Questo blog è il mio blocco di appunti, riversato nel web. Contiene una selezione degli innumerevoli articoli e dei video prodotti dal 1990 in avanti.
Ho potuto realizzarlo solo grazie a un serio infortunio a una spalla, che mi ha tenuto semibloccato per qualche mese. Già in passato m’era capitato altre volte di approfittare dei tempi d’attesa dovuti a circostanze spiacevoli, per studiare, raccogliere le idee, riflettere sul passato e convertire momenti difficili in pause propulsive.
Gli articoli che trovate nel blog sono stati pubblicati, nel corso del tempo, da decine di testate diverse.
Nella scrittura m’interessa riprodurre l’oralità, rappresentare i punti d’incontro tra surreale e reale, soprattutto vivere in prima persona le situazioni narrate.
Sia negli articoli che nei video spesso racconto storie non solo mie, bensì collettive e condivise. Sono orgoglioso di averne fatto parte.
Ulisse
Fu quell’affresco etrusco a richiamare la mia attenzione. Custodito nel museo di Firenze, proveniva dagli scavi di Tarquinia. In esso, mano ignota aveva ritratto, qualche secolo prima di Cristo, una delle più celebri scene dell’Odissea.
Polifemo sembra uscito da un fumetto di Andrea Pazienza. A gambe aperte, spaparanzato, riceve il fendente di Ulisse che si intravede appena, semicancellato dalle intemperie della storia. Rimane ben poco dell’immagine originaria dell’eroe greco. Eppure se ne scorge nitido il gesto plastico di colpire il nemico per vendicare i propri compagni uccisi. Invece Polifemo è raffigurato nell’istante che precede il conficcarsi del lungo e appuntito bastone nell’unico occhione che il gigante possiede. Nonostante l’imminenza del violento colpo che sta per subire, il mostruoso figlio di Nettuno appare imperturbabile. Visto da un’altra angolazione, il bastone sembra quasi un fascio di luce che attraversa l’affresco in diagonale per terminare tra le braccia di Ulisse.
Impossibile non vedere nella posa spocchiosa di Polifemo l’arroganza del neoliberismo e la tracotanza dei farabutti che malgovernano la nostra terra.
Naturale è la simpatia per Ulisse e la sua giusta sete di liberatoria vendetta.
Si può essere corrispondenti dal posto in cui si è nati e si vive, descrivere luoghi, persone e situazioni, ma non avere né sponsor politici né committenti commerciali. È bello scrivere della propria terra come se si provenisse da fuori. È un atto d’amore. Come in ogni rapporto amoroso, a volte si accompagna a una piccola dose di odio. E siccome quando scrivo non prendo ordini da nessuno, mi sento inviato da…
“Il mio nome, Ciclope, vuoi? L’avrai: ma non frodarmi tu del promesso a me dono ospitale. Nessuno è il nome: me la madre e il padre chiaman Nessuno, e tutti gli altri amici”.
(Odissea, libro IX, VV 465-569)

 

La mia sincera e profonda gratitudine  a:
Loredana, mia perpetua fonte di energia vitale e sorgente di ispirazione,
Maya, regalo più bello che l’universo m’abbia donato: “… papà, ancora con ‘sto computer?”,
zia Maria e mamma Irene per aver custodito gran parte dei miei articoli,
mio fratello Franco per avermi guidato con amore, rispetto e discrezione,
papà Mario che m’ha lasciato in eredità il demone retorico,
Gaspare Coscarella, Dino Grazioso e Giuliano Santoro per i preziosi consigli sulla costruzione di questo blog,
Walter Cavalcante per avermi sempre dato tanto affetto… e ospitalità nel suo ufficio in un decisivo e afoso pomeriggio romano,
Maurizio Nucci e Giovanni Cadavero per avermi protetto dagli attacchi della Nuova Inquisizione,
Domenico Bilotti per il sempre fertile confronto,
Silvio Messinetti che negli ultimi anni mi ha dato una potente spinta umana e militante, invogliandomi a scrivere,
i Dottori Biagio Amato, Giovanni De Vico, Fabio Manna, Gianmarco Panucci, Ilaria e Felicetta, tutte le operatrici e gli operatori del MOFI Center per avermi restituito l’uso della spalla,
le mie alunne ed i miei alunni di Lauropoli. Insieme sperimentiamo usi didattici del web 2.0

 

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