{"id":802,"date":"2008-12-24T22:43:19","date_gmt":"2008-12-24T21:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=802"},"modified":"2015-07-05T20:52:48","modified_gmt":"2015-07-05T18:52:48","slug":"le-domande-scomode-del-sud-ribelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inviatodanessuno.it\/?p=802","title":{"rendered":"Le domande scomode del sud ribelle"},"content":{"rendered":"<h5>Vento da mezzogiorno soffia tra le pagine di un interessante libro pubblicato da Derive Approdi. S\u2019intitola, appunto, \u201cVento del Meriggio\u201d. \u00c8 un tentativo di rispondere ad una domanda sempre attuale: il sud \u00e8 ribelle?<\/h5>\n<h5>La risposta \u00e8 gi\u00e0 data. Gli autori si interrogano sul senso di parole ed episodi recenti che confortano la prospettiva di un <em>levantamiento<\/em> nei fatti gi\u00e0 avvenuto, almeno in situazioni circoscritte nel tempo e nello spazio.<\/h5>\n<h5>\u00c8 uno slalom insidioso quello realizzato da Elisabetta Della Corte, Franco Piperno, Adalgiso Amendola, Franca Maltese, Massimo Ciglio, Oreste Scalzone, Francesco Caruso e Pietro Sebastianelli. Gli ostacoli concettuali sono rappresentati dagli avversari e dai vortici di sempre: la modernit\u00e0, il meridionalismo di maniera, i luoghi comuni.<\/h5>\n<h5>I saggi contenuti in questo breve ma intenso volume provano a ricostruire un discorso interrotto. La sfida \u00e8 ardua. Rimettere in ordine idee ed accadimenti. Anzitutto, restituire contorni omogenei alle tracce disseminate negli ultimi lustri da certi pensatori che hanno guardato a sud in maniera eretica. E poi osservare sotto un\u2019altra luce le lotte sociali, come le giornate di Cosenza nel 2002, la rivolta di Scanzano, i blocchi e gli scontri nelle diverse entit\u00e0 urbane e rurali della Campania trasformata in immondezzaio. Diventano tanti pezzi di un puzzle che pu\u00f2 prendere forma e sostanza solo se l\u2019analisi storica si estende alla media durata. In gioco c\u2019\u00e8 la sopravvivenza di intere popolazioni minacciate dalla devastazione dell\u2019ambiente, accerchiate dalle multinazionali sempre pi\u00f9 presenti nelle regioni del sud Italia, aggredite dalle brame fameliche di un ceto partitico locale che grazie al mito della povert\u00e0 meridionale attira ed accaparra una quantit\u00e0 impressionante di finanziamenti pubblici, svendendo paesaggi e risorse naturali. Sindacati, partiti della sedicente \u201csinistra\u201d e sindaci \u201cilluminati\u201d, pi\u00f9 neoliberisti che mai, continuano a fomentare subordinazione e clientele, predicando uno sviluppo ed un incremento occupazionale che \u2013 per fortuna \u2013 non arriveranno mai. \u00c8 solo cos\u00ec che possono mantenersi a galla: alimentando miraggi e fomentando meccanismi parassitari. Senza la legge 488, i patti territoriali, le agevolazioni agli im-<em>prenditori<\/em>, gli accordi sotto banco con le massonerie, il consenso agli inceneritori ed al traffico di rifiuti, difficilmente in territori come le Calabrie o la Campania si reggerebbe l\u2019attuale sistema di dominio.<\/h5>\n<h5>\u201cVento del meriggio\u201d diviene allora un setaccio per fare pulizia delle scorie mentali che costringono le genti del sud a vivere in un eterno complesso di inferiorit\u00e0. E da questa igiene teorica scaturisce anche la prospettiva di individuare le esperienze di democrazia sostanziale ed autonomia concreta che nelle mobilitazioni sociali si riproducono.<\/h5>\n<h5>\u00c8 scontato: uno dei primi feticci intorno ai quali bisogna fare chiarezza \u00e8 la \u2018ndrangheta. I partiti la strumentalizzano, i mass media la mitizzano, l\u2019antimafia la utilizza per tirare a campare, le borghesie del sud dicono di esserne estranee ma poi si scopre che sono parte integrante delle \u2018ndrine perch\u00e9 incarnano il loro livello pi\u00f9 alto e presentabile. Le mafie si confermano come la giustificazione di un sistema repressivo perpetuo di cui lo Stato e i partiti si servono per assoggettare e violentare i territori adoperando leggi d\u2019emergenza. Chi \u00e8 pi\u00f9 distante dalle simpatie di un giovane cresciuto nei quartieri delle citt\u00e0 meridionali? Il mummificato generale del Ros che effettua i blitz nella Locride, oppure il capo-famiglia di una delle \u2018ndrine che, ammanettato, ruggisce contro le telecamere quando viene strappato dal suo covo, mentre sullo sfondo vecchiette indifferenti lavorano all\u2019uncinetto? E chi \u00e8 pi\u00f9 disumano e meno affascinante? Il boss che vive latitante nei boschi e organizza le faide, oppure il legislatore <em>piemontese<\/em> che in carcere tortura gli esseri umani col 41bis? Sono domande forti. Che il libro pone. I pi\u00f9 critici obietteranno che nella deriva identitaria i rischi sarebbero pesanti. Dietro l\u2019angolo, ad attendere quanti lavorano al recupero delle radici culturali di una terra, c\u2019\u00e8 la palude delle \u201cpatrie locali\u201d, alternativa destroide ad una globalizzazione di per s\u00e9 in crisi.<\/h5>\n<h5>I pragmatici, invece, noteranno che il principale di tutti gli interrogativi rimane quello di sempre: come costruire un immaginario? Si chiederanno, cio\u00e8, se sia possibile che tra i protagonisti delle recenti rivolte meridionali si propaghi la consapevolezza del valore costituente delle lotte. Qual \u00e8 la chiave alchemica per trasfigurare il <em>genius loci<\/em> e infondergli linfa sovversiva? In parole povere: come realizzare a sud pezzi di Altra societ\u00e0?<\/h5>\n<h5>Claudio Dionesalvi<\/h5>\n<h5>CARTA settimanale, n\u00b0 45 dicembre 2008<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vento da mezzogiorno soffia tra le pagine di un interessante libro pubblicato da Derive Approdi. S\u2019intitola, appunto, \u201cVento del Meriggio\u201d. \u00c8 un tentativo di rispondere ad una domanda sempre attuale: il sud \u00e8 ribelle? La risposta \u00e8 gi\u00e0 data. 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