Alla fine lo tsunami è arrivato pure in Calabria, ma il maremoto è politico. E travolge tutto il centrodestra. Roberto Occhiuto non è più il presidente della Regione. Il giovane alfiere locale di Forza Italia si è dimesso ieri sera, a sorpresa ma nemmeno tanto, con un video postato dai suoi profili social. Carico di rabbia e voglia di riscatto, ha annunciato che per il momento scende dal palco, ma allo stesso tempo si ricandida. E non chiarisce come e sotto quali insegne lo farà.
“Perché quando qualcuno cerca di fare qualcosa di buono in questa regione, tanti altri, che godono per il fallimento della Calabria, vorrebbero fermarlo?”, chiede agguerrito al mondo, guardando fisso l’obiettivo della webcam, il dimissionario governatore di Forza Italia, mentre si lascia scorrere alle spalle immagini di cantieri aperti per evidenziare il lavoro svolto. E attacca duro: “Chi vorrebbe fermare queste opere? Non la magistratura. Sapete con chi ce l’ho? Con questi politici di secondo piano, che non hanno mai realizzato nulla, gli odiatori arrabbiati con la vita, che utilizzano l’inchiesta giudiziaria come una clava per indebolire il presidente della Regione”.
Occhiuto si riferisce all’inchiesta per corruzione in cui è indagato. Pochi giorni fa è stato interrogato per più di quattro ore negli uffici della procura di Catanzaro. E ammette la paralisi della sua giunta: “Nessuno deve dimettersi – prosegue – per un avviso di garanzia, eppure nella mia amministrazione è tutto bloccato. Nessuno si assume la responsabilità di firmare niente. Tutti pensano che questa esperienza finirà come le precedenti”. Tutti i presidenti della regione Calabria, in effetti, negli ultimi due decenni sono stati indagati a vario titolo, accusati di reati diversi. Quasi tutti però poi sono stati assolti all’esito dei rispettivi procedimenti.
Le dimissioni avrebbero dunque una serie di finalità. Anzitutto, un appello a contarsi ed a serrare le file in vista di uno scontro tutto interno al centrodestra, col partito di Giorgia Meloni, che a quanto pare vuole tutto. Sono arcinote le tensioni col Senatore di Fratelli d’Italia Fausto Orsomarso. Inoltre, anche un monito ai versanti catanzarese e reggino di Forza Italia, che temono l’eccessivo accentramento occhiutiano e gli rimproverano un presunto trasferimento di risorse verso la provincia cosentina, base elettorale e terra natia del presidente dimissionario. L’occasione è la discesa in Calabria dei vertici forzisti. Il segretario nazionale del partito e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, insieme al portavoce Raffaele Nevi ed al capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, saranno a Reggio dall’1 al 3 agosto per un evento di chiusura degli stati generali del sud di FI.
È comunque verosimile che pure l’inchiesta giudiziaria abbia pesato sulla scelta dimissionaria. Occhiuto anticiperebbe così possibili sviluppi e forzando i tempi della ricandidatura, preverrebbe il rischio di fare i conti con lo spauracchio della legge Severino.
Infine, con una manovra tanto brusca, provoca sbandamento tra i suoi potenziali concorrenti per la presidenza della Regione. Da più parti, al centro e soprattutto a destra, affiora la fatale attrazione verso il supermagistrato Nicola Gratteri ed il sottosegretario con delega per il Sud, Luigi Sbarra. Entrambi continuano a smentire categoricamente. Però forse il meno convinto delle loro dichiarazioni è proprio Roberto Occhiuto che così interrompe la partita, chiama il cooling break e si prepara a rientrare in campo entro e non oltre il cuore dell’autunno. Stavolta, sgomitando più a destra che a sinistra.
Claudio Dionesalvi

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