Il ministro Valditara in sostanza ha detto che
le “classi pollaio” non sono un problema.
Lo certificherebbero le prove Invalsi.
In effetti – verrebbe da aggiungere – meglio pollai che canili. Per questioni di territorio e scarico delle tensioni, il bullismo canino potrebbe spingere i più grandi, in branco, a sbranare quelli di piccola taglia.
Siamo noi insegnanti disfattisti che non vogliamo essere ottimisti quando facciamo notare che nelle scuole, soprattutto nelle medie – ops, nelle secondarie di primo grado – i ragazzini puoi tenerli impegnati quanto e come vuoi, ma appena lasci che si muovano, provocano disastri.
Maledetti pedagogisti sessantottini odiatori e libertini che seminano sfiducia. Se i mocciosi si scambiano botte e messaggi di odio dai telefonini, basta punirli con un 5 in condotta, la bocciatura e magari un bel po’ di galera… no, scusate, quella solo per i maranza! In ogni caso, meno gli alunni li lasciamo muovere, meglio è, così evitiamo problemi. Perché la scuola deve anzitutto E – DU – CA – RE.
Del resto, i ragazzi oggi sono già predisposti, avendo assimilato alti valori dalla società virtuale e da virtuosissimi genitori spesso cresciuti a pane e striscia la notizia. Oltre alla doverosa e prioritaria tutela dell’incolumità degli alunni e al dovere di educarli – stando sempre attenti a non scadere nel gender e nell’antisemitismo – bisogna raggiungere i sacrosanti “obiettivi specifici di apprendimento”, mediante un’altra attività che nei ritagli di tempo, a scuola, ogni tanto si dovrebbe pure svolgere: insegnare. Ecco perché è necessario provare la leggera ebbrezza di fare lezione in una classe formata da 25 o 30 alunni, invece che da 15; per assistere alla maturazione di giovani vite formatesi nella meravigliosa società in cui stanno crescendo, senza povertà, carceri, dipendenze, guerre, inquinamento, malavita, pandemie e violenza di genere. È un mondo dritto, giusto, reso normale dai politici eroici che lo hanno scoperto “alla rovescia” e grazie a Dio sono accorsi a raddrizzarlo.
Chiederemo alle nostre alunne di fare l’uovo ogni mattina e agli alunni di cantare chicchirichì, al posto della campanella, tra un’ora e l’altra.
E così realizzeremo una scuola più “made in Italy”.
W le prove Invalsi. W le classi pollaio!
Claudio Dionesalvi






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