Calabria a sovranità limitata. Per il diritto alla salute, bisogna sperare che lo Zio Donald spedisca medici di sua fiducia. Appare improbabile però che arriveranno specialisti dagli Usa al posto dei medici cubani, di cui gli americani provano a imporre il licenziamento in applicazione dell’embargo contro l’isola comunista. «Questa mattina presso gli uffici della Regione Calabria, a Catanzaro, ho incontrato l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, accompagnato da Terrence Flynn, console generale degli Usa a Napoli. Abbiamo avuto un lungo e cordiale colloquio, parlando delle urgenti necessità della sanità calabrese e delle complessità riguardo la missione dei medici cubani», ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.
Mike Hammer è un diplomatico di carriera, e un caterpillar della linea nordamericana di strangolamento di Cuba. Nominato sotto Biden (ma quando i democratici erano già stati sconfitti da Trump alle urne), è celebre per girare L’Avana regalando pentole ai cubani de a pie e promettendo libertà, e in fretta.
Senza medici cubani, chiuderebbero i già pochi e malandati reparti di pronto soccorso e terapia intensiva che in questi ultimi tre anni sono rimasti operativi proprio grazie all’assunzione dei professionisti provenienti dai Caraibi. Furono assuolati per sopperire all’assenza di personale negli ospedali calabresi falcidiati dai tagli imposti dal commissariamento. La prima convenzione stipulata tra Cuba e la Calabria stabiliva che la regione italiana avrebbe pagato alla Comercializadora de servicios medicos – l’ente autorizzato dallo Stato a gestire importazioni ed esportazioni – 3.200 euro al mese per ogni professionista, di cui 1.200 ai medici.
Sebbene Occhiuto abbia costruito la sua ultima campagna elettorale sulla promessa che il governo Meloni gli avrebbe concesso il superamento del regime commissariale, sinora ciò non è avvenuto. I più maliziosi, negli ambienti della sanità calabrese, interpretano le parole di Occhiuto come una piroetta. Nei giorni scorsi, infatti, aveva dichiarato in modo perentorio che i medici cubani non si toccano. Ieri, dopo l’incontro con gli emissari di Trump, ha ammorbidito non poco la posizione iniziale, mantenendo un tono più possibilista: «Ai miei interlocutori – ha dichiarato – ho anche spiegato che avevo in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1000 camici bianchi caraibici».
In sostanza, sono 400 i medici cubani attivi in tutta la regione. Occhiuto assicura di non volerli mandare via, ma invece di assumerne altri, rinuncerà ai 600 mancanti e si dice pronto a reperirli altrove. A patto però che gli Usa lo supportino. «Nelle ultime settimane, però, anche in ragione di una proficua collaborazione instaurata con il Dipartimento di Stato Usa e con il consolato americano – precisa Occhiuto – abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici, e lo abbiamo fatto attraverso la pubblicazione – avvenuta a metà gennaio – di una manifestazione di interesse che si rivolge a tutti i camici bianchi Ue ed extra Ue che vogliano venire a lavorare in Calabria».
Già in passato, simili bandi sono andati deserti. Nessun medico italiano e residente in altri Paesi europei ha aderito, preso atto delle proposte contrattuali sfavorevoli e dell’assenza di condizioni ambientali accettabili. Gli ospedali calabresi sono ridotti a trincee. Solo in pochi sono disposti ad operarvi. Con buona pace degli americani che ieri sono tornati in Calabria. Gli emissari Usa mancavano da 30 anni, quando volevano portare i caccia F16 nell’aeroporto di Crotone. La mobilitazione pacifista e le nuove esigenze strategiche li dissuasero. Dalle antiche ossessioni non sono guariti.
Claudio Dionesalvi






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