Via agli air-gun nel Mar Jonio, a caccia di idrocarburi

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Una nave armata di cannoni a breve solcherà le acque del Golfo di Taranto, a sole 13 miglia dalle coste. Con l’ok del Mibact.
Arrivano gli air-gun. «C’è compatibilità ambientale», decreta il governo. Dunque via libera al progetto della Schlumberger Italiana. E, così, una nave armata di cannoni a breve solcherà le acque dello Jonio. A sole 13 miglia dalle coste. Questi cannoni non sparano proiettili ma bolle d’aria. E vanno a caccia di idrocarburi. Il decreto porta le firme del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e di quello dei Beni Culturali, Dario Franceschini. La zona marina è la «F». Le coordinate tracciano una sorta di grosso pesce che si allunga nel Golfo di Taranto, lambendo i litorali di Puglia, Basilicata e Calabria. Per poco non si rientra nel limite delle 12 miglia (reso famoso dal recente referendum sulle trivellazioni). Ma l’area si trova proprio a ridosso. A nord appena 14 miglia da Taranto e Policoro, l’apice a sud ovest dista 13 miglia da Cirò Marina mentre a sud ci sono 17 miglia per raggiungere Santa Maria di Leuca.
I comitati sono in fermento. L’associazione Mediterraneo No Scorie ricorda la presenza «nei fondali dei nostri mari di navi con carichi radioattivi» e promette: «Una denuncia alla Ue affinché venga bandita qualsiasi attività di ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio se prima non si è esclusa con certezza la presenza delle navi dei veleni». E pensare che l’uso degli air gun fino all’anno scorso era considerato reato. Così recitava un disegno di legge del governo, prima che venisse modificato. Il Senato aveva approvato il testo e per «l’illecita ispezione di fondali marini» in violazione dell’art. 452 quaterdecies si rischiavano dai 2 ai 4 anni di reclusione. Ma il ddl tornato alla Camera improvvisamente si è incagliato proprio sulla questione degli air gun. Sono insorte le associazioni dei petrolieri: «Vietare gli air-gun bloccherebbe 17 miliardi di investimenti». Il governo non ci ha pensato un attimo e ha soppresso le norme che vietavano l’uso della tecnica.
Gli attivisti, da parte loro, rimarcano la pericolosità di questa pratica, letale per la fauna ittica. Il governo rassicura ponendo dei paletti alle multinazionali. Schlumberger dovrà attenersi a una serie di precauzioni. Ma per gli ambientalisti è solo una messinscena.
«Purtroppo ce l’aspettavamo – spiega Isabella Violante, portavoce della Rete Autonoma Sibaritide e Pollino per l’Autotutela -. È solo l’ennesima di una serie di concessioni sbloccate alla velocità della luce in tutta Italia.
È un disegno politico che va avanti, nonostante alcune rinunce di poche compagnie petrolifere per ragioni di opportunità». La preoccupazione si fa ancora più forte perché all’attività di indagine e prospezione seguirà, certamente, quella di estrazione. «Ricordo – prosegue Violante – che, per effetto dello “sblocca Italia”, il titolo concessorio è unico, per cui autorizzata la prima, la seconda segue in modo automatico».
Intanto s’inalbera anche il presidente della Puglia, Michele Emiliano: «Ecco cosa succede quando le decisioni si prendono solo a Roma senza poteri delle Regioni: micidiali permessi di ricerca di petrolio/gas con uso dell’air-gun. Meditate prima di votare al referendum». Tacciono invece i presidenti di Calabria e Basilicata, Mario Oliverio e Marcello Pittella. Come da copione.
Claudio Dionesalvi, Silvio Messinetti

il manifesto, 23 ottobre 2016

trivelle

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