{"id":697,"date":"1999-03-24T10:49:53","date_gmt":"1999-03-24T09:49:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=697"},"modified":"2015-06-24T11:02:45","modified_gmt":"2015-06-24T09:02:45","slug":"punto-e-virgola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=697","title":{"rendered":"Punto e virgola"},"content":{"rendered":"<h5>Come in un gigantesco videogame. Fare il cronista a Cosenza vuol dire muoversi in un enorme videogioco. Gli ambienti della citt\u00e0 sono i \u201cquadri\u201d, le notizie ti danno un punteggio. I tasti del computer governano i rapporti tra oggetti e soggetti. Ma ci\u00f2 che rende il paragone incisivo \u00e8 l\u2019estrema prevedibilit\u00e0 dei fatti, il loro carattere virtuale. Personaggi politici, associazioni, sindacalisti, imprenditori, inquirenti\u2026tutte le comparse della scena locale hanno i caratteri tipici di qualunque altra realt\u00e0 di provincia: sono imbalsamate in una condizione di privazione del tempo. I giorni non passano, l\u2019orologio \u00e8 fermo, i fatti si ripetono con inesorabile cadenza. La differenza tra Cosenza e gli altri microcosmi consiste nel fatto che qui abbiamo la presunzione e l\u2019illusione dello scorrere del tempo. Gli eventi sembrano pieni di consistenza e, invece, navighiamo nel vuoto di una messinscena. Ogni tanto qualcuno riesce anche a fare uno scoop, a trovare una notizia \u201cbomba\u201d, ma si tratta di sporadici lampi di intelligenza. A volte sono proprio il risultato della volont\u00e0 di scuotere la quotidianit\u00e0: un impulso che nasce dall\u2019inconscio del giornalista. Ma spesso, lo scoop \u00e8 un messaggio telecomandato dai gestori della sala giochi.<\/h5>\n<h5>Devo riconoscere, comunque, che sono stato fortunato. Non mi occupo pi\u00f9 di calcio, e soprattutto di Cosenza Calcio. In questo, sar\u00f2 eternamente grato al direttore che mi ha dato la possibilit\u00e0 di lavorare in altri settori. La breve esperienza che ho vissuto da cronista sportivo, \u00e8 stata una specie di trauma. L\u2019ambiente calcistico cosentino \u00e8 impregnato di gelosie, odio, rancori, invidie, alleanze trasversali, finte amicizie e soprattutto una maniacale tendenza a spiare dal buco della serratura: un fatto normale nel mondo del giornalismo, ma un macigno morale per me che vivo la partita di calcio come una messa\u2026 e nessun cattolico fervente sarebbe disposto a fare il\u00a0buffone in una chiesa.<\/h5>\n<h5>Sono stato fortunato anche perch\u00e9 sinora non ho trovato capiservizio malati di protagonismo, assetati di comando e fissati con quell\u2019assurda storia del giornalismo anglosassone, asettico, in cui la personalit\u00e0 di chi scrive dovrebbe annullarsi. La sociologia dei mass-media insegna che il giornalismo \u201ctout court\u201d \u00e8 una bufala, un mito, l\u2019ipocrita invenzione degli esperti di marketing, un modo come un altro per raggirare il lettore. Perch\u00e9 l\u2019impronta del cronista si annida in ogni particella del discorso scritto, nell\u2019articolazione della sintassi, nelle virgole, ovunque. Anche i lanci di agenzia, che dovrebbero rappresentare la parte pi\u00f9 pura dell\u2019informazione, celano un\u2019angolazione d\u2019analisi, nascondono messaggi mirati. Il \u201cgrado zero\u201d della significazione non esiste!<\/h5>\n<h5>Sono stato fortunato, infine, perch\u00e9 lavoro in mezzo ad un gruppo di amici e in un giornale che mi offre la possibilit\u00e0 di scrivere nella piena libert\u00e0 di pensiero. La redazione cosentina de \u201cIl Domani\u201d \u00e8 soprattutto questo: un insieme di amici. Non siamo stati ancora travolti da quell\u2019assurdo spirito di competizione, che di solito caratterizza i giornalisti in carriera. Certo, \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 faticosa, perch\u00e9 \u00e8 pur sempre un\u2019azienda, che deve ritagliarsi una fetta di mercato e questo non \u00e8 un compito facile in un territorio saturo di iniziative editoriali. Ma almeno per il momento, vivo questa esperienza senza pretese, prendo atto della condizione di precariet\u00e0 che avvolge i prestatori d\u2019opera di tutto il pianeta.<\/h5>\n<h5>\u00c8 un mestiere che mi offre la possibilit\u00e0 di conoscere situazioni di cui ignoravo l\u2019esistenza. Quindi, lo faccio con entusiasmo. La tristezza mi assale raramente. I pensieri rallentano soltanto se devo descrivere la morte. Quando un giornalista trova una notizia, dice: \u201cQuesta me la sparo\u201d. Un\u2019espressione identica a quella dell\u2019eroinomane che sta per bucarsi. Quando muore qualcuno, \u00e8 tremendo pensare: \u201cMe la sparo\u201d, perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 come suicidarsi. Quando inizio a scrivere l\u2019articolo, so gi\u00e0 che alla fine devo aggiungere: \u201cGame over\u201d.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>Teatro Rendano, marzo 1999<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come in un gigantesco videogame. Fare il cronista a Cosenza vuol dire muoversi in un enorme videogioco. Gli ambienti della citt\u00e0 sono i \u201cquadri\u201d, le notizie ti danno un punteggio. I tasti del computer governano i rapporti tra oggetti e soggetti. 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