{"id":798,"date":"2006-08-06T22:36:22","date_gmt":"2006-08-06T20:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=798"},"modified":"2015-07-05T19:46:55","modified_gmt":"2015-07-05T17:46:55","slug":"messico-e-nuvole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=798","title":{"rendered":"Messico e nuvole"},"content":{"rendered":"<h5>Qualcuno salvi il Messico, qualcuno salvi gli abitanti di San Salvador Atenco.<\/h5>\n<h5>In una domenica d\u2019estate si dispongono a semicerchio, circondano d\u2019affetto la delegazione italiana dell\u2019associazione \u201cYa Basta\u201d e scandiscono a pugno chiuso uno slogan che dalle orecchie scende lungo la schiena risalendo il cervello: \u201cLucha lucha lucha, no dejes de luchar por una causa justa de tierra y libertad\u201d.<\/h5>\n<h5>\u00c8\u00a0un paesino collegato a Citt\u00e0 del Messico da pochi chilometri di un\u2019autostrada senza illuminazione, ma obiettivamente pi\u00f9 sicura della Salerno-Reggio Calabria. Donne e bambini qui sono poveri ed accoglienti. Nei loro slogan urlano la voglia di continuare a lottare per il diritto di calpestare la terra e respirare libert\u00e0. Meravigliosi i bimbi di Atenco. Figli di floricultori e contadini dagli occhi aztechi e la pelle opaca.<\/h5>\n<h5>\u201cSe puede, se puede?\u201d. Chiedono alle attiviste italiane se abbiano voglia di \u00a0giocare insieme. Impugnano gusci d\u2019uova svuotati e riempiti di coriandoli e\u2026 farina. Li spiaccicano in testa alle ragazze di \u201cYa Basta\u201d, che ricambiano con abbracci, carezze e qualche dolce imprecazione nei diversi dialetti italici.<\/h5>\n<h5>Poi tutti si sciolgono in una foto di gruppo.<\/h5>\n<h5>Molti giovanissimi messicani vogliono farsi immortalare con Enrico, pizzaiolo, veronese ma del Chievo, il pi\u00f9 giovane della comitiva mediterranea. \u201cYa Basta\u201d, che da oltre dieci anni lavora in Messico, e altrove, con progetti sociali molto concreti, sta attreversando in queste settimane diverse esperienze di zapatismo urbano.<\/h5>\n<h5>Dalla primavera 2005, da quando cio\u00e8 nella Selva Lacandona del Chiapas\u00a0\u00e8 stata pronunciata la Sesta Dichiarazione che chiama i sognatori di tutto il mondo a formare una rete globale di autonomia contro il neoliberismo, il cammino zapatista\u00a0\u00e8 nuovamente uscito dai territori autonomi, dove nel 1994 scoppi\u00f2 la rivolta indigena guidata dall\u2019Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Oggi si sparge nelle vene della metropoli, nei rivoli delle periferie.<\/h5>\n<h5>Gi\u00e0 nel 2001, con la \u201cmarcia del colore della terra\u201d, il suo messaggio di dignit\u00e0 fu lanciato al Messico ed a tutto il mondo. Ora\u00a0\u00e8 il tempo dell\u2019Altra Campagna, un tentativo indefinito di democrazia dal basso, in alternativa al gioco elettorale delle due maggiori formazioni politiche che si sono sfidate di recente ed aspettano ancora di sapere se ha vinto la destra o la sinistra, a causa dell\u2019esigua differenza di voti conquistati. In effetti questo Paese\u00a0\u00e8 una polveriera. L\u2019aria\u00a0\u00e8 tesa. Il Pan di Calderon ha ottenuto 250mila voti in pi\u00f9 del Prd guidato da Obrador, che denuncia brogli. Il verdetto della corte federale elettorale\u00a0\u00e8 previsto per il prossimo 6 settembre.<\/h5>\n<h5>Ma gli zapatisti hanno scelto di stare fuori da questo gioco. Preferiscono viaggiare a sinistra, ma \u201cin basso\u201d.<\/h5>\n<h5>Gli attivisti metropolitani accompagnano la delegazione italiana nel suo cammino nella megalopoli. Sospirano: \u201cIn Messico siamo in guerra col governo\u201d. E non si tratta del conflitto elettorale.