Manca solo Hal 9000, il computer narcisista che nel film di Stanley Kubrick, 2001: Odissea nello Spazio, dichiara di essere nato il 12 gennaio 1992 in Illinois. Non sono così sofisticate le macchine esposte in Calabria, nel Museo Interattivo di Archeologia Informatica. Eppure giocano, incantano, suscitano emozioni. Non c’è Hal 9000 che nella realtà non è esistito, perlomeno fino a quando, pochi anni fa, si è inverata un’altra proiezione kubrickiana: l’intelligenza artificiale.
IN COMPENSO A RENDE, cittadina adiacente a Cosenza, è operativo un illustre antenato di Hal, in circuiti integrati e transistor: il vecchio General Electric GE–120, un calcolatore degli anni Sessanta. Nella vecchia sede del Consorzio per l’Università a distanza, si incontrano pure il personal computer Vic20, il Commodore 64 e i videogame della Generazione X. Queste e tante altre macchine, tutte funzionanti, hanno trovato casa nell’ex Cud, uno dei progetti varati e naufragati tra gli anni Ottanta e la fine del Ventesimo secolo.
PRECURSORE delle odierne lauree per corrispondenza, il Cud sfornava dispense universitarie, videocassette e lezioni in Videotel per studenti che frequentavano da remoto. Poi l’edificio dalle geometrie alla Blade Runner è stato parzialmente abbandonato per 25 anni. Da qualche mese l’Università della Calabria ne ha concesso una parte in comodato d’uso all’associazione culturale Verde Binario, che vi ha trasferito il Museo Interattivo di Archeologia Informatica, nato altrove nel 2002.
I suoi esperti lavorano anche in trasferta. Di recente sono stati incaricati di recuperare i dati nei vecchi floppy disk del compianto Piermario Ciani, editore, artista visivo, graphic designer, pietra angolare del Luther Blissett Project. Qualche anno fa hanno collaborato con Nanni Balestrini alla ricostruzione della sua poesia elettronica Tape Mark 1.
IL MIAI di Rende è uno dei pochi musei dove anziani e ragazzini, visitando insieme l’esposizione permanente, sorridono e «si sciàlano», come si dice da queste parti. Il vero prodigio comunque è avvenuto durante i lavori di riqualificazione, effettuati da Verde Binario nei locali dell’ex Cud. In una delle sale, l’associazione ha trovato cataste di vecchi faldoni, pannelli, cartoni ricoperti da polveri decennali. Tra i tanti oggetti interessanti abbandonati, qualcosa ha sussurrato «fermatevi», poco prima che insieme agli altri relitti cartacei finisse nel trituratore.
«Non potevamo credere ai nostri occhi – racconta Emiliano Russo, responsabile scientifico del Miai – da un cumulo di faldoni è affiorata Avvicina – Arte in Calabria dal 1945 a oggi, una ricerca che era coordinata dalla professoressa Simonetta Lux per il Cud. All’epoca l’obiettivo era censire gli artisti viventi nella regione tra il 1945 e il 1990, e realizzare una mostra di arte contemporanea con le loro opere».
A TUTTI GLI ARTISTI fu inviata una scheda conoscitiva e richiesto materiale che arrivò in sede. La mostra però non trovò attuazione perché il Cud, come Hal 9000 nel capolavoro di Kubrick, si spense. Come nave fantasma, l’esposizione delle opere d’arte è riapparsa per tornare in porto a distanza di 35 anni. Dopo aver contattato, uno dopo l’altro, i superstiti di quel censimento, ci ha pensato infatti il Miai ad allestirla e aggiornarla, coinvolgendo i creativi di oggi e affidando l’allestimento all’artista e scenografo Gianluca Salamone.
NATO PER L’ARCHEOLOGIA informatica, il museo è così temporaneamente divenuto collettore d’arte. Per il recupero e la catalogazione dei materiali è stata attivata una sinergia con il Sistema museale dell’Università della Calabria, l’Accademia di Belle arti di Catanzaro, il Centro per l’arte e la tecnologia dei media di Karlsruhe e diverse associazioni del territorio. «Ci affascina l’idea di poter narrare la vita dello stabile che ci ospita, di resuscitare uno spazio portando a compimento un progetto dimenticato, nato per quello stesso luogo», conclude Russo.
«Avvicina-arte – spiega Irene De Franco, presidente dell’associazione – è una mostra che racconta un’epopea stratificata di generazioni coinvolte in vicissitudini molto diverse e distanti nel tempo, ma che trovano un punto di contatto quantistico in un luogo che è rimasto per lungo tempo abbandonato: l’ala Sud dell’edificio ex Cud. La mostra è un’operazione politica, perché recupera collettivamente un archivio dimenticato. È un atto di cura verso una memoria che rischia di perdersi. Restituisce voce a pratiche espressive non contemplate dalla grande narrazione della storia dell’arte. Questo tesoro è rivitalizzato e consegnato al futuro nella sua veste cartacea, all’interno della Biblioteca del Miai e in versione digitale».
«LA MOSTRA riattiva e interroga l’archivio – sottolinea Rossella Ciciarelli, storica dell’arte, che ha collaborato alla realizzazione – lo espande accostando ai materiali originari opere del passato e interventi contemporanei, lo espone su un’ideale linea del tempo, raccontando così quanto accaduto dentro e fuori dalla Calabria nella seconda parte del Novecento. Aprendo alla partecipazione degli artisti del censimento storico, cui è stato chiesto di aggiornare i propri fascicoli, l’operazione trasporta nel presente la ricerca di nuovi artisti. Anche il pubblico è invitato a contribuire, segnalare nomi, colmare vuoti, interrogare assenze. Avvicina-arte diviene quindi laboratorio di memoria condivisa, esercizio di (ri)scrittura di storie dell’arte plurali».
DALLA VISITA emerge subito l’interazione tra immagine e scrittura, sperimentata da diverse realtà in mostra, fra cui il Laboratorio di Poesia e Arti Visive di Cosenza. Antropologia, informatica, letteratura, arte, mitologia e scienze camminano insieme.
Nei luoghi in cui visse il filosofo e docente di fisica Franco Piperno si intravede concreta la possibilità di abbattere le barriere disciplinari, da lui prospettata: «In un mondo non lacerato dalla divisione tra lavoro manuale e intellettuale, non più succube dei saperi disciplinari, la scienza – scrisse Piperno – potrebbe maturare una concezione della natura del tutto diversa, basata su fenomeni differenti nella loro sostanza».
Claudio Dionesalvi

Leave a Reply