Una coalizione civica «per una Calabria libera e verde»

Le elezioni regionali in Calabria si terranno in una data tra il 23 novembre e il 26 gennaio. Lo impone la legge. Ma il potere di indirle spetta al presidente. Che ancora nicchia. Per Mario Oliverio questa è l’ultima arma. Scaricato dal suo partito (il Pd), sfiduciato, persino, dal gruppo consiliare, il presidente vuole a tutti i costi ricandidarsi, anche da solo. Aspetta il risultato del voto in Umbria e scruta le altrui mosse. Il centrosinistra potrebbe cedere ai 5 stelle e digerire un loro candidato: «il re del tonno» Pippo Callipo o «il superpoliziotto» Antonio Gualtieri, noto per aver catturato Bernardo Provenzano. Non certo due figure dal pedigree progressista. Si aprono, così, praterie a sinistra.
Fallita la suggestione Mimmo Lucano, è Carlo Tansi, scienziato, geologo del Cnr, già capo (defenestrato) della Protezione civile calabrese, ad aver anticipato tutti. Lui è già in campo. Si è candidato a presidente a capo di una coalizione civica di forte impronta ecologista: Tesoro di Calabria. Sta riscuotendo successo in giro per una regione attraversata da grosse piaghe sismiche ed idrogeologiche.
Dottor Tansi, ieri la Calabria ha tremato per una forte scossa di 4.5: è la terza botta in 15 giorni. La politica, tuttavia, si occupa d’altro. Lei da geologo ha sempre reclamato un piano antisismico. Cosa ne pensa?
Come dirigente della Protezione civile ho riorganizzato il sistema di intervento in situazioni di emergenza, ottenendo risultati che sono stati portati ad esempio dalle massime autorità di protezione civile nazionale. La Calabria è attualmente classificata come zona ad altissimo rischio sismico ed idrogeologico. Lo sviluppo delle infrastrutture, in grado di garantire permanenza nei luoghi colpiti, accessibilità e mobilità in condizioni di emergenza, dovrebbe essere il primo punto all’ordine del giorno di un serio programma di governo. Ma il diritto a risiedere nel territorio in condizioni di sicurezza è negato ai calabresi. A tale situazione hanno contribuito certamente interventi antropici di carattere privato, realizzati in dispregio delle norme e consentiti dalla mancanza di controlli efficienti e da una normativa non adeguata che ha finito per avallare gli abusi. Tuttavia non si deve sottovalutare la carenza di interventi di adeguamento funzionale e manutenzione nelle reti infrastrutturali esistenti. Una inefficienza che si è tradotta in conseguenze devastanti, con perdite di vite umane, di importanti risorse produttive e di beni storico-archeologici di primaria importanza, come il parco di Sibari. E che ha finito per penalizzare ogni forma di programmazione, di sviluppo socio-economico acuendo lo spopolamento delle zone interne.
Voglio una Calabria libera, ha scritto in un suo slogan. Può spiegarci meglio?
Va intanto posta una seria alternativa alla possibilità che la Calabria finisca in mano alla destra: la peggior destra di sempre, sovranista, antimeridionalista e razzista. Poi liberare la Calabria significa agire per rovesciare il destino. Bisogna riappropriarci dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione senza i quali una terra non può assicurare un futuro decoroso ai propri figli: i diritti al lavoro, alla salute e all’assistenza sociale, alla salvaguardia del territorio e del mare, alla mobilità, allo studio, all’acqua pubblica, a fare impresa. Negli ultimi anni, politici ed amministratori hanno indicato la causa delle condizioni di degrado della Calabria nella diffusa mancanza di legalità e nella criminalità organizzata. È vero, la criminalità pervade a vari livelli la regione ma è evidente che sia stata molto spesso utilizzata dagli stessi politici come alibi, per giustificare la loro incapacità.
Risorse idriche, mare pulito, riassetto idrogeologico, sistema di depurazione delle acque. Quella che lei immagina è una Calabria verde, in un periodo in cui i verdi conseguono exploit ovunque e in cui, più in generale, la lotta contro il climate change ha un impatto planetario?
È un tema di fondamentale importanza nel pianeta e lo è anche in Calabria. Proprio in Italia manca una grande forza ambientalista e progressista, in grado di incidere fortemente sui processi decisionali. La nostra coalizione civica nasce anche da questa necessità, rimettere al centro dell’agenda politica il tema dell’ambiente in Calabria. Bisogna ragionare su nuovi paradigmi della crescita, convinti che la sostenibilità ambientale e la riconversione ecologica possano diventare motore di sviluppo ed occupazione. Tutti i siti interessati da attività industriali attive nel secolo scorso (18 i siti contaminati in Calabria secondo il rapporto Istisan, ndr) dalla Pertusola di Crotone alla Marlane di Praia fino alla Legnochimica di Rende, dovranno essere oggetto di approfondite indagini con gli attuali mezzi tecnologici a disposizione. Ma siamo consapevoli che in tutto il territorio la malavita organizzata ha inquinato con rifiuti tossici di ogni genere. Saremo in prima linea per individuare i siti da bonificare e per utilizzare al meglio le risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione Europea.
Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti

il manifesto, 27 ottobre 2019

 

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