Cosenza Vecchia coscienza nuova

Una bellissima anziana signora, dal viso pieno di rughe, coricata sulle spalle di una collinetta deformata dal tempo, dai fiumi e da logori manufatti. Affascinante e dannata, la vecchia Cosenza da decenni rimane sospesa tra contemplazione e solitudine, in bilico sull’abisso di un crollo definitivo. Tra i suoi spasimanti c’è chi ritiene che per viverla sia sufficiente custodirla, musealizzarla. L’amministrazione comunale, invece, negli ultimi anni ha concentrato le proprie scarse energie in un rilancio delle attività commerciali, che si è rivelato tanto improbabile quanto effimero. Negli ultimi quattro decenni tanti suoi figli la hanno mollata. I più ricchi sono andati via in massa. “A trasferirsi da Cosenza e ad abbandonare il centro storico – scrive lo studioso Vincenzo Nicoletta nel Libro Bianco sul centro storico, curato insieme ad Antonella Coco per l’associazione “G. Dossetti” – sono, soprattutto, gli appartenenti al ceto medio impiegatizio, attratti, probabilmente, dall’ordinato sviluppo urbanistico e dalla migliore qualità dei servizi che i comuni confinanti, come Rende e Castrolibero, sono in grado di offrire”. Tra il 1981 e il 1991, nel centro storico, “la percentuale di residenti in condizione professionale che appartengono alla classe media impiegatizia scende dal 27,8 all’11,7%”. In trent’anni, sempre secondo gli autori del Libro Bianco, che hanno elaborato i dati dell’ultimo censimento Istat, il numero dei residenti a Cosenza Vecchia si è ridotto della metà: dai 20286 del 1981 ai 10028 nel 2011.
Il “rinascimento” del quartiere, che sembrava essersi originato negli anni novanta, si è interrotto a partire dal nuovo millennio, lasciando dietro di sé un paesaggio carico di degrado sociale, urbanistico, strutturale. Chiunque oggi vi si inoltri, che si tratti di turisti forestieri o cosentini nostalgici, resta incantato dalla bellezza, ma turbato dallo stato di abbandono, dai muri putrefatti di edifici collassanti e dalle numerosissime saracinesche chiuse su corso Telesio. Rimane ferita soprattutto la sensibilità di chi predilige i siti culturali. Tre biblioteche, cinque musei e quattro teatri appaiono isolati, privi del necessario supporto istituzionale; alcune di queste strutture annaspavano già prima della pandemia.
Da qualche anno, per effetto delle pressioni che comitati locali e associazioni culturali stanno esercitando sulle amministrazioni locali e sui politici di ogni livello e orientamento, il governo centrale ha promesso un intervento da 90 milioni per la messa in sicurezza e il rilancio di alcune funzioni. Intrappolati dai contrapposti interessi di partito e dagli appetiti di famelici progettisti, questi fondi rimangono sospesi in una dimensione virtuale, in attesa che la complessa macchina burocratica li lasci sgocciolare da qualche remoto serbatoio.
Intanto, numerose e vivaci intelligenze continuano a cimentarsi nell’ardua impresa di escogitare modalità e strumenti per favorire  la rinascita di Cosenza Vecchia. Quali sono le priorità? Da dove e da chi può rigenerarsi la virtuosa reazione a catena che crei un “effetto Matera”? Sono queste le domande ricorrenti che operatori sociali e culturali, studiosi e ricercatori pongono a se stessi e al resto della cittadinanza. Le aspettative maggiori sono riposte nei confronti di amministrazioni locali, proprietari degli immobili, ordini professionali e imprenditori. Se dal coinvolgimento delle prime due categorie in effetti non è possibile prescindere, dubbi sorgono nei confronti degli studi professionali e del panorama imprenditoriale che a partire dalla fine degli anni ottanta in città hanno scritto pagine nere in tema di accaparramento predatorio dei fondi pubblici, complicità con le organizzazioni criminali, depauperamento del territorio e malgoverno dei settori produttivi in cui hanno operato. Dinanzi all’impatto devastante che hanno avuto nella gestione di servizi nevralgici come la sanità, i trasporti e la realizzazione di opere pubbliche, perché mai le lobby immobiliari e i padroni delle principali attività commerciali dovrebbero produrre una spinta benefica che restituisca vita a un quartiere popolare?
Mentre dall’alto si attendono soluzioni e risposte che stentano ad arrivare, negli ultimi anni, in modo silenzioso e spesso in totale autonomia, diverse persone e associazioni hanno generato punti di riferimento sociali e culturali, promuovendo iniziative artistiche, erogando servizi, attivando delle funzioni nevralgiche. Nell’assenza totale di un organico intervento istituzionale, queste esperienze stanno tenendo in vita il quartiere. Osservate nell’insieme, prefigurano una forma Altra di abitare i territori urbani, di vivificarli e trarne linfa per vivere meglio il proprio ruolo su questo pianeta. Attraverso le loro voci, quella che segue è una breve rassegna dei volti e dei luoghi che incarnano questa ondata di energia. Non si tratta comunque di un nuovo “rinascimento”. Cosenza Vecchia non è mai morta!
(ciascuna video-intervista dura un minuto)
Come tantissime altre donne, Francesca Caruso ha combattuto con una malattia terribile e ne è uscita vittoriosa. Non si è adagiata sulla guarigione, ma in virtù del suo carattere impetuoso ha deciso che lei quella malattia doveva continuare a combatterla per evitare che possa nuocere anche ad altre donne. Vuole quindi andare a stanarla prima che provochi ancora vittime inconsapevoli. Insieme ad amiche e medici volenterosi e solidali, ha dato vita a Oncomed per condurre questa battaglia dove le persone possiedono scarsi strumenti economici e culturali per difendersi e prevenire questa patologia. I dati statistici confermano che i tumori uccidono maggiormente nel meridione, dove meno è praticato lo screening e inferiore è la casistica nelle diagnosi precoci, ma soprattutto il cancro miete le sue vittime tra le persone meno scolarizzate e in condizioni di indigenza.

