{"id":587,"date":"2011-11-12T09:36:13","date_gmt":"2011-11-12T08:36:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=587"},"modified":"2015-06-29T08:13:08","modified_gmt":"2015-06-29T06:13:08","slug":"discariche-ed-ecomafie-la-calabria-fa-il-pieno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=587","title":{"rendered":"Discariche ed ecomafie, la Calabria fa il pieno"},"content":{"rendered":"<h6><em>(il polo scolastico di Castrolibero, vicino Cosenza, con la discarica alle spalle &#8211; foto Ciccio Noto)<\/em><\/h6>\n<h5>I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l\u2019emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. Gli amministratori locali, spesso conniventi, continuano ad aprire nuove discariche. Cos\u00ec devastano interi territori e appestano esasperate popolazioni. Per rompere questo perverso giocattolo, la <a href=\"http:\/\/www.difendiamolacalabria.org\/rdt\/\">Rete Difesa Territorio \u201cF. Nistic\u00f2\u201d<\/a> oggi a Crotone chiama tutti a manifestare. Parola d\u2019ordine: \u201cFine del commissariamento all\u2019emergenza rifiuti\u201d che in Calabria viene prorogato oramai da 15 anni. L\u2019iniziativa si inserisce all\u2019interno della\u00a0<a href=\"http:\/\/www.difendiamolacalabria.org\/rdt\/mobasta\/\">campagna di mobilitazione MO BASTA<\/a>, lanciata in occasione dei referendum su acqua e nucleare.Il corteo attraverser\u00e0 i tanti luoghi in cui si sono consumati i peggiori crimini contro le persone e l\u2019ambiente.<\/h5>\n<h5>Crotone \u00e8 simbolo di un Mezzogiorno violentato da rifiuti tossici, urbani e industriali. Nel centro di Napoli, per esempio, la situazione sembra tornata ad una calma apparente, grazie alla via di fuga in Olanda dove pare che l\u2019immondizia sia due volte fruttuosa. Prima gli Olandesi incassano soldi per prenderla in consegna. Dopo aprono i sacchi, la differenziano e in parte ne rivendono il contenuto da avviare al riciclo. E pensare che basta affacciarsi nella periferia campana per incontrare intere comunit\u00e0 che vivono ogni giorno il dilemma se abbandonare le loro case o far crescere i figli in aree contaminate! Lo sanno bene sia gli abitanti di Chiaiano e Marano sia quelli del comitato di Mugnano che pochi giorni fa sono stati sgomberati con la forza dalla celere. Avevano occupato la sede del consiglio provinciale di Napoli, nel tentativo di bloccare l\u2019imminente seduta consiliare e chiedere subito la chiusura dell&#8217;invaso di Cava del Poligono. Le autorit\u00e0 locali intendono utilizzare un ulteriore sito distante 150 metri da quello gi\u00e0 operativo come discarica. Con la suddivisione della provincia di Napoli in Ambiti Territoriali Ottimali, gruppi di comuni potranno scavare la loro \u201cbella\u201d fossa in assoluta indipendenza. In alternativa, riempire quelle gi\u00e0 esistenti. Oppure continuare a imbottire le montagne.<\/h5>\n<h5>Nella ricerca di agili soluzioni, anche la Calabria \u00e8 all\u2019avanguardia. Qui negli ultimi anni \u00e8 stata sperimentata una quarta via\u2026 quella del mare. Dieci giorni fa la procura di Paola, in provincia di Cosenza, ha proceduto con i primi due arresti nell\u2019ambito di un\u2019inchiesta sull\u2019inquinamento di uno dei tratti costieri pi\u00f9 belli del litorale tirrenico. Secondo l\u2019ipotesi d\u2019accusa, per diversi anni i responsabili dello smaltimento dei fanghi da depurazione, ne avrebbero scaricato migliaia di tonnellate direttamente in mare. Aveva ragione il comico Antonio Albanese quando, nel presentare il suo ultimo film, precisava che oggi, alla luce dei fatti, il personaggio Cetto La Qualunque, emblema del politico mafioso e devastatore, sarebbe un moderato. Qui nonostante alcuni comuni minori abbiano avviato la raccolta differenziata, gli amministratori dei centri urbani pi\u00f9 grandi insistono nel progettare inceneritori ed aprire o ampliare discariche. Di recente, a Pianopoli, Rossano e Cassano le popolazioni si sono mobilitate per fermarli. Nel maggio scorso, la relazione della commissione parlamentare sul ciclo di rifiuti, ribadendo la presenza di infiltrazioni mafiose nell\u2019intero sistema di smaltimento, parlava chiaro: sono le societ\u00e0 miste, serbatoi di assunzioni clientelari che assorbono mezzi e risorse, a rendere impossibile l\u2019avvio della raccolta differenziata.