«Il Ponte sullo Stretto? Meglio la sicurezza antisismica degli edifici»

Carlo Tansi è uno scienziato eretico, un geologo che da anni denuncia la cementificazione degli argini dei corsi d’acqua, la gestione parassitaria del territorio ed i rischi del dissesto idrogeologico. Dall’anno scorso è capo della Protezione civile in Calabria.
Dottor Tansi, cosa sta succedendo nelle profondità della terra dell’Italia centrale?
Tutto l’Appennino è attraversato longitudinalmente da un sistema di faglie che si estendono dalla pianura padana alla Sicilia orientale. Negli ultimi anni, dal 2009, si sono attivate a pezzi queste faglie. Poi c’è stata l’attivazione della faglia di Monte Vettore. Ogni volta che si verifica uno scatto, c’è un terremoto. Il 24 agosto si è mosso il tratto meridionale di questa faglia. Ieri s’è mossa la parte settentrionale.
La scienza sa in che modo si posso muovere queste faglie?
No. È un effetto domino. Neanche gli americani e i giapponesi sanno prevedere questi meccanismi. Sicuramente le faglie in Appennino centrale si stanno muovendo. Mi riferisco per esempio ai terremoti che si stanno verificando intorno a Firenze. L’unica arma che abbiamo è la prevenzione.
Costruire le case con i criteri dovuti e adeguare tutto il fabbricato?
Sì. I terremoti in Friuli e Irpinia hanno modificato la percezione del problema. Prima, negli anni Sessanta, il calcestruzzo era adoperato in modo scriteriato. E poi c’è il problema dell’abusivismo. Solo in Calabria abbiamo 142mila case abusive. Il problema è che anche quei comuni che hanno aggiornato i piani d’emergenza antisismici, non li divulgano. A fine anno noi pubblicheremo un’applicazione che in caso di sisma guida le persone verso le aree d’emergenza.
In Calabria la «grande botta» potrebbe arrivare?
È una possibilità concreta. Il terremoto di Reggio e Messina del 1908 raggiunse magnitudo 7,2. I terremoti del passato in Calabria sono stati molto più catastrofici di quelli delle ultime settimane in centro Italia. Tra un grado e l’altro della scala Richter, l’energia liberata è 32 volte maggiore. E la differenza è di diverse decine di migliaia di morti.
Lei sta minacciando spesso le dimissioni da capo della Protezione civile in Calabria. Perché?
Io ho accettato l’incarico perché è mia intenzione mettere a disposizione della collettività la mia esperienza tecnica per l’elaborazione di un modello efficace di gestione delle emergenze. In una regione come la Calabria può voler dire salvare migliaia di vite umane. La mia azione ha il pieno appoggio del presidente Oliverio che mi ha dato carta bianca. Purtroppo molto spesso alcuni settori insofferenti al cambiamento in atto tentano di intralciare il percorso virtuoso intrapreso. Mi sono visto per questo più volte costretto a chiarire che o si cambia davvero o me ne torno a fare il mio lavoro.
Il premier Matteo Renzi ha riportato in agenda il ponte sullo Stretto. Non crede che piuttosto sarebbe meglio veicolare quelle ingenti risorse a favore di un piano nazionale di salvaguardia idrogeologica?
Non mi piace mettere in relazione ponte sullo Stretto e dissesto idrogeologico. Ma una cosa è certa: un piano organico per la messa in sicurezza del territorio è una priorità assoluta. Il territorio è l’infrastruttura portante e senza la sua messa in sicurezza non ci può essere sviluppo. Quando si immagina come ripartire le risorse per gli investimenti, si dovrebbe innanzitutto partire da questa considerazione. Penso sia molto più importante mettere in sicurezza gli edifici pubblici a rischio sismico, come scuole e ospedali, mentre molti di quelli privati sono da abbattere. C’è bisogno poi del cosiddetto fascicolo del fabbricato, cioè classificare gli edifici in base al rischio sismico. Questo non fa comodo agli imprenditori del mattone. Se noi non mettiamo in sicurezza l’edificato di Reggio e Messina, il ponte – come dice Mario Tozzi – collegherebbe due cimiteri.
Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti

il manifesto, 29 ottobre 2016

 

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