<\/h5>\n<h5>Ad Atenco, dove l\u2019Altra campagna era passata ad inizio di primavera, il tre maggio scorso c\u2019\u00e8 stata una battaglia, anzi un\u2019imboscata. Tutte le polizie del Paese hanno fatto un\u2019operazione per sgomberare il presidio dei floricultori che lottano da anni per non farsi espropriare la terra. Qui il governo ha dato il via libera per costruire un centro commerciale \u201cWall Mart\u201d, proprio nella piazza in cui gli abitanti vendono da sempre i loro fiori. E cos\u00ec\u00a0\u00e8 scattata la rappresaglia. La polizia si\u00a0\u00e8 lasciata andare a saccheggi, deportazioni e stupri. Due ragazzi sono stati uccisi e decine di manifestanti arrestati.<\/h5>\n<h5>I progetti di aeroporti e ipermercati, contro cui lottano gli abitanti di Atenco, rientrano nel Nafta, un accordo di libero commercio che riguarda tutto il nord del continente e si estende all\u2019America latina, un piano di chiaro segno neoliberista.<\/h5>\n<h5>Il disegno\u00a0\u00e8 brutale. La polizia mexicana non\u00a0\u00e8 stata da meno. Tra le ragazze stuprate al termine del blitz, c\u2019erano anche due spagnole e una tedesca.<\/h5>\n<h5>Mentre offrono a \u201cYa Basta\u201d tortillas ed abbracci, gli abitanti di Atenco ricordano e raccontano. A distanza di quasi tre mesi dalla mattanza, le piaghe restano aperte. Questo\u00a0\u00e8 il Messico, ma sono lontani i villaggi turistici italiani in riva all\u2019oceano. Molta terra e poca libert\u00e0.<\/h5>\n<h5>\u00c8\u00a0domenica ad Atenco. C\u2019\u00e8 una grande assemblea nel centro congressi dedicato ad Emiliano Zapata, rivoluzionario simbolo per milioni di oppressi. Il suo spirito si materializza in un altro \u201cSpartaco\u201d di questo tempo. Ci sono soltanto gli attivisti italiani e qualche mamma col bambino in braccio, quando nel salone entra un uomo col passamontagna, accompagnato da una scorta baffuta e disarmata. Il subcomandante Marcos, pipa in bocca e sagoma massiccia, arriva in sala come uno spettatore qualsiasi. E\u2019 l\u2019ospite d\u2019onore, eppure il \u201cdelegato zero\u201d si presenta per primo ed aspetta paziente, seduto al tavolo delle conferenze. Attende il pueblo, che entra lentamente. Pochi minuti dopo, davanti a centinaia di braccia che impugnano il machete, simbolo di questi lavoratori, Marcos usa, con sapienza antica, l\u2019arma preferita dagli zapatisti: la parola. Scioglie i concetti di \u201cAutonomia, terra e libert\u00e0\u201d in aneddoti, metafore, racconti. Non si pu\u00f2 innovare il neoliberismo. Bisogna creare un altro mondo. Spiega i motivi per i quali \u00e8 stata interrotta l\u2019Altra campagna, in segno di solidariet\u00e0 alle vittime della repressione. Inoltre, il suo esercito in Chiapas ha dichiarato l\u2019allerta rossa, chiudendo i rapporti col resto del mondo.\u00a0\u00c8 un atto di condivisione, un periscopio virtuale. Costringe tutti gli uomini e le donne che si presentino nella selva Lacandona per parlare con gli zapatisti a \u201cnon guardare noi, bens\u00ec rivolgere lo sguardo alla tragedia della gente di Atenco\u201d.<\/h5>\n<h5>Poi, ringrazia \u201ci compagni arrivati dall\u2019Italia\u201d. Tra di loro, qualcuno ha portato una maglietta del Cosenza da donare al \u201cSup\u201d. Per\u00f2 qui la gente soffre. Non\u00a0\u00e8 il momento di consegnargliela. Meglio farne omaggio ad Alessio, attivista globale, ultr\u00e0 anconetano, che\u00a0\u00e8 umano almeno quanto il subcomandante. L\u2019uomo col passamontagna intanto esce dalla sala, mentre la folla intona: \u201cE \u2013 Z \u2013 L \u2013 N\u201d. Messicani e italiani gli stringono la mano. La scorta si arrende a Loredana che arriva pi\u00f9 vicina di tutti e per poco non lo bacia.<\/h5>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/DSCN30481.