{"id":687,"date":"1999-04-07T10:27:40","date_gmt":"1999-04-07T08:27:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=687"},"modified":"2019-04-06T21:46:34","modified_gmt":"2019-04-06T19:46:34","slug":"una-rivolta-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=687","title":{"rendered":"Una rivolta umana"},"content":{"rendered":"<h5>Braccati come pellerossa e scacciati dalle loro <em>terre<\/em> come i profughi kosovari, all\u2019alba del 7 Aprile 1979 centinaia di militanti della sinistra rivoluzionaria italiana furono catturati, perseguitati e sottoposti a restrizioni della libert\u00e0. A Cosenza, ed in generale nel sud Italia, l\u2019operazione non ebbe le dimensioni delle citt\u00e0 del nord. Oggi, le persone che furono travolte da quell\u2019ondata di repressione, spiegano che in citt\u00e0 non ci fu un \u201c7 aprile\u201d, ma qualcuno precisa che l\u2019attacco dello Stato al movimento rivoluzionario copr\u00ec un arco di tempo non inferiore ai tre anni.<\/h5>\n<h5>Da un punto di vista simbolico, il \u201979 rappresenta una fase intermedia, il momento pi\u00f9 caldo, di un\u2019offensiva che a Cosenza si apr\u00ec il 5 aprile del \u201978, quando in un appartamento di Licola in provincia di Napoli vennero arrestati quattro militanti dei Primi Fuochi di Guerriglia. Nelle settimane successive fu setacciato l\u2019ambiente universitario di Cosenza. Le perquisizioni vennero effettuate agli ordini del generale Dalla Chiesa. Molti i fermi e gli arresti. Due anni dopo, sempre nell\u2019aprile, ma del 1980, in seguito alle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia originario di Gagliano in provincia di Catanzaro, in Calabria scatt\u00f2 una nuova operazione che port\u00f2 all\u2019arresto di numerosi cosentini, accusati di aver costituito un\u2019associazione sovversiva. A circa un anno di distanza, il processo fu celebrato a Cosenza. Nella citt\u00e0 dei Bruzi, in seguito alla persecuzione dei militanti dell\u2019autonomia, si apr\u00ec un intenso dibattito sul garantismo e la necessit\u00e0 di assicurare i diritti elementari ai comunisti accusati di terrorismo.<\/h5>\n<h5>Nella sinistra, spiccavano due opposti orientamenti: da una parte quello \u201cforcaiolo\u201d del Pci, che vedeva nelle organizzazioni dell\u2019antagonismo sociale una sorta di congiura per demolire l\u2019immagine del partito; dall\u2019altra i socialisti che facevano riferimento alla figura dell\u2019attuale sindaco Giacomo Mancini, su posizioni apertamente garantiste. Mancini non esit\u00f2 a prendere le difese dei militanti arrestati o costretti a riparare in Francia, sgomberando il campo da un vecchio e abusato luogo comune, secondo il quale si trattasse di semplici delinquenti, al soldo di chiss\u00e0 quale entit\u00e0 segreta o potenza straniera. Negli occhi di chi partecip\u00f2 a quella stagione di lotte, oggi \u00e8 facile scorgere la gioia di averne fatto parte, ma anche il senso di smarrimento che si impadron\u00ec dei militanti quando lo Stato intervenne in modo brutale, provocando una piccola diaspora.<\/h5>\n<h5>I protagonisti del \u201977 e degli anni che seguirono, rievocano volentieri fatti ed aneddoti. Una delle figure pi\u00f9 presenti \u00e8 quell\u2019avvocato Tommaso Sorrentino che per primo, in un\u2019aula di\u00a0 tribunale della Liguria, riusc\u00ec a smontare uno dei castelli accusatori costruiti dagli apparati repressivi per incriminare i militanti del movimento. Qualche anno dopo, anche Sorrentino fu costretto a lasciare il territorio. E un&#8217;altra\u00a0storia emblematica\u00a0\u00e8 quella di \u201cPedro\u201d: Pietro Walter Maria Greco, un autonomo calabrese ucciso dalla polizia a Trieste nel 1984. Era disarmato. Qualcuno ricorda di averlo\u00a0incontrato solo\u00a0due sere prima che lo ammazzassero: latitante, ma sereno.<\/h5>\n<h5>Nel racconto di chi ha pagato sulla propria pelle, scorrono le immagini di una generazione che non ha lasciato traccia nella fantasia dei giovani del terzo millennio, pur avendo contribuito a conquistare diritti, spazi di democrazia, libert\u00e0.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>Il Domani, 7 aprile 1999<\/h5>\n<p>&#8212;<\/p>\n<h5><em><strong>Frammento dell&#8217;intervento di Giacomo Mancini\u00a0<\/strong><\/em><\/h5>\n<h5><em><strong>(che discute col senatore Leo Valiani) nel settimanale del Tg3. <\/strong><\/em><\/h5>\n<h5><em><strong>Puntata dedicata al processo &#8220;7 aprile&#8221;:<br \/>\n<\/strong><\/em><\/h5>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/328847679?app_id=122963\" width=\"900\" height=\"506\" frameborder=\"0\" title=\"Giacomo Mancini sul processo 7 aprile\" allow=\"autoplay; fullscreen\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h5><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Braccati come pellerossa e scacciati dalle loro terre come i profughi kosovari, all\u2019alba del 7 Aprile 1979 centinaia di militanti della sinistra rivoluzionaria italiana furono catturati, perseguitati e sottoposti a restrizioni della libert\u00e0. 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