci sono gli animali che pascolano. Sopra montagne di veleni, brucando erba che ha radici direttamente nei fanghi chimici.<\/h5>\n<h5>\u00c8 lecito supporre che tali prodotti finiscano sulle nostre tavole con grave rischio per la\u00a0 salute. Nonostante l\u2019ordinanza del sindaco e il sequestro giudiziario dell\u2019area, l\u2019accesso a detti terreni rimane ancora libero. Chi coltivava o pascolava abusivamente non \u00e8 stato denunciato. Nessuno sforzo \u00e8 stato fatto per stabilire un sistema di tracciabilit\u00e0 di questi prodotti.<\/h5>\n<h5><strong>Le ferriti di Cassano<\/strong><\/h5>\n<h5>Quando lo sguardo si solleva dal terreno, viene voglia di mettersi ad urlare contro il cielo. Sembra quasi che le montagne del Pollino osservino impietosite la piana di Sibari, il pi\u00f9 incantevole dei paesaggi della Magna Grecia. Nessun angolo di Mediterraneo \u00e8 mai stato aggredito a tradimento come questo. Negli anni novanta, per aggirare gli elevati costi dello smaltimento negli impianti a norma, 35mila tonnellate di ferriti di zinco provenienti dalla Pertusola sud di Crotone, gruppo ENI, sono state sotterrate abusivamente qui, in mezzo ad agrumeti, pescheti ed uliveti, nelle zone di Prainetta, Capraro e Tre Ponti, nei comuni di Cassano, Cerchiara e chiss\u00e0 dove. Mancherebbero all\u2019appello infatti altre 120mila tonnellate di scorie. La gente della piana \u00e8 abituata a mormorare. Si racconta di intere famiglie morte di cancro. Abitavano nei pressi delle zone contaminate. Non \u00e8 abituato a parlare sottovoce invece il dottor Antonio Alfano. Da queste parti, lui e i suoi colleghi medici di base hanno rilevato una diffusione impressionante di malattie tumorali. C\u2019\u00e8 pure un Comitato spontaneo per l\u2019ambiente e la salute, molto attivo. Il portavoce Peppe Carrozza ricorda che nel 2006 uno studio del Commissario per l\u2019Emergenza Ambientale ha riscontrato la presenza nel sottosuolo di metalli pesanti fino a 12 metri di profondit\u00e0. Per Alfredo Campanella del direttivo provinciale PRC, che se ne occupa da 15 anni, \u201cquesta \u00e8 un\u2019odissea\u201d. Anche la parlamentare Angela Napoli ipotizza che le ferriti siano state utilizzate nel cassanese, come a Crotone, per costruire edifici pubblici. La pi\u00f9 autorevole delle voci \u00e8 quella dello scrittore Pasquale Golia che ha dedicato alla vicenda due intensi capitoli del suo libro \u201cGiornalista di periferia\u201d, edito da La Rondine. Da anni Golia scava nelle carte giudiziarie e nelle verit\u00e0 nascoste.<\/h5>\n<h5>La situazione odierna \u00e8 tutt\u2019altro che chiara. Regione e ministero dell\u2019Ambiente hanno destinato tre milioni e 450mila euro alla bonifica. Secondo il ministero, \u00e8 un\u2019operazione che dovrebbe svolgere la Syndial, gruppo ENI. Quella stessa ENI che ha avvelenato Crotone. E la sagra delle beffe non finisce qui. Perch\u00e9 la gara d\u2019appalto, bandita dai comuni, \u00e8 stata vinta dalla Ecoge di Genova. In terra ligure, nel giugno scorso il suo presidente, Mamone, \u00e8 stato coinvolto nell\u2019operazione \u201cPandora\u201d con l\u2019accusa di \u201cassociazione a delinquere finalizzata alla turbativa d\u2019asta\u201d. Ecoge si \u00e8 sempre dichiarata estranea a qualsiasi ipotesi accusatoria, ribadendo la limpidezza delle proprie attivit\u00e0 ed escludendo ogni possibile contatto con ambienti delinquenziali. Nella Sibaritide ha affidato in subappalto la caratterizzazione dei terreni contaminati dalle scorie alla societ\u00e0 \u201cAmbiente\u201d di Carrara. Costo dei lavori: 257.700 euro.