Pasolini? Sempre più attuale

Con il libro “Urlare la libertà” (Pellegrini editore) Angelo Avignone delinea un ritratto dell’artista più scomodo del Novecento italiano
Angelo Avignone ci regala una visione caleidoscopica, dedicata all’estro e alla bellezza del comunicare. Nel libro “Urlare la libertà. Pier Paolo Pasolini (Luigi Pellegrini editore, pp. 152, € 12,99)” il saggista calabrese dischiude la possibilità di rileggere il Novecento e lascia trasparire un’ineluttabile riflessione sulle distopie avveratesi nel presente.
Come un motore di ricerca mosso da organi di senso piuttosto che da algoritmi, lo studioso individua nel cammino di Pasolini l’onnipresente tema della libertà, lo estrapola dai singoli contesti e lo assembla fino a inverare una traccia unitaria. Non è solo un’operazione filologica volta al passato. Nella straordinaria capacità preveggente di Pasolini, che Avignone lascia riaffiorare, vivificandola, ci sono le nuove/vecchie forme di xenofobia, la fuga verso i populismi, il trionfo incontrastato del neoliberismo, ma soprattutto la rarefazione dei legami umani. Estraendo questa sua nuova perla dal cofanetto dei ritratti che da sempre ama comporre, l’autore di “Urlare la libertà” aggiunge un altro tassello ai suoi preziosi scritti su autori della letteratura contemporanea come Corrado Alvaro, Oriana Fallaci, Primo Levi, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Cesare Pavese e Sandro Penna.
Non poteva mancare il più sinceramente comunista e scomodo dei poeti italiani. Ne scaturisce un viaggio attraverso la complessità di una delle voci sensibili del secolo scorso, compiuto con la volontà di renderla fruibile a un pubblico non avvezzo ai linguaggi della critica, senza però commettere l’errore di sminuirne la sostanza semantica, il messaggio politico sovversivo. Avignone si mantiene distante dal vizio tutto novecentesco del dualismo banalizzazione/sacralizzazione. Così la libertà diventa metodo, modalità d’esistenza, strumento di lotta, espressione poetica di grande attualità, soprattutto perché questa continua ricerca di emancipazione può restituire dignità al bisogno di non omologarsi, oggi in apparenza improponibile dinanzi a un capitalismo che mette a profitto le risorse naturali, la vita e persino i sentimenti umani.
Il libro attraversa le innumerevoli dimensioni artistiche vissute da Pasolini. Univoca rimane la traccia: il tema della liberazione da ogni forma di oppressione culturale, religiosa, dogmatica, lessicale. Ripercorrendo con sontuosa semplicità i versi e le soluzioni drammaturgiche pasoliniane, possiamo avvertire l’anelito alla liberazione dai tabù, la volontà di contrapporsi all’alienazione capitalista dei corpi e alla schiavitù del consumismo. Anche la natura omosessuale del poeta è calata in un generale rifiuto dei «preconcetti legati a classificazioni morali rigide e preconfezionate». Il volume si presta alla lettura in ambito scolastico, l’universo da cui Avignone proviene, al quale ha già dedicato manuali per la didattica mediante i linguaggi del cinema e del teatro, oltre che gran parte della sua stessa esistenza.
Esso si rivela dunque d’ausilio non soltanto per quei lettori innamorati di Pasolini, ma pure per i docenti che intendano insegnare ai propri allievi che i poeti sono una faccenda seria, mai seriosa. E che esiste una volontà di gioia in ogni eretico, a patto che l’eresia si mantenga appunto una scelta di libertà e mai si accompagni al disprezzo dell’umano. «Se non si grida “evviva la libertà” con amore, non si grida “evviva la libertà”».
Claudio Dionesalvi
Lucidamente, anno XII, n. 135, marzo 2017

precedenti recensioni dei libri di Avignone:

Il teatro insegnato ai ragazzi

Il cinema per parlare di storia

 

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