Il presidente Mattarella li ha definiti “soggetti inediti”. Eppure tanto “inediti” non sono. Li chiamano “maranza”. Molti di quelli visti in azione una settimana fa a Milano, però, sono figli e nipoti di nativi italiani, mentre gli altri, originari di latitudini meno vicine, evocano la banlieu francese degli anni novanta del ‘900. E somigliano pure tanto ai figli dei nostri parenti meridionali migrati nelle regioni del nord, che negli anni sessanta contribuirono ad accendere e rinfocolare l’autunno caldo del ’69, occupando fabbriche, scuole e università. Pure loro, all’inizio, capivano poco di politica. Poi studiarono e in gran parte abbracciarono ideali rivoluzionari. In tanti, dopo la strage di Stato del ’69 a piazza Fontana, risposero alla repressione stracciando le carte d’identità ed entrando nella lotta armata. I più giovani, a fine anni settanta, occuparono le curve degli stadi di calcio e divennero ultrà che anche all’epoca difendevano il territorio; mai però lo avrebbero fatto affiancando le forze dell’ordine, loro nemiche elettive.
Trenta anni fa, Valerio Marchi li vide arrivare, viaggiando nella storia. Ci spiegò che dall’inizio dell’età moderna, quindi da più di 500 anni, nelle nostre città i monelli, gli scugnizzi, i putti, i guagliuni, i “demoni popolari” all’improvviso fanno irruzione nei salotti urbani, saccheggiano, portano via beni e merci per loro inaccessibili, distruggono e provocano ondate di “panico morale”. Valerio ricostruì questi eventi e fenomeni in diverse sue pubblicazioni, ma soprattutto in “Teppa” (Castelvecchi, 1998. Dalla copertina è tratta l’immagine in alto). Un libro da leggere! Per quanti non lo conoscessero, Marchi è stato il più autorevole studioso italiano delle sottoculture giovanili, dunque delle insorgenze esistenziali, non aventi direttamente una valenza politica.
Adesso ognuno brandisce i ragazzini terribili o se li tira dalla propria parte. Le destre agitano l’orda teppista per giustificare l’uso dei militari in piazza. Nell’unico Paese al mondo in cui, tra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Penitenziaria e Polizia Locale, sono in servizio addirittura 415 agenti ogni 100mila abitanti, c’è bisogno di un corpo scelto dell’esercito per impedire a due o trecento ragazzini di assaltare le vetrine delle danarose griffe. Chissà perché proprio i paracadutisti della Folgore saranno chiamati a bloccarli! La presenza di quelle divise suggestiona? È più trigger? Nel 2014 lo Stato Maggiore aprì un’indagine interna, perché sui social era apparso un video in cui alcuni parà in divisa, all’esterno della caserma, cantavano un inno fascista.
Anche nella sinistra moderata si preferisce stigmatizzarli, i giovanissimi folk devils, ma per una questione di marketing. Nelle aree antagoniste invece qualcuno li inquadra come il soggetto rivoluzionario nell’era del capitalismo digitale. Vedremo!
Di sicuro, le organizzazioni criminali ringraziano il governo per l’ennesimo “pacchetto sicurezza” che manda in galera i bambini riottosi. In carcere, come tutti sanno, si entra minchioni e si diventa ‘ndranghetisti. Chi lavora con adolescenti in territori controllati dalle mafie sa bene cosa accada a un ragazzino detenuto, dietro le sbarre. I neuroscienziati ci dicono che la corteccia cerebrale serve a regolare la pianificazione delle nostre azioni, gli impulsi, le decisioni, le emozioni. E che negli adolescenti quell’area del cervello è più delicata, sensibile, condizionabile. A chi governa, questo non importa. Per lei, per loro, è tutto più facile. Basta rispondere: “Me ne frego!”
Claudio Dionesalvi






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