Non sparate sul pianista, non picchiate iacchite’

Mia figlia lo chiama “Mangiafuoco”. Ho un amico che si chiama Michele. Una ventina d’anni fa ci rinchiusero insieme, innocenti, in un carcere speciale. Da una cella all’altra lui mi dava consigli per vivere con equilibrio quelle giornate crudeli. Da qualche anno Michele e un altro mio amico, Gabriele, hanno dichiarato guerra ai potenti, alla malapolitica, alla malavita e ai disonesti che si annidano nelle istituzioni della nostra città. Dal garage che ospita la redazione del loro giornale on line, iacchite’, scrivono articoli velenosi contro malandrini e baroni, contro i loro lecchini. Non hanno un editore che li sfrutti, un padroncino che imponga, ispiri o censuri i contenuti dei loro testi. Non fanno i passacarte degli inquirenti. Li finanzia google in proporzione ai click e alle visualizzazioni dei loro articoli. Gabriele e Michele non si limitano a scagliarsi genericamente contro i “poteri forti”, ma fanno nomi e cognomi, gli stessi che quasi nessuno a voce alta in pubblico s’azzarda a nominare. Qualcuno dice che “non hanno nulla da perdere”, ma questa è una gran cavolata. Non ha “qualcosa da perdere” solo chi ha accumulato abbastanza denaro o debiti per frequentare la movida, i club di ricchi cocainomani e i salotti borghesi. Gabriele e Michele hanno degli affetti, dei familiari, la propria vita da adagiare su un letto, al termine di ogni fottuta giornata, come ce l’abbiamo tutti. Chissà che cosa hanno provato la madre e i fratelli di Michele ieri sera, vedendolo tornare a casa con i lividi addosso, dopo essere stato pestato, a pochi metri dalla tastiera su cui lavora, a causa degli articoli che scrive. Li leggo tutti i giorni, come migliaia di altre persone. Mi piace la loro ironia, il coraggio che rasenta l’incoscienza. Gabriele e Michele sono convinti che per provare a ripulire la palude in cui viviamo dai rettili velenosi che la infestano, bisogna mettere a nudo il sottobosco dei loro sguatteri, quelle figurelle di secondo piano, che in una terra di provincia riescono a galleggiare in virtù della propria abilità nel servire i forti servendosi dei più deboli. Poche volte m’irritano i contenuti di iacchite’. Mi capita solo quando nel suo mirino finiscono miei amici. Strano concetto abbiamo dell’amicizia! Lo abbiamo ereditato dai nostri genitori, dai nonni e dagli antenati, che in epoche di sopravvivenza, pur di non soccombere, s’aggrappavano l’un con l’altro in maniera spesso coatta. Eppure, in fondo, se voglio bene a Michele è proprio per questo. Sono sicuro che se fossi io a sbagliare, cioè a tradire i nostri ideali compiendo scelte o azioni indegne, non me lo perdonerebbe. E diverrei anch’io bersaglio dei suoi feroci articoli. Forse alla fine iacchite’ non cambierà niente. Però sapendo che in giro c’è anche un’umanità come quella di Michele e Gabriele, mi sento un po’ meno inquieto quando penso che mia figlia dovrà crescere in questa cloaca di sistema, in questa società dall’elettroencefalogramma piatto, in mezzo a tanti coccodrilli travestiti da brave persone.
Claudio Dionesalvi

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