Prima le mareggiate sulle coste tirreniche, poi il ciclone Harry su quelle joniche. Gennaio lascia Calabria, Sicilia e Sardegna coperte dal fango nei loro più incantevoli paesaggi balneari. Con le strade e ferrovie interrotte, le regioni del sud e le isole sono spolpate da onde oceaniche sui fianchi, mentre all’interno ruspe e scavatori le stanno divorando.
Sulle responsabilità del disastro, ha le idee chiare Mauro Francesco Minervino, antropologo e scrittore calabrese, autore di innumerevoli libri, tra i quali “La Calabria brucia” (Futura Editrice) e “Statale 18” (Fandango), vincitore del premio Umberto Zanotti Bianco (Italia Nostra, 2023) per l’impegno ambientale.
“Gli effetti locali del cambiamento climatico – spiega Minervino – ormai non sono più negabili con la scusa del pregiudizio dogmatico degli ambientalisti. Le dighe di massi scavalcate dalle onde, i binari ferroviari interrotti o scoperti, a pochi passi dalle spiagge erose e rabberciate da gettate di massi, i lungomare costruiti troppo a ridosso della linea di spiaggia, i lidi innalzati su palafitte improvvisate, sbaragliati dall’inclemenza della burrasca, le seconde e terze case abusive, i villaggi turistici costruiti troppo vicini alle onde per mettere subito i piedi nel mare. Ora si piange e si chiede di ripartire dopo i danni del ciclone. Sono scene patetiche di tragedie annunciate, che tornano ogni volta in cronaca dopo che tutto è accaduto, mentre si continua a correre ai ripari senza mai badare alle cause, senza impegnarsi per prevenire davvero”.
Specie al sud, il paesaggio antropizzato, costruito con abusi e disordine colpevoli, non regge più a eventi atmosferici imprevedibili e di scala sempre vasta e dirompente. “Le nostre infrastrutture – prosegue Minervino – sono state “pensate” spesso male e realizzate persino peggio, per un altro clima che è in via di trasformazione con esiti catastrofici per la vita umana. E oggi, specie al Sud, il paesaggio antropizzato, costruito con approssimazione caotica, abusi e disordine colpevoli, non regge più a stravolgimenti climatici e ad eventi atmosferici imprevedibili e di scala sempre vasta e dirompente. L’unico vero aspetto positivo in questo paesaggio finito sott’acqua in Calabria dopo il passaggio del ciclone Harry, è l’assenza (per ora) di vittime: l’allerta prolungato per giorni e notti ha funzionato”. Notevole anche la reazione immediata delle popolazioni che si sono subito attivate per mettere mano ai danni. A Catanzaro Lido, gruppi consistenti di ragazzi, molti dei quali appartenenti agli Ultras della curva Ovest, stanno spalando il fango per liberare le strade.
“Ma non basta – ammonisce lo scrittore – non basta affatto. Siamo bravissimi nell’adoperarci dopo i disastri, a cose fatte, ma pessimi nel prima, nella nostra capacità di prevenirne le cause e per quanto possibile neutralizzarne gli effetti catastrofici. Senza prevenzione, senza adattamento sociale e culturale, senza una buona politica dei territori e della manutenzione di infrastrutture e ambienti naturali, e senza abbandonare le fonti fossili e lo spreco dei suoli e delle acque tombate sotto il cemento armato e gli abusi edilizi, da qui in avanti continueremo solo a contare danni, e anche peggio. E di certo lasceremo a figli e nipoti un mondo persino peggiore di quello che abbiamo messo in piedi in modo scriteriato”.
Evidenti le responsabilità, secondo Minervino: “Per troppo tempo in questa regione anche il consenso politico è stato scambiato con lo scempio impunito di risorse pubbliche, con i permessi edilizi e gli abusi commessi su coste e paesaggi fragili e bellissimi. Al sovraffollamento e alla distruzione delle aree costiere ha corrisposto lo spopolamento e l’abbandono delle aree interne, prive di manutenzione e di opere di contenimento del rischio, con risorse ambientali e culturali secolari e preziosissime annichilite dall’indifferenza, con i boschi che bruciano e finiscono in cenere ad ogni estate. E non può essere considerata risarcimento e risorsa la stagione effimera del turismo dei lidi e dei lungomare affollati, del caos e degli abusi edilizi tollerati, delle seconde e terze case costruite allegramente a pochi metri dalla battigia”. Lo conferma l’ultima relazione Ispra. Dal 2006 al 2020, su 745 chilometri di litorale calabrese, 347 hanno subito modificazioni per effetto dell’erosione costiera. La provincia di Catanzaro è quella più aggredita: il 77% delle coste alterate. Tra Capo Vaticano e Tropea, il Comitato Osservatorio Erosione Costiera lancia l’allarme: potrebbero sparire le spiagge della Costa degli Dei.