<\/h5>\n<h5>Dal 23 al 25 novembre prossimi, una delegazione della Commissione Envi (ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare) del Parlamento europeo, composta da nove parlamentari, sar\u00e0 in Calabria. Incontrer\u00e0 le autorit\u00e0 locali e giudiziarie per fare il punto della situazione. Al termine della tre giorni visiter\u00e0 le cantine di Cir\u00f2. Nel buon vino, l\u2019oblio. I maligni sostengono che cos\u00ec gli accompagnatori locali proveranno a far dimenticare ai membri della delegazione europea lo scempio appena visto.<\/h5>\n<h5>Quasi dovunque, in Italia, il panorama \u00e8 desolante. Per monitorare la presenza della criminalit\u00e0 organizzata al nord, l&#8217;associazione Libera ha preso in esame i reati di carattere ambientale, i quali, essendo legati appunto al ciclo dei rifiuti, possono rivelare l\u2019intensit\u00e0 delle attivit\u00e0 mafiose. \u00abNelle otto regioni del Nord si viaggia a una media di 18 reati al giorno contro l&#8217;ambiente, uno ogni 70 minuti\u00bb. Sono stati censiti 6.584 illeciti ambientali, con 5.799 persone denunciate o arrestate. Nel ciclo dei rifiuti nelle regioni del Nord gli illeciti sono 1.699, pari al 28% del totale nazionale.<\/h5>\n<h5>E al centro? Emblematico il caso della capitale, anch\u2019essa commissariata nella gestione dello smaltimento dei rifiuti.<\/h5>\n<h5>Bonifica: una perfetta sconosciuta<\/h5>\n<h5>&#8220;A Genova i corsi d&#8217;acqua sono stati cementificati, canalizzati e tombati cio\u00e8 coperti, nascosti&#8221; denunciava il Wwf nelle ore successive all&#8217;alluvione. Perch\u00e9 un fatto \u00e8 certo: alla base di tali catastrofi ci sono l&#8217;incuria dei territori, l&#8217;assenza di controlli su costruzioni e speculazioni edilizie, l&#8217;erosione dei suoli a causa di un modello di agricoltura industriale distruttivo. C&#8217;\u00e8 poi un vero scandalo, quello delle bonifiche incompiute. Nonostante l&#8217;entrata in vigore nel 1999 di una legge nazionale sui siti da bonificare, nonostante l&#8217;approvazione di un Programma nazionale con 50 aree prioritarie su cui intervenire, poco o niente \u00e8 stato fatto. E il disastro lo percepisci andando in giro per l&#8217;Italia. L&#8217;amianto dei poli industriali che producevano l&#8217;eternit a Casale Monferrato, Bagnoli, Broni o Bari, e quello delle cave da cui veniva estratto a Balangero ed Emarese. I policlorobinefili a Brescia, gli Ipa nelle acque sotterranee di Falconara Marittima, l&#8217;etilene di Gela, i fanghi al mercurio di Brindisi, il benzene nell&#8217;aria di Piombino, i metalli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria di Massa, i solventi organoalogenati della basse valle del Chienti e, poi, la diossina a Pitelli e Marghera e le ferriti di zinco a Crotone. E, ancora, il mercurio scaricato a mare a Priolo e nella laguna di Grado, il cadmio nel suolo e nel sottosuolo di Livorno, il Ddt nel lago Maggiore. E&#8217; davvero lungo (ed impressionante) l&#8217;elenco dei veleni che inquinano le 50 aree censite nel Programma nazionale: 154mila ettari di territorio contaminato, di cui la met\u00e0 a Casale Monferrato, circa 15 mila nel litorale domitio-flegreo e nell&#8217;agro aversano, 5800 a Brindisi e 3500 a Marghera. I rifiuti, non solo industriali, all&#8217;origine di siffatte contaminazioni (scorie da fonderie, sali da rifusione di alluminio, fanghi, oli esausti, melme acide, ceneri leggere da incenerimento, pesticidi, fumi della siderurgia, per citarne alcuni) richiederebbero interventi complessi. Anche per la quantit\u00e0: si va dai 7 milioni di m3 cubi di sedimenti contaminati da dragare in laguna a Venezia al milione di m3 di rifiuti da rimuovere nelle 110 discariche abusive del frusinate, dai 300mila m3 dell&#8217;area intorno ai fiumi Saline e Alento in Abruzzo ai 600mila m3 di terreni contaminati da Ddt, arsenico e mercurio di Pieve Vergonte in Piemonte, passando per le gigantesche emissioni di monossido di carbonio dell&#8217;Ilva di Taranto che da sola produce il 70% di quelle nazionali e il 10% di quelle europee. Con rischi sanitari gravissimi come i sarcomi molli di Mantova nei pressi dell&#8217;inceneritore ex Enichem, le malformazioni congenite nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli e il mesotelioma pleurico degli abitanti di Biancavilla nel catanese.