Quando si pensa al cristianesimo, ormai è inevitabile rivolgere la propria diffidenza nei confronti dell’apparato di potere della Chiesa cattolica apostolica romana, i privilegi dei suoi prelati, le immense ricchezze che il Vaticano possiede. Esistono però delle comunità di base che operano nelle periferie di tutto il pianeta, condividono la povertà e i drammi sociali degli ultimi, interpretano i messaggi del vangelo in senso solidale, antirazzista, inclusivo, soprattutto denunciano l’arroganza e la corruzione nei poteri costituiti. Una di queste comunità opera a pochi metri dall’argine del fiume Busento. Quelli dell’Associazione San Pancrazio possiedono il dono della gioia di attivarsi nella serietà di un compito difficilissimo. E da tanti anni contribuiscono a rendere meno laceranti le giovani solitudini del centro storico.

Dall’Officina delle Arti si avverte il soffio umido del fiume Crati, nel cuore del rione Spirito Santo, eppure sembra di essere a Parigi. Trascorrere una serata nella luce soffusa dell’Officina consente un salto onirico in atmosfere di altri mondi e tempi remoti, quando il teatro catalizzava spiritualità, incontro, momenti conviviali, critica sociale, letteratura agita. Questo luogo è frutto della volontà del maestro Eduardo Tarsia, che lo ha plasmato nei minimi dettagli, costruendo ogni anno una programmazione indipendente, ricca di eventi che narrano la storia popolare della città e la attualizzano.

Brunella, Stefanuzzu, Marta e John sono gli attivisti del Comitato Piazza Piccola, uno dei più agguerriti comitati sorti a Cosenza e dintorni nel nuovo millennio. Intorno a loro si aggregano uomini e donne che diversamente avrebbero faticato a ritrovarsi. Insieme sfidano l’indifferenza, assediano i politici ogni volta che mettono piede nel quartiere o fingono di occuparsene. In questa sede, Cosenza Vecchia ha riassaporato il gusto di conoscere e studiare se stessa, analizzare le scelte amministrative che la riguardano. Il Comitato ha anche il grande merito di funzionare come raccordo con le altre associazioni che aspirano a intervenire in modo costruttivo a sostegno dell’antica città.