<\/h5>\n<h5>E cos\u00ec piove sul bagnato e sulle ferriti. Stando alle previsioni del comune di Cassano, presto le popolazioni che abitano nella Sibaritide dovrebbero ricevere costose informazioni su una verit\u00e0 che conoscono bene gi\u00e0 da anni. Infatti, erano previste per il 31 marzo le \u201cdeterminazioni analitiche\u201d relative ai terreni sottoposti a rilevamenti. Entro la met\u00e0 di aprile, dovrebbe essere resi noti anche i risultati ufficiali delle analisi sulle aree circostanti. I teloni di contenimento, oggi deteriorati dall\u2019incuria e dal tempo, testimoniano che tutti sanno dove sono le ferriti. Non sono visibili n\u00e9 transenne n\u00e9 segnali di pericolo. Su una recinzione \u00e8 appeso un foglietto largo venti centimetri recante la scritta: \u201carea sottoposta a sequestro\u201d.<\/h5>\n<h5>In passato, la vicenda ha attraversato i tribunali calabresi. All\u2019inizio, l\u2019arresto dell\u2019allora assessore regionale Sergio Stancato e di qualche funzionario. L\u2019inchiesta \u00e8 stata poi divisa in due tronconi, uno dei quali dedicato al reato ambientale, che non ha coinvolto il livello politico. Dopo un tortuoso ed estenuante procedimento seguito per Legambiente dagli avvocati Rodolfo Ambrosio e Francesco Martorelli, \u00e8 avvenuta la derubricazione del reato. Infine, la prescrizione.<\/h5>\n<h5>Recentemente, ai piedi del Pollino, anche la procura di Castrovillari ha aperto un nuovo fascicolo. L\u2019accusa: omessa bonifica. Indagati i responsabili legali della Syndial, gruppo ENI.<\/h5>\n<h5>Il sindaco di Cassano allo Ionio, Gianluca Gallo, ribadisce che a partire dalla primavera del 2008, \u201cad aggrovigliare nuovamente il corso delle attivit\u00e0 di risanamento sono intervenute alcune indecisioni della Regione Calabria e l\u2019ondivago comportamento della Syndial\u201d. La societ\u00e0 \u201cha presentato ricorso al Tar Calabria all\u2019indomani della decisione, assunta in sede di conferenza di servizi, di demandare a Regione e Comuni l\u2019attuazione del piano di risanamento\u201d. Inoltre, Gallo ricorda che \u201cnel gennaio del 2009, quasi dimenticando di aver essa stessa gi\u00e0 affidato al Comune di Cassano il compito di avviare la bonifica, proprio la Regione sigl\u00f2 un\u2019intesa con Syndial, salvo poi ritornare sui propri passi. Con detto accordo si demandava alla Syndial il compito di procedere da s\u00e9 alla bonifica, cos\u00ec ponendo il Comune e gli amministratori cassanesi nell\u2019impossibilit\u00e0 di procedere autonomamente coi fondi gi\u00e0 stanziati dallo stesso ministero dell\u2019Ambiente che ci diffid\u00f2 ad andare avanti, scrivendoci che se avessimo agito spendendo i fondi ministeriali in pendenza della disponibilit\u00e0 della Syndial a provvedere da s\u00e9 alla bonifica, saremmo stati passibili addirittura di denuncia alla Corte dei Conti\u201d.<\/h5>\n<h5>Dunque, stavolta la Calabria e i Calabresi c\u2019entrano poco. \u00c8 solo l\u2019ennesimo caso di \u201cshock economy\u201d: l\u2019economia dei disastri! E a 2500 anni da un\u2019antica inimicizia, Crotonesi e Sibariti sono uniti nella disgrazia.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti (Crotone)<\/h5>\n<h5>il manifesto, 11 aprile 2010<\/h5>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gomorra-in-magna-grecia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1441\" src=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gomorra-in-magna-grecia.jpg\" alt=\"gomorra in magna grecia\" width=\"447\" height=\"327\" srcset=\"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gomorra-in-magna-grecia.jpg 447w, https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/gomorra-in-magna-grecia-300x220.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 447px) 100vw, 447px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono nomi che a Crotone hanno imparato in fretta. Nomi di metalli e minerali. Tossici, maledettamente tossici. 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