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1355\" src=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/DSCN30481.jpg\" alt=\"DSCN3048\" width=\"480\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/DSCN30481.jpg 480w, https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/DSCN30481-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/p>\n<h5>Dopo l\u2019incontro si torna tramortiti ed euforici a Citt\u00e0 del Messico, nel Distrito Federal, un mostro di cemento abitato da 26 milioni di persone. Qui nel XV secolo gli aztechi combatterono una guerra spietata contro la citt\u00e0 di Tlaxcala per assicurarsi prigionieri da sacrificare, in omaggio al dio Huizilopochtli, affinch\u00e9 permettesse al sole di sorgere ogni giorno. Forse per questo piove sempre! Odore di frittura, dolci, tacos e pollo arrosto. Dalle \u201ctiendas\u201d piazzate ad ogni angolo della strada s\u2019alza un fumo denso. La polizia ti ferma, chiede i documenti. Hanno facce da delinquenti. Si accertano che sei italiano, ti portano via dieci euro e spariscono nel nulla. In alcune linee della metropolitana, gli agenti della sicurezza dividono i maschi dalle femmine, perch\u00e9 violenze carnali e molestie sono all\u2019ordine del giorno. Bisogna stare attenti a poliziotti, tassisti-rapinatori e soprattutto all\u2019acqua, che non\u00a0\u00e8 potabile.<\/h5>\n<h5>L\u2019acqua minerale e\u2019 prodotta dalla Coca Cola, ma quella del rubinetto non e\u2019 buona neanche per lavarsi i denti. Se bevuta, provoca un\u2019infezione intestinale fastidiosissima: nausea, coliche, diarrea e insistenti \u201csedute\u201d in bagno, fino ad un massimo di nove in quattro ore. La carovana italiana e\u2019 decimata. Tutti attribuiscono la diarrea alla maledizione di Montezuma, ultimo imperatore azteco, fatto fuori dagli spagnoli. Da cinque secoli colpisce le viscere degli stranieri che mettono piede sul suolo messicano. A dire il vero qui un po\u2019 tutti soffrono di problemi intestinali, altrimenti non si spiegherebbero le dimensioni minuscole del water. Alla base, ha un \u201ccollo\u201d strettissimo, che non potrebbe mai contenere le robuste feci europee.<\/h5>\n<h5>Tutto sa di ristrettezza. I ricchi non mancano. Tuttavia, i poveri sono una marea. Un insegnante guadagna l\u2019equivalente di 200 euro al mese. La sanit\u00e0 pubblica\u00a0\u00e8 pressoch\u00e9 inesistente. In ospedale un intervento di appendicite costa 2000 euro, in clinica privata 5500. E cos\u00ec la gente per sopravvivere le inventa tutte. Gli interventi chirurgici si fanno tra amici, in casa.<\/h5>\n<h5>Autogestione e rivolta sono un fatto quotidiano. Nei giorni successivi, la carovana di \u201cYa Basta\u201d visita Xocimilco, dove si sperimenta l\u2019autonomia zapatista fuori dal Chiapas. Da secoli, i contadini riempiono il lago di terra ed arbusti. Creando dei \u201cchinampas\u201d, cio\u00e8 terrapieni, hanno costruito un sistema di canali. Coltivano fiori e verdura. Producono le \u201calegrias\u201d, dolci buonissimi a base di cereali. Lottano contro i progetti governativi di costruire campi da golf e svendere la terra ai giapponesi, che vengono a villeggiare qui e con i loro motoscafi producono un moto ondoso che distrugge l\u2019ecosistema.<\/h5>\n<h5>Nella laguna, da sempre si viaggia sulle \u201ctrajineras\u201d, gondole. Sotto il pelo di quest\u2019acqua apparentemente morta, vivono tante specie, tra cui gli xolotle, simpatici lucertoloni in via d\u2019estinzione. Sono capaci di rigenerare quasi tutte le parti del proprio corpo in caso di mutilazione, ma non resistono alla modernit\u00e0 ed ai residui di combustibile scaricati dalle barche a motore.<\/h5>\n<h5>Gli zapatisti di Xocimilco ospitano la delegazione di \u201cYa Basta\u201d su una canoa dedicata a Digna Ochoa, un\u2019avvocata attivista dei diritti umani uccisa tre anni fa, nel suo studio legale, da sicari del governo. Guidano i compagni italiani in un centro di riproduzione delle specie locali, dove si lavora alla salvaguardia degli xolotle e della rana-toro. Gli attivisti del \u201ccaracol\u201d di Xocimilco parlano con orgoglio del presidio che da mesi piantona giorno e notte il carcere di Tuluca, \u201cdove sono detenuti compagni arrestati per i fatti di San Salvador Atenco\u201d.