
Due avvocati, un giudice e un costituzionalista, di orientamenti opposti sul referendum giustizia, si confrontano in un pub. Il Pogues, la storica birreria irlandese che a Cosenza è punto di ritrovo per antifascisti e ultrà, ospita un appassionato dibattito nella serata di San Patrizio. Dialogano gli avvocati Lisa Sorrentino e Maurizio Nucci, il magistrato Emilio Sirianni e il professore Ugo Adamo. Tutti e quattro sono di sinistra; i primi due per il sì, gli altri contrari alla riforma voluta dal governo Meloni. “Non è una discussione fredda, tecnica, da addetti ai lavori. È una frattura viva – spiega Lisa Sorrentino, attivista dell’Associazione Yairaiha che lotta per i diritti dei detenuti -. Questa riforma non produrrà automaticamente un pubblico ministero più cattivo o più clemente. Il punto è un altro: per chi nella propria vita si è scontrato con un potere giudiziario percepito come granitico, difficilmente scalfibile, e non solo in casi isolati, questo passaggio appare come un’occasione. Non una soluzione definitiva, ma una crepa possibile. Perché chi ha attraversato davvero quel potere sa che cosa significa trovarsi dentro un meccanismo che, troppe volte, costruisce prima le conclusioni e poi cerca le prove”.
In totale sintonia l’avvocato Maurizio Nucci, da più di tre decenni e in tanti processi difensore dei militanti delle lotte sociali e dei movimenti antagonisti. “La legge di iniziativa popolare proposta dal’Unione nazionale delle camere penali nel 2017 – ricorda Nucci – prevedeva la riforma, in termini similari a questa, compreso lo sdoppiamento del Csm. Quella legge non è stata mai discussa. E potremmo indicare i ministri di sinistra che sono stati al governo in tutti questi anni. Come mai è rimasta ferma in parlamento? Nel 2019, da alcune captazioni tra due magistrati, uno in politica e l’altro membro del CSM, si scopre che 700 magistrati in un arco temporale imponente colloquiavano telefonicamente o mediante chat per autofavorirsi o favorire i colleghi di lista nelle nomine del personale della magistratura fuori ruolo, perché bisognava organizzare gli enti e gli uffici territoriali affinché fossero composti senza alterare gli equilibri voluti dalla politica. Avete sentito il presidente della Repubblica avvertire la popolazione che la magistratura aveva messo in atto un attentato alla costituzione?”
Di parere contrario il presidente della sezione lavoro della Corte d’appello di Catanzaro, Emilio Sirianni. Garantista, assunse coraggiose posizioni sulle violenze di polizia a danno dei manifestanti durante il G8 di Genova e in sostegno a Mimmo Lucano nel processo che lo ha coinvolto. “Le costituzioni sono fatte per durare secoli – ammonisce Sirianni -. Quando hanno messo mano alla nostra, e sono riusciti a modificarla, hanno combinato disastri. Pensiamo solo alla sciagurata riforma del titolo V e all’obbligo di bilancio all’articolo 81: adesso la quadratura dei conti è più importante della tutela dei diritti sociali fondamentali che la costituzione garantirebbe”.
Convinto che se la riforma fosse approvata, potrebbe alterare gli equilibri democratici, è anche Ugo Adamo, docente di Diritto costituzionale dell’università della Calabria, da sempre antifascista schierato e partecipe. “Il riformatore, da una parte, sostiene che i nuovi CSM saranno “liberati” dalle correnti grazie al sorteggio, dall’altra, tuttavia, decide di sottrarre comunque la funzione disciplinare al CSM per attribuirla a un organo giurisdizionale speciale: l’Alta Corte disciplinare. Ma il nuovo organo risulta incostituzionale, in quanto vìola il divieto di istituire giudici speciali (art. 102, co. 2, Cost.), divieto che vincola anche il legislatore di revisione costituzionale.
Anche a voler prescindere da tale profilo, il Governo (il Parlamento non ha toccato palla) ha omesso di adeguare opportunemante l’art. 107, co. 2, che continua a recitare: i magistrati “non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del rispettivo Consiglio superiore della magistratura”. Il riformatore ha avuto attenzione ad aggiungere il solo aggettivo qualificativo “rispettivo”. Ne deriva un assetto normativo sciatto e contraddittorio: l’Alta Corte non potrà né sospendere né rimuovere i magistrati dall’ordine giudiziario, né infliggere la sanzione accessoria del trasferimento di sede o di funzioni. Tali competenze continueranno a spettare ai due CSM, seppur privi ormai della spettanza dei provvedimenti disciplinari. Quindi, e di conseguenza, il nuovo organo potrà adottare soltanto le sanzioni meno gravi, ossia l’ammonimento, la censura e la perdita di anzianità. Eterogenesi dei fini o inadeguatezza?”.
Dal pubblico, rivolgono quesiti tante persone desiderose di chiarimenti su aspetti tecnici. Per il “no” è schierato il supermagistrato antimafia Nicola Gratteri. Dalla parte del “sì” è Domenico Fiordalisi, oggi procuratore della Repubblica di Paola, nel 2002 arrestò i no global del Sud Ribelle. Nella sua carriera è stato prima requirente, poi giudicante in quanto consigliere della Prima sezione penale della Cassazione, infine di nuovo requirente. In Calabria i cicloni sono frequenti.
Claudio Dionesalvi
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