{"id":778,"date":"2004-01-23T21:59:18","date_gmt":"2004-01-23T20:59:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=778"},"modified":"2015-06-24T22:02:27","modified_gmt":"2015-06-24T20:02:27","slug":"calabria-solidale-in-apparenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=778","title":{"rendered":"Calabria solidale? In apparenza"},"content":{"rendered":"<h5>Donne, uomini e bambini, rinchiusi in un recinto. Abbiamo veramente uno strano modo di \u201caccogliere\u201d gli immigrati!<\/h5>\n<h5>\u00c8 la conclusione alla quale si perviene, leggendo i risultati della ricerca svolta dal dipartimento di Sociologia dell\u2019universit\u00e0 della Calabria, sul centro di prima accoglienza \u201cSant\u2019Anna\u201d di Isola Capo Rizzuto. L\u2019attivit\u00e0 si \u00e8 svolta nell\u2019ambito dell\u2019Iniziativa comunitaria Equal &#8211; Progetto Asylumisland.<\/h5>\n<h5>Un primo rapporto finale, redatto dalla ricercatrice Elisabetta Della Corte, registra il grado di inserimento socio-economico di richiedenti asilo e rifugiati in Calabria.<\/h5>\n<h5>Il secondo, firmato Luigi Commisso e Mirella De Franco, analizza la situazione delle strutture di accoglienza in Provincia di Crotone, scandagliando anche questioni come i sussidi riservati ai migranti, la seconda accoglienza, le condizioni igieniche e i servizi offerti all\u2019interno del centro Sant\u2019Anna. In appendice, la ricerca propone le storie di vita di alcuni profughi.<\/h5>\n<h5>Calabria solidale, dunque? S\u00ec, ma solo in apparenza. Perch\u00e9 \u00e8 ormai divenuta sede di strutture miranti all\u2019identificazione, al controllo ed alla reclusione.<\/h5>\n<h5>I risultati dell\u2019indagine corrodono il mito di una regione protesa verso le contaminazioni, aperta ai migranti: \u201cLa presenza del Centro S. Anna determina due effetti principali: i profughi vengono ridotti a corpo estraneo al contesto territoriale che ospita il centro di accoglienza; le istituzioni locali e la societ\u00e0 civile vengono deresponsabilizzate dalla gestione del fenomeno. Ci\u00f2 spiega la pressoch\u00e9 totale assenza di politiche per l\u2019accoglienza dei richiedenti asilo da parte delle istituzioni regionali e territoriali e scarsa rilevanza delle iniziative poste in essere dal terzo settore. Ci\u00f2 \u00e8 concausa se non causa principale, della riduzione della Calabria ad area di transito e della dispersione sociale dei profughi\u201d.<\/h5>\n<h5>I numeri sono impressionanti: \u201cGli arrivi in Calabria per il 2001 ammontano a 5813 profughi di varie nazionalit\u00e0. Di questi, 5709 sono stati ospitati al campo di S. Anna. La loro presenza, rispetto al totale degli ospiti (cio\u00e8 quelli provenienti da imbarcazioni approdate in altre regioni) \u00e8 pari al 95,63%. Diversamente, rispetto al totale degli sbarchi in Calabria, la percentuale dei profughi che \u00e8 stata trasferita in centri di accoglienza fuori regione (104 persone) \u00e8 pari a 1,79%\u201d.<\/h5>\n<h5>Nel 2002, la Calabria cessa di essere principale sponda d\u2019approdo. \u201cA fronte di un notevole incremento degli sbarchi in altre regioni, nel 2002 si \u00e8 registrata una notevole riduzione sulle coste calabresi: 1958\u201d.<\/h5>\n<h5>Particolarmente drammatica \u00e8 la condizione di profughi e rifugiati. Scrivono i ricercatori dell\u2019Unical: \u201cSecondo chi vive lo \u201cstato\u201d di profugo, se l\u2019arrivo in Calabria \u00e8 stato per molti puramente casuale, non \u00e8 escluso, a priori, il fatto che essi possano fermarsi qui. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u2013 perch\u00e9 \u00e8 emerso da un buon numero delle interviste effettuate \u2013 \u00e8 che il loro andare via da Crotone, una volta usciti dal Centro di Prima Accoglienza, dipende da un suggerimento dei funzionari di polizia operanti all\u2019interno del campo\u201d.<\/h5>\n<h5>Scarsa \u00e8 la sensibilit\u00e0 tra i livelli pi\u00f9 alti della politica. La Regione spende ogni anno un miliardo delle vecchie lire, destinate ad \u201centi ed associazioni che, non essendo iscritte al Registro Nazionale previsto dalla legge, non potevano attingere al fondo nazionale\u201d. L\u2019impegno di spesa, evidentemente, si disperde in rivoli infiniti: \u201cLa Regione Calabria non dispone di strumenti per la programmazione d\u2019interventi\u00a0 a favore dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Questo s\u2019inquadra in una pi\u00f9 generale sottovalutazione del fenomeno immigrazione\u201d.<\/h5>\n<h5>Emblematico il caso della Provincia di Crotone, che \u201cha dimostrato una sensibilit\u00e0 al problema rifugiati fin dal primo giorno della sua costituzione\u201d, tentando \u201cpi\u00f9 volte di utilizzare fondi gestiti dalla Regione Calabria ma senza successo\u201d.<\/h5>\n<h5>\u00c8 un vero peccato. Esistono alternative concrete all\u2019accoglienza detentiva. Qualche esempio? Alcuni piccoli Comuni che circondano Cosenza, come quello di Rovito, grazie alla cooperazione con la Casa dei Migranti, stanno sperimentando forme concrete di inserimento abitativo e sociale di famiglie in fuga dalla guerra. I risultati sono tangibili. E dall\u2019autunno scorso, bambini curdi frequentano le nostre scuole.<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>Il Quotidiano, 23 gennaio 2004<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Donne, uomini e bambini, rinchiusi in un recinto. 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