Medico di strada, uno degli ultimi che visita a domicilio i suoi pazienti, comunista libertario, già candidato a Sindaco, Valerio Formisani è una testa dura e un cuore dolcissimo. Si arrabbia molto quando si attribuiscono solo a lui i meriti di aver praticato per primo la medicina di prossimità, l’autonomia dei diritti e dei servizi, l’autogestione dell’ingestibile. Gli abitanti del quartiere, al suo passaggio, lo salutano con grande rispetto. L’Ambulatorio Senza Confini “Adolfo Grandinetti” è una struttura intitolata alla memoria di un’altra figura gigantesca della solidarietà fattiva: il compianto Adolfo Grandinetti.

In trent’anni di presenza nell’etere bruzio, dai microfoni di questa radio sono germogliate molte delle voci e delle penne che hanno fatto la storia del giornalismo cosentino. Il cuore degli ideali municipalisti, che Radio Ciroma ha seminato, risiede proprio nel centro storico dove l’emittente comunitaria nacque, trovando la sua prima sede agli Archi di Ciaccio. Dopo aver accolto e rilanciato per tanto tempo le lotte dei diversi movimenti sociali e antagonisti, degli ultrà e di varie realtà culturali, la radio si appresta adesso a ospitare il dibattito pubblico sul prossimo futuro della città.

In uno degli edifici conquistati dalle lotte sociali dell’ultimo decennio si sono raccolte alcune tra le migliori menti creative dell’area urbana. Gaia di nome e di fatto, propone sperimentazioni artistiche, confluenze tra i linguaggi espressivi classici e l’avanguardia. Le incursioni nella cruda vita quotidiana, negli angoli più remoti del colle Pancrazio, anche mediante performance e passeggiate creative, testimoniano la precipua volontà di mantenere un legame forte col quartiere.

Suor Floriana non ama apparire, rifiuta le videocamere. Non è stato semplice convincerla a raccontare la storia di questo presidio di umanità, sbocciato su iniziativa spontanea di un gruppo di volontari. Oltre a tanti bambini nati a Cosenza Vecchia, qui hanno trovato accoglienza i figli della baraccopoli che alla fine del decennio scorso si formò sul fiume, quando l’ingresso della Romania nell’UE consentì a tante famiglie rom di varcare i confini occidentali. Il villaggio di baracche fu smantellato, metà dei suoi abitanti andò via, ma altrettanti rimasero in città e trovarono riparo nelle case pericolanti di Cosenza Vecchia. Nessuna istituzione si occupò di loro. La difficile compatibilità con gli abitanti cosentini del quartiere è stata raggiunta anche grazie al paziente lavoro svolto dall’Associazione Santa Lucia.

È frequente incrociarlo attorniato da turisti per le strade della città vecchia e lungo il corso principale di Cosenza nuova. Studioso di storia e di miti, narratore appassionato e brillante, col suo Parco Letterario “Tommaso Campanella”, William Gatto mette in pratica una verità fondamentale: soltanto un racconto attivo e una memoria teatralizzata possono rendere vivi i luoghi. Così una passeggiata insieme a lui apre innumerevoli e suggestive finestre sul passato.

Uno dei gruppi storici del tifo organizzato cosentino ha trovato la forza di riqualificare uno spazio e farne la propria sede. Non solo calcio, ma iniziative aggregative con i bambini, murales e tanti piccoli e grandi gesti d’amore nei confronti del territorio di appartenenza. Cosenza Vecchia Ultrà: a sostegno di una fede che va ben al di là del football.

I suoi padri sono alcuni dei cervelli che diedero vita al festival delle Invasioni e alla Casa delle Culture. Il direttore è cresciuto negli spazi autogestiti ed è un fumetto vivente. Da anni la struttura ospita eventi e artisti di livello internazionale, richiamando un nutrito pubblico di appassionati, ma anche tantissime persone che pur non essendo cultrici di quest’arte, proprio grazie alle mostre organizzate nel Museo del Fumetto, vi si sono avvicinate. Geniale l’intuizione di affidare a prestigiosi disegnatori il compito di ritrarre nelle loro tavole la città e i suoi miti.

Tra i giovani che negli ultimi anni si sono rimboccati le maniche per migliorare il quartiere, lui è il più impegnato. È un valido punto di riferimento per tantissime persone che abitano a Cosenza Vecchia. Per qualche predatore di voti e risorse pubbliche, in virtù dei suoi blitz nelle passerelle dei politicanti, Stefanuzzu è diventato un’ossessione.

Claudio Dionesalvi

 

Video integrale (tutte le interviste)
durata 16 minuti:

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