Già 20 anni fa, in un documento dal titolo “Opere di ricostruzione e protezione del litorale in erosione”, un gruppo di geologi messinesi spiegava che “l’antropizzazione della pianura alluvionale ha ormai comportato la quasi totale scomparsa dell’apparato dunale retrostante, tipico della costa tirrenica della Calabria”. E il naturale ripascimento delle spiagge non può avvenire, perché i torrenti a secco per la siccità, ma anche tombati dalle costruzioni e spolpati dalle attività estrattive necessarie all’edilizia, non hanno più sabbia da trascinare a valle, dunque non supportano la riformazione dell’originaria linea costiera dopo le mareggiate.
“La natura – insiste Mimervino – è indifferente alle pretese degli uomini, ha le sue misure e le sue dismisure. Non risponde che a se stessa. Specie quando siamo noi a pretendere di condizionarla senza rispettarne le leggi. Il passaggio del ciclone ce lo ha semplicemente ricordato. Serviranno risorse ingenti per ricostruire. La risposta della Regione e dello Stato deve arrivare immediata, non può essere altrimenti. I Comuni, i cittadini, le attività colpite, meritano attenzione; c’è però bisogno non solo di risorse economiche. C’è bisogno di un cambio di mentalità e cultura. C’è bisogno di responsabilità politica e lungimiranza. A noi che siamo abitanti di questi luoghi, la gravità della situazione impone una visione dei problemi nuova e contraria all’andazzo del passato. I danni ambientali a cui mettere riparo siano occasione per ritrovare un senso diverso e una nuova misura del nostro stare al mondo. Che la calamità si trasformi in un’occasione per ridisegnare i rapporti tra noi e il paesaggio, tra noi e le comunità, tra noi e il mare, tra noi e la terra, per ridare in alto e in basso equilibrio e armonia al distorto rapporto che abbiamo instaurato con la natura, riportando ordine e bellezza nel paesaggio che abitiamo e una misura più sostenibile al prelievo delle risorse di cui abbiamo sin qui fin troppo abusato. Ripartire sì, ma che la ricostruzione di infrastrutture e opere necessarie non sia un nuova occasione per speculare e per pompare denaro dentro un sistema malato. Sia invece un’occasione per progettare e ridisegnare la geografia insediativa della regione, tutta sbilanciata sulle coste a danno di paesi e delle aree interne sempre più abbandonate e deprivate. Non possiamo più limitarci ai lamenti e poi ricostruire quel che c’era, com’era e dov’era. Dobbiamo essere in grado di assicurare per parte nostra alle future generazioni che la prossima volta che un evento catastrofico si ripresenterà, i danni a cose e persone non saranno così devastanti, ma minori o tendenti a zero. La natura precede l’uomo e si riprende il suo, quando ne ha la forza e l’occasione, e peggio ancora dopo che ne abbiamo violato e compromesso impunemente gli equilibri”.
In merito alle soluzioni, Mauro Minervino e i comitati ambientalisti calabresi non hanno dubbi: “Consumo di suolo zero. Basta alle costruzioni e al cemento sulle spiagge, basta agli abusi edilizi e agli insediamenti speculativi scriteriati. Occorre spostare e mettere in sicurezza le infrastrutture, spiantare il cemento e ridare spazio alla natura, alle acque libere e all’agricoltura sui litorali con il ripascimento degli arenili e delle aree costiere attraverso interventi di riequilibrio ambientale programmati unitariamente su tutto il territorio regionale. Immaginare e progettare da subito, sin dal breve periodo, la costruzione di un nuovo paesaggio insediativo di fronte al mare, in armonia con le prerogative dell’ambiente mediterraneo, con meno case e più verde, più pubblico e meno privato, maggiori spazi per pedoni e biciclette, più socialità e natura e meno macchine e lungomari, più aree verdi naturali, parchi e giardini pubblici. Se non si farà così, temo che la prossima volta non basteranno gli allarmi e non ci si fermerà alla conta dei danni”.
Lunedì Il Consiglio dei ministri delibererà “la dichiarazione dello stato di emergenza” nelle regioni del sud Italia colpite dall’ondata di maltempo.
Claudio Dionesalvi
https://ilmanifesto.it/calabria-i-danni-del-maltempo-favoriti-dal-consumo-di-suolo


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