<\/h5>\n<h5>Sono difesi dall\u2019avvocata Barbara Zamora, che ci riceve il giorno dopo nel suo studio tappezzato di foto del \u201cChe\u201d e Marcos. Parla con tale compostezza, da\u00a0 evocare il nostro Peppino Mazzotta, principe del foro bruzio, onnipresente nei pensieri di chi lotta. Come lui,\u00a0\u00e8 una donna sulla cinquantina, molto bella, impegnata da sempre. Racconta di violenze indescrivibili ai danni dei suoi assistiti, udienze svolte senza la difesa e violazioni continue dei diritti umani. Spera che la comunit\u00e0 internazionale intervenga per chiedere spiegazioni al governo messicano. Uscendo, a poche centinaia di metri dal suo ufficio, sulla strada campeggia un cartellone pubblicitario che invita gli europei a gustare il mare di Cancun.<\/h5>\n<h5>In effetti, i Messicani sono disponibilissimi con noialtri. In una biglietteria, dove bisogna prenotare un pullman di seconda classe per raggiungere la cittadina di Oaxaca, Alessio di \u201cYa Basta\u201d incontra qualche problema. I posti disponibili non sono sufficienti per tutti. Ma il bigliettaio ha un\u2019illuminazione. Telefona al suo capo: \u201cC\u2019\u00e8 qui una comitiva di italiani. Sono campioni del mondo. Non possiamo rimandarli indietro\u201d. Immediatamente si rende disponibile un altro autobus, guidato da un autista regolarmente ubriaco di mezcal.<\/h5>\n<h5>A Oaxaca, un centro molto turistico distante una notte di viaggio da Citt\u00e0 del Messico, migliaia di insegnanti occupano la piazza del paese e alzano barricate con l\u2019appoggio dell\u2019intera comunit\u00e0. Da mesi rivendicano diritti come l\u2019aumento degli stipendi e l\u2019acquisto di materiali didattici. Anche qui il governatore locale, un certo Ulises, ha provato a fare la voce grossa. Nella notte del 14 giugno la polizia\u00a0\u00e8 arrivata in forze, col solito repertorio di lacrimogeni, cariche e violenze. Stavolta gli\u00a0\u00e8 andata male. La gente ha resistito, riprendendosi le strade, e adesso le presidia con tanto di \u201ctiendas\u201d, tacos e striscioni. In piazza possono entrare tutti, tranne lo Stato. E adesso tutto il paese chiede le dimissioni di Ulises.<\/h5>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/P7290667.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1354\" src=\"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/P7290667.jpg\" alt=\"OLYMPUS DIGITAL CAMERA\" width=\"410\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/P7290667.jpg 410w, https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/wp-content\/uploads\/2006\/08\/P7290667-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" \/><\/a><\/p>\n<h6><em>(barricate ad Oaxaca)<\/em><\/h6>\n<h5>La carovana italiana lascia questa citt\u00e0 meravigliosa nella notte. Bisogna stare attenti. La legge messicana parla chiaro: agli stranieri\u00a0\u00e8 fatto divieto di partecipare alle vicende politiche della nazione, pena l\u2019espulsione immediata. Destinazione finale: il Chiapas, dove si va a studiare il sistema educativo zapatista. Sul pullman passa di mano in mano una copia del quotidiano \u201cLa Jornada\u201d, una specie de \u201cla Repubblica\u201d. C\u2019\u00e8 una pagina dedicata all\u2019Altra campagna del subcomandante Marcos. L\u2019articolo ricostruisce il cammino fatto sinora ed elenca anche le tappe preparatorie, alcune delle quali si sono svolte in Europa. Sono menzionate anche due citt\u00e0 italiane. La prima forse\u00a0\u00e8 Bologna, ma il cronista cade in un refuso e scrive \u201cBisegna\u201d. E poi c\u2019\u00e8 una cittadina del sud. Il suo nome \u00e8 scritto correttamente: \u201cCosenza\u201d.<\/h5>\n<h5>Vamos adelante!<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>Calabria Ora, 6 agosto 2006<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno salvi il Messico, qualcuno salvi gli abitanti di San Salvador Atenco. 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