<\/h5>\n<h5>I furbetti della bonifica<\/h5>\n<h5>Eppure, un serio piano di bonifica e decontaminazione dei suoli non \u00e8 stato mai avviato. &#8220;E sempre mancato un cronoprogramma con dotazioni finanziarie certe, legate a dettagliate caratterizzazioni delle aree&#8221; sottolinea Silvio Greco, biologo marino, gi\u00e0 direttore scientifico dell&#8217;Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare ed ex assessore calabrese all&#8217;Ambiente. Anzi, qualche volta si \u00e8 trattato di bonifiche farsa, di operazioni truffaldine. Come, guarda caso, a due passi da Genova, tra Cogoleto ed Arenzano. Nell&#8217;area dello stabilimento Stoppani, oggetto di una bonifica a spese dell\u2019Unione europea, il cosiddetto piano Envireg risalente al 1997, che non risolse nulla, nonostante gli annunci roboanti di politici ed amministratori. Nello scorso aprile la Corte dei Conti ha chiuso il capitolo condannando al risarcimento dei danni erariali due dirigenti aziendalie tre funzionari regionali che chiusero gli occhi laddove, di fronte al disastro ambientale di cui erano testimoni, avrebbero dovuto tenerli ben aperti. Tutti costoro dovranno restituire allo Stato poco pi\u00f9 di un milione di euro &#8220;per aver fatto figurare la bonifica di 11 mila tonnellate di terreni al cromo esavalente in realt\u00e0 mai trattate&#8221;. Ancor pi\u00f9 inquietante, come stigmatizzato pi\u00f9 volte da Legambiente nei Rapporti Ecomafia, \u00e8 quanto emerge da diverse indagini giudiziarie circa le rotte di smaltimento illecito dei rifiuti e delle terre contaminate che provengono da interventi di bonifica. Pensiamo al caso dei 52mila m3 di terre scavate dal sito chimico di Mantova per realizzare la centrale turbogas di Enipower, mischiate ad altri materiali e, poi, smaltite illegalmente nel Polesine. E dire che, come accade in altri Paesi, il risanamento ambientale sarebbe un importante volano occupazionale. Si creerebbero nuove professionalit\u00e0 e posti di lavoro, costituendo nuovi impianti di trattamento per le bonifiche, potenziando il sistema dei controlli ambientali, risanando e riconvertendo decine di migliaia di ettari di suoli.<\/h5>\n<h5>Sogni, utopie, chimere, in quest&#8217;Italia dove a destra e sinistra la questione ambientale \u00e8 vista come un ingombro o poco pi\u00f9. Prendiamo il caso di Crotone ad esempio. Dove l&#8217;industrializzazione ha lasciato in eredit\u00e0 solo scorie e veleni, impianti abbandonati e rifiuti tossici impastati nei mattoni delle scuole. La bonifica (a parole) qui tutti la cercano, ma ancora nessuno l&#8217;ha vista. Colpa di un&#8217;imbarazzante giunta regionale, guidata da Peppe Scopelliti (Pdl), ma anche di una pessima giunta comunale (dal Pd al Pdci) e di un sindaco, Peppino Vallone (Pd), che da 6 anni hanno solo promesso e mai mantenuto. Nonostante una valanga di soldi stanziata. &#8220;Il caso Crotone \u00e8 emblematico- continua Greco- perch\u00e9 ancora oggi non si sa con esattezza il livello di contaminazione raggiunto e non esiste un registro dei tumori che accerti l&#8217;incidenza dell&#8217;inquinamento sulla popolazione. La tombatura, proposta dall&#8217;Eni per chiudere la pratica, \u00e8 davvero inaccettabile in quanto umilia un intero territorio&#8221;. E proprio in questi luoghi cari a Pitagora che oggi scenderanno in piazza migliaia di persone dalla Calabria e da tutta la penisola. Per gridare, in quella che era una volta l&#8217;ex Stalingrado d&#8217;Italia ed oggi un cimitero industriale, &#8220;Adesso basta!&#8221;.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti \u2013 (Crotone)<\/h5>\n<h5>il manifesto, 12 novembre 2011<\/h5>\n<h5><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(il polo scolastico di Castrolibero, vicino Cosenza, con la discarica alle spalle &#8211; foto Ciccio Noto) I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l\u2019emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. 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