Il ghetto dopo la “favela”. Potrebbe essere questo il destino delle 93 famiglie di origini rom, abitanti da 40 anni nella baraccopoli di Scordovillo, a Lamezia Terme. “La Giunta regionale – denuncia Giacomo Marino dell’associazione Un Mondo di Mondi – ha deciso di affrontare il superamento della negazione del diritto alla casa delle famiglie rom con la negazione di questo diritto sotto altra forma. La legge regionale approvata il 7 luglio scorso rende infatti inapplicabile le normativa in vigore dal 1996”, che regola le assegnazioni degli alloggi. “Tutto ciò – ribadisce Fiore Manzo, attivista rom, dell’associazione Lav Romanò – cancella le tutele sociali delle famiglie coinvolte ed innesca inevitabili ed esasperanti conflitti nel tessuto urbano”.
La vicenda di Scordovillo è annosa e tormentata. Nel 2024 il progetto della Regione Calabria per il superamento della baraccopoli, dunque per dare un tetto a queste 440 persone, attuare interventi di inclusione sociale e bonificare la discarica adiacente alla baraccopoli, prevedeva quello che le associazioni a tutela dei Rom definiscono “un ghetto di alloggi di Edilizia residenziale pubblica del costo di 28 milioni di euro”. APS Kinema di Catanzaro, APS Lav Romanò di Cosenza, l’Associazione Terra di Confine di Catanzaro, l’Associazione Un Mondo di Mondi di Reggio Calabria e la Consulta Intercultura di Cosenza denunciarono “il mancato coinvolgimento delle famiglie rom di Scordovillo nelle scelte che le riguardano”, quindi il rischio segregazione.
A fine ottobre 2024 il Comitato Stop Ghetti, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom, con un gruppo di parlamentari europei di cinque gruppi politici, hanno inviato una lettera alla Commissione Europea per denunciare che la Regione Calabria, utilizzando circa 36 milioni di euro di fondi europei, aveva deciso di “realizzare un ghetto di case popolari per superare la baraccopoli di Scordovillo”. La Commissione Europea ha accolto la denuncia e chiesto alla Regione Calabria spiegazioni sull’utilizzo improprio dei fondi europei. L’ente a quel punto ha dovuto modificare il progetto, motivando questa scelta però con una necessità di “azzeramento del consumo di suolo” e non prendendo atto, come più volte ribadito dalle associazioni dei Rom, “che la concentrazione abitativa in un quartiere di tante famiglie a reddito basso e con una storia di emarginazione sociale costituisce un quartiere ghetto”. Il nuovo programma regionale sbandiera un “housing diffuso”, ma di fatto ricolloca le famiglie rom in “ghetti già esistenti nel territorio di Lamezia Terme”.
L’Aterp, nel 2025, ha pubblicato una serie di avvisi pubblici per l’acquisto di alloggi dal mercato privato. Ma l’operazione, secondo le associazioni, “è stata gestita malissimo: i criteri di scelta degli alloggi privilegiavano l’isolamento delle famiglie rom in contrasto con gli obiettivi di inclusione sociale, la ricerca di alloggi fuori dal Comune di Lamezia che comporterebbe il loro sradicamento ed il mancato coinvolgimento delle Agenzie Immobiliari”. Sono arrivate 73 proposte di alloggi, ma 16 sono state subito ritirate, 19 escluse e delle 38 rimanenti, soltanto 13 sono state valutate positivamente per l’acquisto, dunque 80 famiglie restano fuori.
Nel mese di luglio 2026, dopo aver preso atto della situazione, la Regione ha approvato una norma che consente l’assegnazione di alloggi “fuori dalla legge vigente”, nel patrimonio Aterp esistente nei quartieri del degrado. La norma invoca espressamente lo “Stato di eccezione” che com’è noto, da sempre, autorizza le aberrazioni peggiori.
Claudio Dionesalvi
Qui il report integrale redatto
dal COMITATO STOP GHETTI:






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